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Non ha nulla di poetico, nonostante il nome che potrebbe evocare candide fioriture e paesaggi da cartolina. Il “mal bianco” dell’albicocco è infatti una malattia fungina piuttosto insidiosa, capace di compromettere seriamente non solo l’aspetto, ma soprattutto la produttività della pianta. L’agente causale è Podosphaera tridactyla, fungo che gli agricoltori conoscono bene: si tratta, infatti, del classico oidio, che in breve può causare parecchi danni alle colture.
Mal bianco dell’albicocco: da chi è causato
P. tridactyla è un fungo ascomicete appartenente alla famiglia delle Erysiphaceae. Sverna prevalentemente come micelio all’interno delle gemme dell’albicocco, da cui inizia l’infezione primaria con l’emissione dei germogli infetti in primavera. Le infezioni secondarie si verificano quando i conidi prodotti dalle infezioni primarie vengono dispersi dal vento o dalla pioggia sui tessuti sensibili, come le foglie giovani e i frutti in accrescimento. A favorire lo sviluppo del mal bianco sono condizioni ambientali specifiche. Temperature comprese tra 20 °C e 27 °C, un’elevata umidità relativa (50 – 90%) e una scarsa illuminazione rappresentato infatti fattori che contribuiscono alla proliferazione del fungo. Inoltre, una crescita vegetativa vigorosa, spesso indotta da eccessive concimazioni azotate, può aumentare la suscettibilità delle piante all’infezione. È importante notare che, sebbene l’umidità relativa elevata favorisca lo sviluppo del mal bianco, la presenza di acqua libera sulla superficie delle piante non è necessaria per l’infezione.
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Sintomi del mal bianco dell’albicocco
I sintomi del mal bianco si manifestano inizialmente con la comparsa di una patina biancastra e polverulenta sulla superficie delle foglie più giovani. Ma non finisce lì. Le foglie colpite si deformano, ingialliscono, a volte si seccano, mentre i germogli rallentano la crescita e non riescono a lignificare bene. La situazione si complica sui frutti, dove compaiono macchie, deformazioni e talvolta spaccature che minano la commerciabilità del prodotto.
Non è dunque solo un problema estetico. La presenza di cleistoteci – strutture nere e dure del fungo – è infatti segno che l’infezione è già avanti, e che la pianta farà fatica a riprendersi senza un intervento serio.

Strategie di controllo
Gestire il mal bianco in modo efficace non significa solo intervenire quando il problema è già evidente, ma soprattutto prevenirlo con una strategia integrata che combina buone pratiche agronomiche e, quando necessario, trattamenti mirati. Una prima misura consiste nella scelta varietale: esistono cultivar di albicocco con una suscettibilità ridotta all’oidio, e adottarle può rappresentare un importante strumento di difesa. A ciò si affianca una corretta gestione della fertilizzazione, in particolare dell’azoto. Dosi eccessive di azoto, infatti, stimolano una crescita vegetativa abbondante ma più sensibile all’infezione, per via della maggiore presenza di tessuti giovani e teneri, che costituiscono il principale bersaglio del fungo. Fondamentale è anche l’irrigazione per cui è consigliabile adottare sistemi che evitino l’eccesso di umidità ambientale, come l’irrigazione a goccia o la subirrigazione, per limitare i microclimi favorevoli allo sviluppo del patogeno.
Infine, sono fondamentali le pratiche di profilassi agronomica, come l’asportazione tempestiva dei tessuti infetti e la potatura mirata per garantire un’adeguata aerazione della chioma. Questi interventi contribuiscono a ridurre l’umidità relativa tra le foglie e a interrompere il ciclo infettivo del fungo, rendendo l’ambiente meno favorevole alla sua proliferazione.
In ultimo, per quanto riguarda i trattamenti fitosanitari, l’impiego di fungicidi specifici può essere necessario, soprattutto in condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo del fungo. Tra i principi attivi utilizzati vi sono lo zolfo, il polisolfuro di calcio, l’idrogeno carbonato di potassio e i composti rameici. È fondamentale rispettare le dosi e i tempi di applicazione indicati per ciascun prodotto, nonché alternare le sostanze attive per prevenire lo sviluppo di resistenze.
Da non sottovalutare
Capace di compromettere resa, qualità del frutto e longevità della pianta, il mal bianco è una delle avversità fungine più insidiose per l’albicocco. In compenso, può essere gestito in modo efficace, a condizione che si adotti un approccio integrato che combini tecniche agronomiche preventive, monitoraggio costante e trattamenti fitosanitari ben calibrati. Per farlo, è fondamentale conoscere a fondo il ciclo biologico del patogeno, i meccanismi di diffusione e le condizioni ambientali che ne favoriscono lo sviluppo. Solo con queste informazioni è infatti possibile intervenire con tempismo e precisione, riducendo al minimo l’impatto sulla coltura e limitando l’impiego di prodotti chimici, tutelando la produzione e garantendo un approccio sostenibile.
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Ilaria De Marinis
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