Viticoltura: i tesori della Campania

Dalle colline dell’Irpinia alle coste del Cilento, la Campania custodisce un patrimonio vitivinicolo straordinario, espressione di territori unici e vitigni autoctoni

da Ilaria De Marinis
viticoltura

In Campania, l’agricoltura rappresenta da sempre una colonna portante dell’economia e dell’identità territoriale. Tra coltivazioni di pregio, antiche tradizioni contadine e paesaggi modellati dal lavoro dell’uomo, spicca la viticoltura, autentico fiore all’occhiello del comparto agricolo regionale. Diffusa in tutti i sistemi rurali, soprattutto in quelli collinari e vulcanici, la viticoltura campana ha saputo valorizzare le peculiarità pedoclimatiche del territorio, contribuendo in modo significativo alla ricchezza enologica dell’Italia meridionale. Questo comparto produttivo occupa una porzione rilevante della SAU campana, con una superficie destinata alla coltivazione della vite di 25.601 ettari, di cui solo 62 ettari riservati alla produzione di uva da tavola. Con l’8% della superficie vitata del Sud e il 4% di quella nazionale, la Campania contribuisce al 7% della produzione di vino meridionale e al 3% di quella italiana. Tra le province, Benevento domina con 10.550 ettari vitati e una produzione di 804mila ettolitri di vino, pari al 54% della produzione regionale. Segue a profonda distanza Salerno, con 4.290 ettari e una produzione di 229.700 ettolitri (16% della produzione regionale). La provincia di Avellino produce 193.720 ettolitri di vino (13% del totale regionale), mentre quella di Napoli l’11%. Chiude l’elenco Caserta, con 2.548 ettari vitati e 82.898 ettolitri prodotti (6% del totale regionale). 

Viticoltura campana: un patrimonio di eccellenze tra DOC e DOCG

Il patrimonio vitivinicolo della Regione è molto ricco. Con 15 DOC, 4 DOCG e 10 IGP, la Campania si distingue per un mosaico di denominazioni che riflettono la straordinaria varietà dei suoi territori e un’antica tradizione vinicola tramandata nei secoli.

Tra le DOCG, spiccano i grandi classici dell’enologia campana. Nel cuore dell’Irpinia, nei comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci e altri piccoli gioielli della provincia di Avellino, nascono il Taurasi  e il Greco di Tufo. Il primo esprime il carattere deciso dell’Aglianico, vitigno principe di queste terre, mentre il secondo riflette l’anima delle colline tufacee da cui prende il nome. Proseguendo, nella provincia di Avellino si incontra il Fiano di Avellino, un bianco che incarna espressioni di un terroir capace di regalare vini di straordinaria complessità e longevità. Spostandosi verso la provincia di Benevento, spicca il Taburno, rosso intenso e vigoroso, nato dalle vigne che si arrampicano sulle pendici del Monte Taburno.
Anche l’area vesuviana e napoletana, con i suoi terreni vulcanici, offre un terroir ideale per vitigni come il Piedirosso, la Falanghina, la Biancolella, lo Sciascinoso e la Forastera, da cui nascono vini come il Vesuvio DOC (con la celebre menzione Lacryma Christi), la Falanghina dei Campi Flegrei DOC, l’Ischia DOC e il Capri DOC.
Spostandosi verso la provincia di Caserta, la terra si fa poesia con il leggendario Falerno del Massico DOC. Le uve crescono nei comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola, dove il suolo vulcanico dona al vino un carattere inconfondibile. Accanto al Falerno, l’Aversa Asprinio DOC si distingue per la sua freschezza e la sua particolarità. Coltivato su pergolati altissimi è un tributo all’antica forma di allevamento ad “alberata aversana” che ancora oggi resiste. E poi c’è il Galluccio DOC, declinato in bianco, rosso e rosato: i suoi grappoli, raccolti nei comuni di Conca della Campania, Galluccio, Mignano Monte Lungo, Rocca d’Evandro,Tora e Piccilli, raccontano una terra ricca di sfumature, dove la tradizione si sposa con l’innovazione. Dai bianchi freschi e floreali ai rossi intensi e profondi, la provincia di Benevento è una culla di ricchezza vitivinicola. Qui troviamo il Sannio DOC che si estende su tutto il territorio provinciale, offrendo vini che riflettono la diversità e la fertilità di questa terra. La regina indiscussa è però la Falanghina del Sannio DOC, che con la sua mineralità e i suoi profumi eleganti ha conquistato i palati di tutto il mondo. Con clima fresco e suolo ricco, anche in provincia di Avellino, il vino è un’arte che raggiunge le vette dell’eccellenza. Qui, la DOC Irpinia abbraccia una straordinaria varietà di tipologie: bianco, rosso, rosato, passito, spumante e novello. Dai vitigni autoctoni nascono tesori come l’Aglianico, la Coda di Volpe, la Falanghina, il Fiano e il Greco.
Scorrendo verso sud, il paesaggio cambia, regalando l’incontro tra mare e colline, racchiuso nella Penisola Sorrentina DOC, con le sottozone Lettere, Gragnano e Sorrento, e nella Costa d’Amalfi DOC che, con le sue sottozone Furore, Ravello e Tramonti, che si distingue per la complessità aromatica dei vini derivanti da vitigni autoctoni rari come Fenile, Ginestra, Ripolo, Pepella e Tintore. In Cilento, patria dell’omonimo parco nazionale riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, si producono le DOC Cilento e Castel San Lorenzo.

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Le IGP campane e la riscoperta dei vitigni autoctoni

Accanto alle DOC e DOCG, le IGP arricchiscono il panorama vinicolo con denominazioni che valorizzano territori e microclimi unici: le colline di Salerno regalano vini come Colli di Salerno e Paestum, mentre Benevento – cuore pulsante della viticoltura campana – si distingue per il Dugenta e l’omonimo Benevento.
La provincia di Caserta propone altresì l’IGP Roccamonfina e l’IGP Terre del Volturno, connubio della ricchezza del terreno vulcanico e delle brezze che salgono dal Volturno. Andando verso Napoli, i nomi di punta diventano Epomeo e Pompeiano, ma è tra le pendici del Monte Somma, in comuni come Somma Vesuviana e Ottaviano, che nasce la Catalanesca del Monte Somma, un vino che racchiude il mistero e la poesia di una terra forgiata dal fuoco e addolcita dal tempo.
Infine, la Campania tutta si stringe in un abbraccio corale con l’IGP Campania. Qui i vitigni più nobili – Aglianico, Falanghina, Greco, Fiano e altri – trovano la loro espressione più alta. Ogni vino porta con sé il respiro di un’intera Regione, la varietà di paesaggi, culture e tradizioni che si incontrano e si fondono in un’armonia unica.
A conferma, il lavoro congiunto di ricerca e valorizzazione condotto dagli enti regionali e dagli stessi produttori che negli ultimi anni ha riportato alla ribalta numerosi vitigni autoctoni dimenticati. Tra questi, il Greco Muscio in Irpinia, il Moscato di Baselice nel beneventano, il Pallagrello bianco e nero e il Casavecchia nel casertano, il Caprettone e la Catalanesca nel napoletano, e i Fenile, Ginestra, Ripolo, Pepella, Tintore e Aglianicone nel salernitano.

 

A cura di: Federica Del Vecchio
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