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Non è una novità che i frutteti in generale, e i meleti in particolare, siano presi di mira dalla ticchiolatura del melo, con ingenti perdite economiche. Il problema negli anni sembrava “risolto” con l’introduzione di cultivar resistenti alla Venturia inaequalis, agente causale della malattia, sviluppate grazie al gene Rvi6, che ha così dato nuovo impulso alle coltivazioni. Oggi però, questo gene, considerato un baluardo per la difesa di cultivar resistenti, si è rivelato vulnerabile alla comparsa di Venturia asperata, nuova specie di patogeno responsabile della ticchiolatura, in grado di superare tale resistenza.
Sebbene la resistenza sia di recente scoperta, l’individuazione di Venturia asperata all’interno del territorio nazionale non è così recente. Già nel 2012, infatti, era stata rilevata per la prima volta a Cesena, mentre nel 2019 i sintomi della malattia fungina si erano osservati in Alto Adige su cultivar di mele Bonita, cresciute in ambienti di agricoltura biologica.
Ma quali sono i sintomi di Venturia asperata?
L’infezione da V. asperata si manifesta solo sui frutti, presentando sintomi molto simili a quelli causati da V. inaequalis. La distinzione più evidente sta proprio nelle macchie provocate da V. asperata che presentano contorni meno netti e una colorazione più tenue, rendendo difficile una diagnosi tramite semplice osservazione. Questo aspetto è reso ancora più complesso dal minore numero di ife e spore prodotte da V. asperata rispetto a V. inaequalis. Nelle varietà a buccia rossa, la lesione presenta spesso un alone chiaro, che segna visivamente il confine tra la zona colpita e la parte sana della buccia.
Fino a pochi anni fa, V. asperata era considerato un fungo saprofita, presente sulle foglie morte senza sintomi visibili su foglie e frutti. Il fungo sverna nei frutteti sui residui di foglie durante l’inverno per poi rilasciare ascospore in primavera.
Epidemiologia e prospettive di diffusione
Le dinamiche della sua limitata diffusione sono complesse. La prima ipotesi sulla difficile identificazione potrebbe essere assoggettata alla “competizione” tra i due patogeni. Nelle colture suscettibili alla ticchiolatura, infatti, V. asperata potrebbe essere stato oscurato dalla presenza di V. inaequalis, che tende a prevalere per la sua elevata virulenza sui frutti. Tuttavia, V. asperata ha trovato terreno fertile nelle coltivazioni di cultivar resistenti, dove V. inaequalis non prospera e le irrorazioni fungicide sono ridotte, fenomeno che potrebbe aver creato nuove nicchie ecologiche per questo patogeno.

Danni da ticchiolatura
Le implicazioni delle colture resistenti e nuovi orizzonti per la difesa
L’introduzione di cultivar resistenti a V. inaequalis basate sul gene Rvi6 potrebbe, dunque, aver favorito l’emergere di questo nuova specie, mettendo in evidenza la necessità di adattare le pratiche agricole e di rivedere le strategie basate su resistenze genetiche specifiche. A conferma, gli ultimi test effettuati in laboratorio hanno mostrato come V. asperata può infettare non solo le cultivar resistenti, ma anche quelle sensibili alla ticchiolatura classica. I segni della presenza del fungo sono ormai rinvenibili su cultivar di grande diffusione, come Gala, Story® inored, Bonita e Cosmic Crisp®.
Per contrastare l’avanzata di V. asperata, appare essenziale approfondire gli studi sul suo ciclo epidemiologico e identificare protocolli di profilassi e difesa efficaci. La presenza della malattia fungina su varietà resistenti rende urgente l’adozione di strategie integrate che prevedano monitoraggi accurati, interventi preventivi e, se necessario, trattamenti mirati. Solo così sarà possibile garantire la qualità e la produttività dei frutteti, assicurando una risposta efficace a questa nuova minaccia.
Federica Del Vecchio
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