Antagonisti microbici della fragola: le ultime novità dal campo

da Redazione FruitJournal.com

Dopo aver fornito una panoramica su nuovi patogeni e sulla corretta gestione della fragola, la ricercatrice Crescenza Dongiovanni illustra antagonisti microbici e accorgimenti per favorire il successo in campo.

Di seguito, pubblichiamo la seconda parte dell’intervento tenuto dall’esperta nel corso del webinar “Bioprotezione per la fragolicoltura dei prossimi anni”.


L’impiego di materiale vivaistico sano e la scelta di varietà tolleranti – come spiegato nell’articolo precedente – sono due aspetti fondamentali per l’ottenimento di buoni risultati in campo.
Analogamente alle altre colture, però, anche per la fragola è necessario ridurre l’impiego delle concimazioni. In particolare quelle azotate, perché rendono le piante eccessivamente lussureggianti e, di conseguenza, più favorevoli allo sviluppo di parassiti e patogeni.

Insieme a questo, è bene ricorrere ad altri accorgimenti utili:
– generose concimazioni organiche che contribuiscono alla decomposizione dei residui colturali;
– asportazione delle foglie senescenti e dei residui organici;
– allontanamento dei residui colturali su cui si vanno ad insediare i patogeni.

Fortunatamente abbiamo a disposizione una serie di antagonisti microbici, che possono essere impiegati per il controllo dei principali patogeni tellurici. Tra questi, ricordiamo il gruppo dei trichoderma.


Le soluzioni a base di tricoderma (funghi che vivono normalmente nel terreno), applicate in fase di pre-trapianto o durante il trapianto stesso, contribuiscono notevolmente all’incremento dello sviluppo radicale e, di conseguenza, al miglioramento di tutta l’area interessata dallo sviluppo delle radici.

Il trichoderma presenta diverse modalità d’azione.
– Micoparassitismo, per cui si registrano una serie di alterazioni a carico delle ife e dei conidi, prodotte dal fungo, con la produzione di enzimi che – a loro volta – determinano un’alterazione degli enzimi del patogeno.

Antibiosi: la presenza di due funghi patogeni provoca la formazione di un’area di difesa da parte del trichoderma e la riduzione dello sviluppo del fungo fitopatogeno. In simultanea, i trichoderma agiscono entrando in competizione con il patogeno per lo spazio e per i nutrienti. Quindi, se la superficie del vegetale è invasa dalla presenza del trichoderma, all’arrivo delle spore del patogeno, non c’è più a disposizione spazio o nutrienti per lo sviluppo di quest’ultimo.

I trichoderma registrati su fragola sono diversi e appartengono a diverse specie.
Abbiamo il Trichoderma asperellum, Trichoderma harzianum e poi delle miscele come Trichoderma asperellum+Trichoderma gamsii. Ciascuna di queste specie di trichoderma aiuta a controllare specifici patogeni del terreno. Per questo, nella scelta del formulato da utilizzare occorre considerare le principali avversità parassitarie presenti nel nostro appezzamento. Per esempio, il Trichoderma asperellum è attivo nei confronti della Rhizoctonia, del Pythium e del Verticillium, mentre la miscela Trichoderma asperellum+Trichoderma gamsii è caratterizzata da un maggiore spettro d’azione.

Ovviamente è importante leggere quanto riportato in etichetta per stabilire il tipo di miscela da impiegare, a seconda delle principali problematiche riscontrate nel terreno.


Un altro antagonista registrato per il controllo dei patogeni della fragola, in particolare nei confronti della Rhizoctonia, è lo Pseudomonas.

In caso di antagonisti microbici – com’è noto – molto importante è il ceppo che si utilizza, perché questi microrganismi vengono selezionati dai microrganismi del terreno. Quindi, in funzione del tipo di ceppo selezionato, essi avranno un’azione specifica nei confronti delle avversità parassitarie da controllare.
In particolare, lo Pseudomonas è caratterizzato da un vasto meccanismo di azione. Innanzitutto, produce biofilm e quindi agisce per la competizione dello spazio e dei nutrienti. Con la produzione di biofilm, infatti, il batterio crea un manicotto che impedisce ai microrganismi patogeni presenti nel terreno di potersi sviluppare e quindi protegge le radici da un eventuale attacco. Analogamente, per la competizione dei nutrienti produce delle sostanze che hanno la capacità di catturare ferro, zinco, manganese, rendendoli indisponibili all’azione del fungo. Quest’ultimo, non avendo a disposizione elementi nutritivi sufficienti per il proprio sviluppo, non è quindi in grado di avviare processi patogenetici.

Inoltre, questi patogeni attivano dei sistemi di difesa di tipo sistemico che proteggono la pianta. Agiscono, cioè, come un vaccino, impedendo l’insediamento del patogeno eventualmente presente nella rizosfera. Inoltre, il batterio produce anche sostanze ormonali che contribuiscono da una parte a un incremento dello sviluppo dell’apparato radicale, dall’altro a un miglioramento della biomassa della pianta. Questi fattori, in definitiva, contribuiscono a una migliore crescita dei frutti che rendono la pianta più forte e robusta e, pertanto, meno sensibile all’azione sia di stress biotici, che abiotici.


Tra gli antagonisti microbici registrati su fragola abbiamo anche il Bacillus, specie Plantarum, il primo ad essere stato registrato per applicazioni al terreno. Questo batterio può essere applicato sui semi, sulle piantine, sulle radici, sugli steli e sulla corona; è attivo nei confronti di diversi patogeni terricoli, oltre ad avere un’azione specifica nei confronti dell’oidio sulla chioma.

Vi è poi un’altra formulazione a base di Bacillus che può essere applicata alla chioma ed è attiva, oltre che per l’oidio, anche nei confronti della muffa grigia. Come nella prima applicazione, anche in questo caso, il batterio è attivo secondo diverse modalità, perché compete per lo spazio e le fonti nutritive. Sulle radici trattate, in particolare, si osserva la formazione di un manicotto che impedisce lo sviluppo dei microrganismi patogeni. Allo stesso modo produce lipopeptidi, sostanze ad azione antifungina. La produzione di questi lipopeptidi è specifica per ogni specie di Bacillus, in relazione alla quantità prodotta, e comporta una differente attività tossica a seconda del patogeno. Anche in questo caso il Bacillus ha un’azione di resistenza indotta sistemica.


Micorizzazione

Una tecnica che potrebbe contribuire a ridurre l’azione dei patogeni terricoli consiste nella micorrizazione delle piante. Tale pratica consiste nell’associazione simbiotica tra funghi e radici di piante superiori. Come suggerisce la parola stessa, entrambi i simbionti traggono vantaggio: la pianta riceve dai funghi simbionti i carboidrati del processo fotosintetico, mentre i funghi ricavano dalla pianta elementi nutritivi.

La micorizzazione può essere di due tipi: ectomicorrize ed endomicorrize. Nel primo caso, il fungo è presente soltanto all’esterno dell’apparato radicale e si sviluppa soltanto negli spazi intercellulari. Nella endomicorrize, invece, il fungo può svilupparsi oltre che negli spazi intercellulari, anche nelle vescicole o nei corpuscoli che si sviluppano all’interno delle cellule, incrementando così la capacità di scambio degli elementi nutritivi tra l’apparato radicale e la pianta stessa.

Con la pratica della micorrizazione si possono trarre molteplici vantaggi:
– sviluppo dell’apparato radicale;
– aumento del volume delle radici (perché con le micorrize la pianta è in grado di raggiungere anche interstizi che non sarebbe stata in grado di raggiungere con la radichette tipiche della radice);
– aumento della resistenza agli stress abiotici (la micorizzazione è infatti una tecnica che può essere adottata anche in terreni stressati o compatti, dove le piante trovano difficoltà nello sviluppo);
– maggiore capacità di assorbimento di acqua ed elementi nutritivi;
– aumento dell’attività fisiologica e fotosintetica della pianta;
– creazione di una barriera che impedisce l’ingresso dei patogeni terricoli;
– incremento dello sviluppo vegetativo dell’apparato radicale e della chioma;

La pianta conquista così uno stato di benessere maggiore rispetto alle piante non micorrizate, in grado di sopportare gli stress ambientali e quelli dovuti a parassiti patogeni, oltre ad agire – anche in questo caso – con una resistenza sistemica indotta.

Insomma, tutte queste tecniche possono contribuire alla gestione di tutte le patologie che interessano il terreno e quindi permettere di ridurre la diffusione di tutti quei patogeni terricoli che possono interessare questa coltura.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

 

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