Fragola e berries: difesa e biocontrollo

Con Giuseppe Santarcangelo, tecnico agronomo di Compagnia delle Primizie, approfondiamo difficoltà e vantaggi di una gestione basata sul biocontrollo

da uvadatavoladmin
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Tra i protagonisti dello Speciale Biocontrollo troviamo Giuseppe Santarcangelo, tecnico agronomo di Compagnia delle Primizie, società consortile con sede a Policoro (MT), che si occupa della commercializzazione di fragola e piccoli frutti.

Con lui abbiamo approfondito benefici e potenzialità derivanti dall’impiego di mezzi di biocontrollo nella gestione agronomica di fragola e berries.

Compagnia delle Primizie è una società consortile agricola che raggruppa cinque produttori diretti e una cooperativa agricola, tutti siti in agro di Policoro. Il core business della società è rappresentato dalla commercializzazione di fragole e berries: complessivamente i soci coltivano circa 60 ettari di fragola, coltivata principalmente in suolo, e circa 10 ettari di piccoli frutti. Al momento vengono coltivati more e lamponi in impianti condotti per circa l’80% in fuori suolo su fibra di cocco e per il restante 20% in suolo. L’idea di sviluppo della Società, però, è quella di estendere, già a partire dal prossimo anno, la presenza del mirtillo per ampliare l’offerta di berries: tra dicembre e gennaio verranno infatti realizzati circa 2 ettari di impianto di mirtillo fuori suolo da inserire nella già vasta gamma di prodotti commercializzati.
Come sottolineato da Giuseppe Santarcangelo, tecnico agronomo di Compagnia delle Primizie, la società commercializza tramite l’OP “Terre della Luce” con sede a Policoro, cui aderiscono produttori selezionati con esperienza nella produzione integrata avanzata e sostenibile.

Come inizia l’esperienza con il biocontrollo?
Sono ormai diversi anni che adottiamo un sistema di produzione integrata, impiegando mezzi di controllo biologico e soluzioni chimiche nella quotidiana gestione agronomica delle colture.
D’altra parte, da quattro-cinque anni, soprattutto per i principali fitofagi dei piccoli frutti, cerchiamo di utilizzare esclusivamente il controllo biologico cercando di sostituire completamente l’impiego della chimica, sia come risposta alle nuove linee tracciate dall’Unione Europea relativamente alla difesa fitosanitaria, con traiettorie delineate verso la sostenibilità, che alla conseguente progressiva riduzione dei principi attivi utilizzabili.

Oggi, specialmente se parliamo di queste colture, la difesa chimica è diventata difficile da attuare.

In primo luogo perché – come anticipato – i principi attivi registrati su colture come more o lamponi sono limitati e/o comunque l’eventuale registrazione dei nuovi non rientra tra le priorità delle case farmaceutiche, considerate le ancora ridotte superfici dedicate alla coltivazione dei berries in Italia. Si tratta comunque di un problema che riguarda anche altre colture: in questi ultimi anni, infatti, sono tanti i principi attivi che vengono eliminati e ben pochi quelli di nuova registrazione. Contemporaneamente poi, le varie regolamentazioni in materia (disciplinari di produzione integrata regionali, accordi di fornitura con la GDO, ecc.), risultano assai restrittive, consentendo di impiegare poche molecole e di effettuare pochi interventi. È chiaro allora come, su colture come more e lamponi, che presentano sensibilità a patogeni/fitofagi e cicli colturali molto lunghi, circa dieci mesi su dodici, attuare una difesa chimica con due o tre molecole, magari con limitazione del numero di interventi nell’anno, diventa quasi impossibile da praticare.

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Impianto di more coltivate in fuori suolo

Da qui l’esigenza di approcciarsi alla difesa attraverso il controllo biologico, consapevoli sin da subito che il biocontrollo rappresenta una delle tecniche innovative in grado di elevare lo standard qualitativo e di sicurezza alimentare delle nostre produzioni ortofrutticole commercializzate dalla società Compagnia delle Primizie srl.

All’inizio, come si diceva, c’è stata una progressiva integrazione tra mezzi di biocontrollo e difesa chimica. Col tempo, però, ci siamo specializzati in una strategia basata sull’impiego di antagonisti naturali costituita principalmente da insetti utili, che rappresenta oramai l’unico mezzo di difesa verso i fitofagi chiave delle nostre colture, anche perché lo stesso sviluppo vegetativo delle piante (simili ad arbusti) rende difficoltosa l’applicazione di prodotti fitosanitari.
Per quanto riguarda la fragola, invece, siamo ancora in una fase di transizione per cui utilizziamo per lo più agenti di biocontrollo, ai quali affianchiamo sporadici interventi con prodotti fitosanitari che in alcune fasi colturali risultano essere indispensabili, principalmente quando siamo lontani dalla fase di raccolta.
In ogni caso è questa la direzione lungo la quale si dovrà proseguire. Accanto alle stringenti esigenze normative, vanno infatti annoverate anche quelle commerciali, legate a un mercato che richiede sempre più prodotti privi di residui e a consumatori sempre più attenti alla salubrità dei prodotti.

Quali sono state all’inizio le difficoltà principali?

In realtà abbiamo riscontrato una difficoltà in particolare, ma assai significativa: l’assenza di informazioni da seguire nell’impostare la tecnica di difesa nel modo corretto. Se si analizzano risorse bibliografiche o articoli tecnici relativi al biocontrollo, infatti, soprattutto nell’ambito dei piccoli frutti, si leggono sempre informazioni relative a produzioni condotte al Nord Italia, in pieno campo nel periodo estivo. Esattamente il contrario di quello di cui avevamo bisogno noi: al Sud, con una produzione condotta sotto tunnel serra, nella stagione invernale e spesso in fuori suolo. Chiaramente utilizzare insetti utili in estate, quando si dispone di ore di luce e temperature ideali per lo sviluppo, è cosa ben diversa rispetto a una gestione condotta in pieno inverno, quando spesso gli ausiliari trovano condizioni ambientali avverse, hanno difficoltà nella riproduzione e colonizzazione degli ambienti colturali, quindi con condizioni climatiche praticamente ostili.
Inoltre, specialmente su colture come i piccoli frutti, non ci sono tante esperienze pregresse condotte sul biocontrollo.
In sostanza, tutto quello che sapevamo circa il biocontrollo in Italia non lo si poteva applicare nelle nostre condizioni e l’unica possibilità è stata quella di condurre attività di sperimentazione in azienda. Ogni anno, per cinque anni, abbiamo quindi cercato di migliorare, testare, provare e aggiustare il tiro sulle nostre stesse produzioni. È stato davvero un processo di miglioramento continuo della tecnica senza avere a disposizione uno storico di riferimento. Il tutto, però, avvalendoci del valido e costante supporto dei tecnici di zona di biofabbriche che si occupano della fornitura di ausiliari, principalmente della società Koppert Italia srl, con cui abbiamo poi definito nel tempo una linea di difesa completa ed efficace.

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Frutto di lampone prossimo alla raccolta

Cosa prevede oggi questa linea di difesa su fragola e berries?

Come anticipato, nel caso di fragola e berries, sono tanti i “nemici” da tenere a bada nel corso dell’annata agraria.
Analizzandoli in ordine e per specie, se parliamo di fragola, per esempio, per contrastare i patogeni fungini presenti nel terreno, migliorare le condizioni nella rizosfera della pianta e favorire lo sviluppo radicale in tutta la fase di post-trapianto procediamo con l’inserimento nel terreno di Trichoderma spp. e successivamente micorrize e/o batteri del genere Bacillus spp. per avere un’azione diretta sui patogeni tellurici e di competizione per spazio e nutrienti verso questi. I nostri trapianti, poi, avvengono nel periodo di settembre e ottobre, quando per due mesi circa si segnala la presenza di lepidotteri (Spodoptera spp., Heliotis spp., ecc.), che è necessario controllare e, contro i quali interveniamo con Bacillus thuringiensis, efficace per il controllo delle larve di lepidotteri.

Per il controllo e la prevenzione di attacchi di patogeni di tipo fungino, come gli agenti di botrite e oidio, ci avvaliamo sempre di microrganismi del genere Bacillus, ma utilizzando altri ceppi (ad esempio Bacillus amyloliquefaciens per la botrite e Bacillus pumilis per l’oidio).

Come si diceva prima, anche in questo caso abbiamo dovuto lavorare parecchio in questi anni, sperimentando e integrando se necessario, a seconda delle condizioni climatiche e di temperatura che a volte possono limitare l’azione dei microrganismi, qualche intervento chimico o con l’aiuto di induttori di resistenza verso questi patogeni.
Sempre per la fragola, altra tecnica ormai affermata di biocontrollo riguarda il controllo del tripide, uno dei fitofagi principali della coltura, per il quale utilizziamo esclusivamente l’antocoride Orius laevigatus. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo riscontrato difficoltà nel controllo sia del ragnetto rosso che di afidi, sempre più resistenti ai principi attivi registrati su questa coltura. Nello specifico, per il controllo del ragnetto effettuiamo dei lanci dell’acaro predatore Phytoseiulus persmilis. Per quanto riguarda l’afide, invece, utilizziamo le larve di sirfidi, voraci predatori di afidi, oppure lancio di parassitoidi specifici come quelli del genere Aphidius spp.

Spostando l’attenzione su more e lamponi, abbiamo sempre la problematica legata alla presenza di lepidotteri, tra fine estate e inizio autunno.

Come per la fragola, anche in questo caso per il controllo delle larve utilizziamo il Bacillus thuringiensis abbinando l’utilizzo di virus della nucleopoliedrosi specifici per alcune specie di lepidotteri.
Per il controllo del tripide su lampone, invece, per diversi anni abbiamo fatto ricorso esclusivamente a Orius laevigatus, salvo poi riscontrare che purtroppo, a differenza di quanto accade per la fragola, nelle nostre condizioni ambientali durante la produzione invernale, l’antocoride non riesce a stabilizzarsi sulla coltura nonostante considerevoli inserimenti. A differenza della fragola, sui piccoli frutti abbiamo quindi fatto fatica a controllare il tripide, finché non abbiamo messo a punto l’utilizzo del Neoseiulus cucumeris, un acaro predatore del tripide; con lanci abbondanti durante la fase di fioritura, seguiti da continue reintroduzioni, abbiamo ottenuto risultati subito soddisfacenti.
Per quanto riguarda il controllo del ragnetto rosso, anche sui piccoli frutti facciamo ricorso all’acaro predatore Phytoseiulus persimilis. Il fitofago risulta però di difficile controllo nella fase estiva, quando abbiamo nelle serre temperature molto elevate e una bassa umidità relativa che non permettono all’acaro ausiliare di svilupparsi correttamente. Pertanto, per il controllo del ragnetto rosso, abbiamo quindi abbinato il Neoseiulus californicus, efficace nel controllo soprattutto delle fasi giovanili del ragnetto durante il periodo estivo.

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Neoseiulus californicus, acaro predatore del ragnetto rosso

Insomma, anche in questo caso, solo dopo alcune prove sperimentali e la messa a punto delle tecniche di lancio e distribuzione (scelta degli ausiliari da usare, numero di individui introdotti per m², intervallo tra lanci consecutivi) siamo riusciti a completare l’azione di difesa verso gli acari.
Infine, un altro problema che siamo riusciti ad affrontare grazie ai mezzi di biocontrollo è quello di Drosophila suzukii su berries – soprattutto nella fase primaverile – piuttosto che su fragola. Su berries riusciamo a garantire il controllo attraverso la cattura massale effettuata con trappole alimentari poste sul perimetro esterno del campo di piccoli frutti. Queste, impedendo l’ingresso dell’insetto in serra, limitano fortemente le infestazioni sulla coltura e salvaguardano le nostre produzioni.
Relativamente ai patogeni fungini (principalmente botrite e muffe), in genere le cultivar utilizzate sia di lampone che di more sono tolleranti al loro attacco, pertanto la difesa avviene utilizzando microrganismi antagonisti nelle fasi delicate come quella della fioritura.

A conti fatti, dunque, in termini di risultati ottenuti, l’impiego di questi agenti di biocontrollo si è rivelato efficace.

Assolutamente. I risultati riscontrati sulle colture si sono rivelati più che soddisfacenti, specialmente in confronto al passato. Rispetto a una linea di difesa basata sulla chimica, infatti, le strategie di biocontrollo ci permettono di raccogliere un prodotto dalle eccezionali qualità e salubrità. Senza dubbio, tali strategie di biocontrollo spesso comportano un costo a ettaro più elevato rispetto alla semplice difesa chimica, ma i costi vengono abbattuti rendicontando tali attività nelle azioni ambientali all’interno dei programmi operativi dell’OP Terre della Luce, una organizzazione di produttori attenta a limitare gli impatti ambientali delle tecniche di coltivazione e che premia i produttori attenti a salvaguardare l’entomofauna utile presente in natura e a ridurre gli interventi chimici nella produzione agricola.
Inoltre, l’impiego di questi agenti di biocontrollo offre benefici anche sul fronte del benessere degli operai impiegati nelle aziende agricole. Se prima le operazioni di raccolta erano scandite dai trattamenti chimici e i loro tempi di carenza che limitavano o meno gli accessi in campo, nonostante le necessità giornaliere, oggi gli operai possono tranquillamente spostarsi in tutta la serra, senza temere per la loro salute e il loro benessere.

Sempre in termini di vantaggi riscontrati, di non secondaria importanza sono poi altri due aspetti.

Primo, la possibilità di inserire, all’interno dei tunnel serra di fragola e berries, insetti pronubi, quali i bombi, che favoriscono la costante e uniforme impollinazione dei fiori in periodi autunnali/invernali. Secondo, la possibilità – garantita da questi mezzi – di poter mantenere gli equilibri naturali esistenti nell’agroecosistema tra l’entomofauna esistente. È infatti grazie al biocontrollo se oggi ritroviamo nei campi alcuni antagonisti di cui si erano ormai perse le tracce; l’anno scorso, per esempio, abbiamo avuto una forte infestazione da parte degli afidi nelle serre dei lamponi che, nonostante i diversi tentativi, non riuscivamo a gestire. D’improvviso è arrivata la cimice assassina Zelus renardii (ripensata ultimamente anche come predatore degli insetti vettori della Xylella) che, una volta insediatasi autonomamente in campo, ha reso il controllo più agevole, predando gli afidi ed eliminando l’infestazione in serra senza la necessità di utilizzare altri mezzi di difesa, sia biologici che chimici.
Ovviamente non mancano alcuni aspetti che deve prendere in considerazione chi decide di affidarsi al biocontrollo per la difesa delle colture. In primo luogo, non essendo un trattamento chimico, una volta lanciato l’insetto o distribuito il microrganismo utile, per avere un risultato visibile si devono attendere alcune settimane, come pure un mese, o anche effettuare più inserimenti consecutivi per più settimane.

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Inoltre, la lotta biologica deve essere effettuata al momento giusto, quindi non ammette mancanze e imprecisioni.

A differenza del trattamento chimico, per cui – scoperto un problema – si individua un prodotto e si interviene, qui occorre anticipare quello che potrebbe succedere nel mese successivo. E per farlo è necessario un attento monitoraggio e iniziare con l’introduzione degli ausiliari al momento giusto. Non a caso, uno dei fattori di successo di queste strategie è proprio la presenza del tecnico in campo che, oltre a garantire una certa tempestività d’azione, permette di valutare come e quando intervenire. Si tratta di una competizione tra antagonisti e fitofagi o patogeni, dove il tecnico è chiamato a essere l’arbitro.
Infine, altrettanto incidenti sono le condizioni climatiche spesso non controllabili, per cui – pur avendo svolto tutto con attenzione e precisione – può esserci un’annata più complicata rispetto alle altre e, nonostante l’ausilio di mezzi di biocontrollo, i risultati si attestano al di sotto delle aspettative.

Guardando in prospettiva, cosa sarà indispensabile?

Più passa il tempo, minori sono le armi a disposizione per contrastare gli attacchi dei fitofagi o gestire le patologie vegetali in campo. Per noi agronomi, già adesso è indispensabile adottare e perfezionare tali strategie di controllo impostando un attento monitoraggio in campo e magari avvalendosi di collaboratori specializzati, che sappiano stare in campo e che siano in grado di valutare eventuali problematiche fitosanitarie emergenti. Fondamentale è inoltre fare rete con altri colleghi tecnici di campo, in modo da scambiarci informazioni e le eventuali soluzioni adottate nelle esperienze colturali.
Per il resto, se su altre colture commercializzate dalla nostra società come nettarine, albicocche, agrumi ancora resistono alcune molecole utilizzabili, su fragola e berries la difesa chiave è ormai basata sul biocontrollo e a lungo andare ci si specializzerà sempre di più in questa direzione.
D’altra parte i vantaggi, come evidenziato, sono davvero molteplici e coinvolgono davvero tutti: produttori, operatori e consumatori. La scelta dunque non è semplicemente obbligata, ma vale la pena perseguirla.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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