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Conosciuti anche come pidocchi neri, i tripidi dell’olivo (Liothrips oleae) sono fitofagi secondari presenti nelle aree olivicole del Mediterraneo. Tradizionalmente, la loro presenza non ha mai raggiunto livelli di infestazione tali da richiedere interventi diretti di difesa. Negli ultimi anni, tuttavia, in particolari condizioni ambientali favorite anche dai cambiamenti climatici, si sono registrati aumenti localizzati delle popolazioni, che in alcuni casi hanno comportato danni più evidenti alla produzione.
Il tripide infatti attacca germogli, foglie e frutti, nutrendosi attraverso punture trofiche sia nella fase adulta che in quella giovanile, compromettendo così la crescita e la resa degli oliveti. Risulta fondamentale quindi non farsi trovare impreparati e conoscere i tripidi dell’olivo in modo da poter adottare le giuste strategie di difesa per garantire la salute degli uliveti e preservare la qualità della produzione olearia.
È proprio con l’arrivo della primavera, infatti, che il ciclo biologico di L. oleae ha inizio.
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Liothrips oleae: caratteristiche biologiche e ciclo vitale
Appartenente all’ordine dei Tisanotteri, Liothrips oleae si distingue per il suo apparato boccale pungente-succhiante asimmetrico, che gli consente di nutrirsi della linfa della pianta. Gli adulti, lunghi tra 2,5 e 3 mm, presentano un corpo nero brillante e ali frangiate, caratteristiche che ne favoriscono la dispersione.
In particolare nel mese di aprile, dopo l’accoppiamento, si assiste a un incremento della presenza di maschi, mentre le femmine tendono a diventare predominanti nel periodo di ovideposizione, in maggio. Prive di ovopositore, le femmine depongono le uova lungo la nervatura centrale della pagina inferiore delle foglie, arrivando a depositarne anche 200. Dopo circa 15 giorni, le uova schiudono e danno origine alle giovani ninfe, che vivono in gruppi su germogli e foglie tenere. Il loro sviluppo si completa nell’arco di 18-20 giorni, culminando nella comparsa degli adulti.
La specie compie solitamente tre generazioni all’anno. La prima generazione adulta emerge all’inizio di luglio, seguita da una seconda ondata di neanidi verso metà mese. Tra agosto e settembre, il numero di individui giovanili diminuisce progressivamente, segnando una fase di transizione.
Durante la stagione autunnale, le femmine adulte depongono nuovamente le uova, questa volta sulla corteccia degli alberi o sulla parte inferiore delle foglie, in prossimità della nervatura centrale. Con l’arrivo dell’inverno, gli adulti trovano rifugio nei ripari naturali della pianta, come le gallerie scavate dai Coleotteri Scolitidi, o in altri anfratti protetti, dove trascorrono i mesi più freddi fino alla successiva primavera.
Tripidi dell’olivo: i danni agli oliveti e le conseguenze sulla produzione
Il Liothrips oleae attacca tutti gli organi verdi dell’olivo, colpendo foglie, giovani germogli, peduncoli, fiori e frutti. Il danno diretto è causato dalle punture trofiche effettuate sia dagli adulti che dalle forme giovanili, con conseguenze visibili fin dalle prime fasi dell’infestazione.
Le lesioni si manifestano inizialmente sulla superficie degli organi colpiti sotto forma di piccole tacche trofiche, generalmente semicircolari e di ridotte dimensioni. Le foglie e i germogli mostrano deformazioni evidenti, crescita rallentata e, nei casi più gravi, deperimento. Questa compromissione dello sviluppo vegetativo influisce direttamente sulla produzione dell’anno successivo, riducendo il potenziale produttivo dell’oliveto.
Anche i frutti possono risultare danneggiati, sebbene in maniera variabile a seconda dell’infestazione. In alcune situazioni, le ferite provocate dal tripide possono facilitare l’insorgenza di infezioni secondarie, causate da microrganismi patogeni. Questi ultimi, inoculati dallo stesso insetto o da altri fitofagi, impediscono la suberificazione dei tessuti superficiali, provocando la comparsa di macchie necrotiche scure che si espandono progressivamente fino a compromettere l’intera superficie del frutto. Inoltre, le drupe colpite smettono di crescere e possono andare incontro a cascola precoce, oppure rimanere attaccate al peduncolo per un periodo più o meno prolungato. Questo fenomeno non solo riduce la resa produttiva, ma compromette anche la qualità dell’olio estratto, rendendo necessario un attento monitoraggio per limitare l’impatto dell’infestazione e preservare la salute degli oliveti.

Danni da tripide su drupe Fonte: ARSAC
Ma quali strategie adottare per prevenire e contrastare la presenza dei tripidi negli oliveti?
Come anticipato, la presenza di Liothrips oleae negli oliveti, se contenuta entro le soglie di tolleranza, non rappresenta un rischio significativo per la coltura. Quando queste soglie vengono superate, è comunque opportuno attivare misure di controllo mirate per evitare che l’infestazione incida negativamente sulla produzione. Il primo e più importante passo è il monitoraggio in campo, che consente di rilevare la presenza del parassita, stimare la densità della popolazione e valutare il potenziale dannoso.
Tra le strategie preventive, rivestono un ruolo importante pratiche agronomiche come la potatura dell’olivo, che favorisce una migliore esposizione alla luce e l’arieggiamento della chioma, rendendo l’ambiente meno favorevole allo sviluppo del fitofago. Anche una corretta gestione del suolo contribuisce al contenimento, influenzando la sopravvivenza delle forme giovanili che si sviluppano negli strati superficiali del terreno o tra i residui vegetali. Un’ulteriore misura utile è il controllo del Phloeotribus scarabaeoides (fleotribo), le cui gallerie possono offrire riparo invernale e siti di ovideposizione per il tripide.
In presenza di infestazioni più consistenti, prima di prendere in considerazione l’impiego di prodotti fitosanitari, è consigliabile intervenire con soluzioni a basso impatto ambientale. Tra queste, l’uso di piretrine naturali, oli bianchi o ossicloruro di rame, che possono contribuire a contenere la popolazione del parassita. Inoltre, l’ambiente naturale offre validi alleati, come Anthocoris nemoralis, un predatore efficace dei tripidi, e Tetrastichus gentilei, un parassitoide che contribuisce in modo significativo alla regolazione delle popolazioni.
L’impiego di fitofarmaci deve essere considerato solo in casi eccezionali, laddove le strategie di biocontrollo e le buone pratiche agronomiche non siano sufficienti a mantenere l’infestazione sotto la soglia di danno. Attualmente, il valore di riferimento per un eventuale intervento è del 10% di germogli infestati. Tuttavia, tale soglia deve essere interpretata nel contesto specifico dell’oliveto, tenendo conto di condizioni ambientali, varietà coltivate e stato fitosanitario generale.
Nel complesso, la gestione del tripide dell’olivo si basa su un approccio integrato e consolidato, che valorizza la prevenzione e l’equilibrio ecologico. La ricerca scientifica continua a offrire nuovi strumenti e conoscenze, inclusa la selezione di varietà maggiormente tolleranti, che in futuro potranno ulteriormente migliorare la sostenibilità della difesa.
Federica Del Vecchio
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