Concimazione del pomodoro: fisologia e fabbisogno

Arte che combina scienza e pratica agronomica per massimizzare resa e qualità, questa pratica si fonda sulla comprensione delle esigenze nutrizionali della pianta e sulla corretta somministrazione dei nutrienti

da Ilaria De Marinis
concimazione del pomodoro

Nel 2024, la produzione di pomodoro fresco in Italia si è attestata intorno ai 5,3 milioni di tonnellate, registrando un calo del 2,5% rispetto alla campagna 2023. Questo dato contrasta nettamente con le previsioni iniziali, che indicavano un aumento della produzione a seguito dell’incremento delle superfici coltivate (+11%). Questi dati, fortemente legati alle abbondanti piogge riscontrate al Nord e alla perdurante siccità registrata al Sud della Penisola, certificano sempre di più che la gestione idrica è oggi il fattore limitante più importante per questa coltura. Se a questa problematica aggiungiamo l’incidenza delle elevate ed estreme temperature estive registrate lo scorso anno da giugno in poi, possiamo affermare che è oltremodo necessaria una attenta riflessione e un netto cambio di gestione nutrizionale e biostimolante in campo.  Sulla base di questa premessa, la concimazione del pomodoro si fonda sulla comprensione delle esigenze nutrizionali della pianta e sulla corretta somministrazione dei nutrienti, attraverso l’apporto di concimi organici o minerali.

Il pomodoro da industria è una coltura particolarmente esigente dal punto di vista nutrizionale: per una produzione media di 100 tonnellate per ettaro sono necessari macroelementi corrispondenti a 220 unità fertilizzanti (UF) di azoto, 70 UF di fosforo e 270 UF di potassio, di cui il frutto è il maggior beneficiario; mentre per quanto riguarda i mesoelementi il pomodoro risulta una delle colture più esigente in calcio con un’asportazione media di 300 UF/ha. La composizione media del frutto, infatti, vede in percentuale una concentrazione di questo elemento sul peso secco intorno al 6%, un valore estremamente elevato per un elemento non primario.

Concimazione del pomodoro: fasi fisiologiche e fabbisogni nutrizionali

Dal punto di vista fisiologico, nel periodo successivo al trapianto, la pianta del pomodoro attraversa una prima fase di attecchimento, durante la quale le radici primarie esplorano il suolo. Questo processo è favorito se sono assicurate una buona quantità di composti umici e fosforo prontamente disponibile (il fosforo come sappiamo non aumenta il numero di radici, ma ne permette l’allungamento degli apici con conseguente maggior esplorazione del suolo).
A partire dalla settimana numero 8, si registra il maggior assorbimento di azoto e potassio, quando – in prossimità della fioritura – la pianta ne massimizza l’assimilazione che poi prosegue costantemente durante la crescita dei frutti. L’approvvigionamento di calcio deve essere garantito durante tutte le tappe del ciclo, con maggiore attenzione durante le fasi di allegagione e accrescimento frutto. Questo elemento, essendo un componente essenziale delle pareti cellulari, viene assimilato soprattutto durante le fasi di citochinesi, ovvero di formazione delle cellule che compongono il frutto. La sua applicazione abbondante in fertirrigazione ne garantisce quindi la sua traslocazione xilematica dalle radici direttamente verso i frutti.
Prima di valutare qualsiasi tipo di programma di concimazione e/o fertirrigazione, è però fondamentale effettuare un’analisi chimico-fisica del terreno. Questa analisi fornisce informazioni preziose sulla granulometria del terreno, sulla sua reazione (pH) e sulla presenza e disponibilità di elementi nutritivi. Ogni terreno ha caratteristiche proprie e una specifica dotazione in sostanza organica che permetterà l’espressione della massima produttività possibile della coltura. Sulla base dei risultati dell’analisi, sarà possibile determinare quali nutrienti sono carenti e quali concimi utilizzare. A un’analisi del terreno sarebbe opportuno far seguire un’analisi chimico-fisica dell’acqua di irrigazione così da disporre di un quadro completo sulla qualità delle risorse disponibili per una crescita più efficiente della coltura. Il suolo e l’acqua, infatti, interagiscono fisicamente e chimicamente veicolando la concentrazione degli elementi nutritivi disponibili per le piante, rendendo la fertilizzazione il metodo più efficace per controllare la quantità di elementi nutritivi che possono essere assorbiti da parte della coltura.
A questo punto è importante conoscere la valenza fisiologica e biochimica di ogni singolo elemento nutritivo.

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Concimazione del pomodoro: il ruolo degli elementi nutritivi

Secondo la legge di Liebig, detta anche legge del minimo, l’obiettivo produttivo finale dipende dall’elemento presente in minore concentrazione, sia esso un macro o un microelemento. Difatti, se carente, anche il più piccolo dei microelementi non permette di avere la massima efficienza del ciclo biochimico in cui è coinvolto e quindi impedisce il funzionamento ottimale di tutti i processi fisiologici e produttivi della pianta.

Vediamo quali sono le funzioni principali dei più importanti elementi nutritivi.

  • Azoto (N) – questo elemento è essenziale per la crescita vegetativa: favorisce lo sviluppo di foglie e fusti. È l’elemento nutritivo da trattare con maggiore attenzione perché un suo eccesso può favorire l’eccessiva vigoria da parte della pianta di pomodoro con conseguente ritardo della maturazione del frutto e maggior suscettibilità agli attacchi fungini. Una sua alta concentrazione nei tessuti può inoltre favorire la produzione di frutti cavi al loro interno. Sono consigliati apporti di concimi minerali in fertirrigazione e in forma prontamente disponibile (almeno 50% di nitrati) così da poter supportare le veloci fasi di accrescimento della pianta. Va favorito in concimazione dosando gli apporti organici in equilibrio con gli apporti minerali senza dimenticare un corretto bilancio nei confronti del fosforo e del potassio che possono mitigare gli eventuali effetti degli eccessi di azoto. Come anticipato, questo elemento vede la sua massima efficienza di assorbimento dall’ottava settimana dal trapianto e in seguito allo stacco del primo palco di frutti.
  • Fosforo (P) – risulta fondamentale per la fioritura, la fruttificazione e lo sviluppo delle radici perché interviene nei processi biochimici di divisione cellulare. Migliora l’accrescimento apicale delle radici (amplia il volume di terreno esplorato) nonchè la crescita e la maturazione dei frutti. È la vera e propria molecola energetica a disposizione delle piante perché coinvolto primariamente nella formazione di ATP (adenosina trifosfato – molecola che immagazzina e trasporta energia all’interno delle cellule): la sua applicazione costante determina una precocità di maturazione. L’assimilazione di questo elemento da parte della pianta è la più difficoltosa nei terreni a pH alcalino, in quanto tende a precipitare formando fosfato mono, bi e tri-calcico, rendendosi quindi indisponibile all’approvvigionamento da parte della pianta. Si calcola che l’efficienza percentuale dei concimi fosforici semplici oggi in commercio si attesta intorno al solo 25% (il 75% viene immobilizzato nel terreno). D’altra parte, esistono concimi trattati con tecnologie in grado di rendere maggiormente disponibile questo elemento nella rizosfera, creando intorno ad esso un involucro che lo protegge chimicamente dalla reazione con il calcio. Il funzionamento di questi concimi garantisce una disponibilità maggiore del 70% di fosforo in concentrazione.
  • Potassio (K) – elemento di primaria importanza, aiuta la pianta a generare resistenza nei confronti delle malattie, migliora la qualità dei frutti e la regolazione dell’acqua all’interno della pianta. Nel pomodoro è un elemento richiesto in misura maggiore anche dell’azoto e il suo massimo assorbimento è registrato nelle fasi di ingrossamento della bacca. Interviene nei processi di colorazione e ingrossamento, va apportato per un terzo in pre-trapianto e per la restante dose in fertirrigazione, considerando l’antagonismo in assorbimento nei confronti di calcio e magnesio. Molto importante è la sua funzione di regolatore dell’apertura stomatica che gli permette di essere un fattore anti stress idrico per la pianta. A tal proposito, esistono oggi biostimolanti come la glicina betaina che, in unione con il potassio, aiutano a ottimizzare il bilancio idrico della pianta e le permettono di superare tranquillamente le fasi di maggiore stress da alte temperature.
  • Calcio (Ca) – come già sottolineato, il pomodoro richiede molto questo elemento soprattutto nelle fasi di accrescimento del frutto. Il suo assorbimento è strettamente correlato al flusso dell’acqua che è a carico di radici giovani non suberizzate. Viene portato agli apici della pianta attraverso il flusso xilematico, ma a causa della sua scarsa mobilità non viene ridistribuito attraverso il flusso floematico, motivo per il quale bisogna facilitare la sua traslocazione verso il frutto attraverso apporti costanti in fertirrigazione. Considerando che il solo 6% del calcio applicato viene immagazzinato nel frutto, un apparato radicale ben sviluppato è lo strumento migliore per efficientare la nutrizione calcica. Nelle cellule, questo elemento svolge funzione cementante nei confronti delle pareti cellulari, funzione strutturale direttamente correlata alla stabilità dei tessuti e al comportamento del frutto nel post-raccolta (riducendo fenomeni di imbrunimento, perdita di consistenza, ecc.). In piante molto vigorose (eccessi di azoto) può verificarsi una carenza occulta di calcio, anche se apportato in maniera adeguata. L’eccesso di evapotraspirazione causato dalla troppa vegetazione spinge il flusso del calcio verso le foglie a discapito dei frutti che manifestano i sintomi del marciume apicale, una fisiopatia a cui il pomodoro è particolarmente suscettibile. L’apporto di calcio in fertirrigazione deve tener conto che il rapporto con i suoi antagonisti magnesio e potassio deve essere molto alto, nell’ordine di 4:1.
  • Magnesio (Mg) – elemento fondamentale per la funzionalità della clorofilla, è necessario in misura molto minore rispetto al calcio. Il suo massimo assorbimento si verifica nelle fasi di pre-fioritura e fioritura.

Concimazione di fondo del pomodoro

La concimazione organica del pomodoro è sicuramente una pratica vantaggiosa, soprattutto qualora si disponga di letame o concimi organici di buona qualità. Tuttavia, è fondamentale evitare eccessi che potrebbero rilasciare un’eccessiva quantità di azoto, specialmente durante la maturazione dei frutti, compromettendo la qualità del prodotto. Questi concimi, oltre a fornire nutrienti, migliorano la struttura del terreno, favorendo lo sviluppo dell’apparato radicale e promuovendo una maggiore biodiversità del suolo. Al contrario, l’apporto di elevate quantità di concimi minerali in pre-trapianto è sconsigliato, poiché può determinare un rilascio incontrollato di fertilizzanti, non garantendone la disponibilità nei momenti in cui la coltura ne ha realmente bisogno e distribuendoli in modo disomogeneo. Inoltre, un utilizzo eccessivo di concimi minerali, in particolare quelli contenenti ioni monovalenti come magnesio e potassio, può impoverire la biodiversità del terreno e favorirne la compattazione, compromettendo la sua struttura e fertilità nel lungo termine.

A cura di: Giovanni Manca – Marketing e Sviluppo CQMassó
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