Fertirrigazione del pomodoro: tecnica, vantaggi e applicazione

Ottimizzare l’apporto di acqua e nutrienti per migliorare resa e qualità, questa tecnica, unita all’uso di biostimolanti e sostanze antistress, supporta la pianta nelle diverse fasi di crescita e nelle condizioni ambientali più difficili

da Federica Del Vecchio
fertirrigazione del pomodoro

Come già noto, la coltivazione del pomodoro richiede una gestione attenta e precisa delle risorse idriche e nutritive per garantire produzioni elevate e di qualità. La fertirrigazione, una tecnica sempre più diffusa e apprezzata, permette di soddisfare in modo ottimale le esigenze idrico-nutrizionali della pianta, attraverso la dissoluzione di concimi specifici in acqua. Durante l’irrigazione, si crea una soluzione a base di acqua e ioni che, a seconda della fase colturale, fornisce i nutrienti necessari per supportare i processi produttivi della pianta. Per un’applicazione efficace, è fondamentale conoscere le diverse fasi del ciclo colturale, così da determinare quali fertilizzanti utilizzare e in quali quantità. A differenza dei fertilizzanti granulari, che rilasciano elevate quantità di nutrienti in un unico punto superficiale, aumentando il rischio di lisciviazione (fig. 1), la fertirrigazione consente di distribuire i nutrienti in piccole dosi lungo l’intero ciclo colturale. Grazie all’acqua, questi vengono veicolati direttamente nella zona di interesse radicale, migliorandone la disponibilità e il posizionamento nel terreno.

Fertirrigazione: preparazione delle soluzioni fertilizzanti

Il dosaggio delle soluzioni fertilizzanti avviene mediante l’utilizzo di vasche di miscelazione in cui le varie tipologie di concimi possono essere riversate per la preparazione. Si parte da una quantità di fertilizzante nota, che viene disciolta in un volume standard di acqua per creare una soluzione denominata “soluzione madre”, una miscela concentrata che dovrà essere iniettata nell’impianto di irrigazione in quantità prestabilite per ogni metro cubo di acqua. A seconda dei tipi di fertilizzante, si verrà a creare un determinato rapporto degli elementi nutritivi all’interno della soluzione fertilizzante, motivo per il quale i calcoli per la preparazione delle vasche variano a seconda dell’obiettivo perseguito. Nel pomodoro le soluzioni fertilizzanti devono avere in rapporto tra i vari elementi nutritivi le caratteristiche riportate nei tre box

fertirrigazione

Questi rapporti devono ovviamente essere convertiti in quantità e tipo di fertilizzante da utilizzare nei vari periodi dell’anno. Facendo un esempio pratico, se si vuole creare una soluzione fertilizzante da impiegare nelle prime fasi del ciclo (N: 10, P: 1,5, K: 4, Ca: 3, Mg:1 ), utilizzando un foglio di calcolo, per prima cosa si deve procedere al bilanciamento dei rapporti tra gli ioni per creare la soluzione fertilizzante. Come si vede dall’immagine, questa operazione permetterà anche facilmente di capire che tipologia di fertilizzanti utilizzare: se nel calcolo, ad esempio, viene bilanciato NO3– (nitrato) con NH4+ (ammonio), il concime che si dovrà sciogliere nella vasca sarà il nitrato ammonico. (fig. 2) Una volta calcolata la ricetta di soluzione fertilizzante, bisogna convertire il valore di concentrazione degli ioni in grammi per metro cubo di fertilizzante, valutandone così facilmente la quantità necessaria. In questo caso, ogni metro cubo di acqua di irrigazione dovrà contenere disciolti al suo interno i seguenti fertilizzanti: 267 grammi di nitrato di calcio, 408 grammi di nitrato di potassio, 84 grammi di nitrato ammonico, 82 grammi di nitrato di magnesio e 188 ml di acido fosforico. Questa ricetta dovrà essere impiegata ogni qualvolta si ha intenzione di procedere alla fertirrigazione e fino alla fine della fase fenologica, momento in cui si ricalcolerà la soluzione, cambiando i rapporti ionici e quindi la tipologia di concimi.

Biostimolanti e sostanze antistress: supporto vitale alla coltura

Come noto, i biostimolanti sono prodotti differenti dai fertilizzanti, che – se applicati alla coltura – stimolano i processi di accrescimento delle piante e ottimizzano le loro funzioni. Possono essere degli aminoacidi, delle alghe o anche dei microrganismi in grado di rendere disponibili elementi nutritivi nel terreno. Nelle fasi di trapianto del pomodoro, ad esempio, l’utilizzo di biostimolanti radicali a base algale, in associazione con Bacillus amyloliquefaciens, permette di aumentare del 35% il volume della massa radicale e del 30% la concentrazione di fosforo libero e assimilabile nel terreno.
Altri tipi di sostanze biostimolanti sono ad esempio gli acidi umici, e in particolare fulvici, macromolecole complesse derivanti dalla decomposizione organica, che stimolano la pianta direttamente e indirettamente. Queste sostanze agiscono direttamente nella rizogenesi (produzione di nuove radici), che si tradurrà in un maggiore assorbimento di elementi nutritivi (aumento della crescita indiretto). Il loro utilizzo, inoltre, migliora la fertilità del terreno in quanto favorisce la creazione di legami con la componente inerte, dando vita ad aggregati stabili e con maggior macro-porosità del suolo (ossigenazione del terreno).
Come già evidenziato è diventato imprescindibile l’utilizzo di “sostanze anti stress” durante i periodi estivi di caldo estremo che permettono alla pianta di pomodoro di superare le fasi più critiche del suo ciclo. Sappiamo infatti che, in caso di alte temperature, la pianta di pomodoro mette in atto la chiusura stomatica come meccanismo di sopravvivenza. Essa risente della eccessiva disidratazione e smette di traspirare per evitare di perdere ulteriormente acqua. Questo fenomeno, oltre a determinare un blocco totale dell’assorbimento e dei processi biochimici, fa sì che la pianta richiami addirittura acqua dai suoi frutti per evitare la morte. Si capisce che questo meccanismo di resistenza è tutto a discapito della produzione che sarebbe compromessa anche nel caso si fosse proceduto con la fertilizzazione nel miglior modo possibile. La funzione antistress è esplicata da diversi biostimolanti con meccanismi diversi: ad esempio, i prodotti a base di alghe, incrementando il volume radicale, aumentano la disponibilità idrica e la velocità del suo approvvigionamento, rendendo la chiusura stomatica meno frequente. I prodotti a base di glicina betaina svolgono invece una funzione osmoprotettiva, aumentando cioè la ritenzione idrica all’interno delle cellule e riducendo notevolmente la disidratazione. In definitiva, l’applicazione costante di questi prodotti consente alla pianta di non risentire degli effetti abiotici estremi.

 

A cura di: Giovanni Manca – Marketing e Sviluppo CQMassó
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