Stemphylium vesicarium, dal pero alle colture orticole

Dal pero alla cipolla, fino a spinacio e nocciolo: il patogeno amplia la gamma di ospiti, si conferma sempre più rilevante e rende più complessa la gestione fitosanitaria

da Donato Liberto
Stemphylium vesicarium (1)

Non è un nuovo patogeno. In Italia Stemphylium vesicarium è conosciuto almeno dagli anni Settanta, quando venne associato alla maculatura bruna del pero. A distanza di mezzo secolo, però, lo stesso fungo torna al centro dell’attenzione scientifica con un peso diverso.

A fare il punto è una review pubblicata il 28 agosto 2026 sull’European Journal of Plant Pathology da ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Gli autori parlano di una “minaccia crescente per l’orticoltura europea”, richiamando l’attenzione sull’ampia gamma di ospiti, sulla complessità epidemiologica e sulla crescente difficoltà di gestione.

La presenza di S. vesicarium è stata segnalata su oltre 500 specie vegetali, comprese orticole, cereali, leguminose e ornamentali. Un numero che va però interpretato con cautela: ritrovare il fungo su una pianta non significa necessariamente che questa sia un ospite suscettibile o che possa svilupparsi una malattia economicamente rilevante. Più significativo è il fatto che, accanto ai patosistemi conosciuti da più tempo, negli ultimi anni siano state documentate nuove associazioni con colture di interesse agrario.

Dal pero alle nuove colture: cambia il quadro degli ospiti

Il pero rimane uno degli ospiti più importanti. La maculatura bruna, osservata in Emilia-Romagna già nel 1975, può interessare foglie, germogli e soprattutto frutti, provocando lesioni necrotiche che ne compromettono la commerciabilità e possono aggravarsi anche durante la conservazione.

Ma negli ultimi anni il quadro italiano si è allargato. Nel 2021, nel Lazio, S. vesicarium è stato identificato per la prima volta in Italia su spinacio destinato alla IV gamma. Le piante mostravano piccole macchie biancastre o brunastre, spesso circondate da un alone clorotico. Su una coltura da foglia anche lesioni di pochi millimetri possono diventare economicamente rilevanti, perché interessano direttamente la parte destinata al consumo.

Nel 2023 è stata invece pubblicata la prima segnalazione italiana sulla cipolla, relativa a un focolaio osservato nel Bolognese nel 2019. In quel caso le lesioni fogliari evolvevano in aree necrotiche estese, con conseguente perdita di superficie fotosintetica e ripercussioni sull’accrescimento dei bulbi. A livello internazionale lo Stemphylium leaf blight è oggi considerato una delle malattie fogliari emergenti più problematiche della coltura.

Sempre nel 2023 dall’Italia è arrivata anche la prima segnalazione di S. vesicarium come agente di marciume del seme del nocciolo.

Pero, spinacio, cipolla e nocciolo descrivono situazioni molto diverse. Non si tratta necessariamente di un unico ceppo capace di passare indistintamente da una coltura all’altra: S. vesicarium presenta infatti una notevole diversità genetica e alcune popolazioni mostrano una marcata specializzazione verso determinati ospiti.

Stemphylium vesicarium 2

Sintomi della maculatura fogliare da Stemphylium sulle foglie di spinaci

Il ciclo biologico favorisce la persistenza dell’inoculo

La difficoltà di gestione dipende anche dal ciclo biologico di S. vesicarium e dalla sua capacità di mantenere l’inoculo disponibile tra una stagione e l’altra.

Il fungo può sopravvivere sui residui colturali, sui tessuti vegetali senescenti e su diverse piante spontanee. Da questo materiale possono originarsi nuove spore che, trasportate soprattutto dal vento e dagli schizzi di pioggia, raggiungono nuovamente la coltura. A seconda dell’ospite si aggiungono altre vie di diffusione. Su cipolla e spinacio è stata documentata la trasmissione attraverso materiale di propagazione infetto, mentre sulla cipolla anche i tripidi possono contribuire alla dispersione dei conidi a breve distanza.

Quando temperatura, umidità e bagnatura fogliare diventano favorevoli, il patogeno può inoltre completare più cicli di infezione durante la stessa stagione, aumentando rapidamente la pressione della malattia. Questo rende più complessa anche l’interpretazione della sua apparente espansione. Una parte delle nuove segnalazioni deriva certamente dal miglioramento delle tecniche diagnostiche e dalla revisione tassonomica del genere Stemphylium. Allo stesso tempo, però, continuano a essere descritte nuove combinazioni ospite-patogeno. Più che una semplice avanzata da una coltura all’altra, emerge quindi un sistema nel quale ospite, inoculo, ambiente e pratiche colturali concorrono a determinare il rischio reale di malattia.

Stemphylium vesicarium 1

Sintomi della peronospora fogliare da Stemphylium: punta sporca ( A ), lesioni biancastre di forma ovale ( B ), che si fondono e diventano necrotiche a causa della produzione di conidi ( C )

Anche la difesa ha meno margine

A rendere il quadro ancora più delicato contribuisce la comparsa di popolazioni di S. vesicarium con ridotta sensibilità o resistenza a diverse classi di fungicidi. Il fenomeno è stato documentato su pero, cipolla e spinacio e interessa, a seconda dei casi, diversi gruppi di sostanze attive. Applicazioni ripetute, numerosi cicli infettivi e rapida moltiplicazione del patogeno possono aumentare la pressione selettiva e favorire la diffusione delle popolazioni meno sensibili.

Anche dall’Italia arrivano segnali in questa direzione. Nel 2025, isolati provenienti da un pereto sperimentale dell’Emilia-Romagna hanno mostrato due mutazioni associate alla resistenza ai fungicidi SDHI (inibitori della succinato deidrogenasi). La questione, quindi, non è che i fungicidi abbiano perso improvvisamente efficacia, ma che affidare la gestione della malattia a un’unica leva diventi sempre meno sostenibile.

La nuova review insiste infatti sulla necessità di strategie integrate: gestione dei residui e delle fonti di inoculo, materiale di propagazione sano, modelli previsionali, corretto impiego e alternanza dei meccanismi d’azione, miglioramento genetico e agenti di biocontrollo. Dopo oltre cinquant’anni dalla comparsa della maculatura bruna nei pereti italiani, Stemphylium vesicarium non è quindi un nuovo nemico. A cambiare è il contesto nel quale il patogeno trova spazio: più ospiti documentati, diverse fonti di inoculo e una difesa che deve confrontarsi con popolazioni sempre più difficili da gestire.

Casi come questo mostrano come l’emergenza fitosanitaria non coincida necessariamente con l’arrivo di un nuovo patogeno: può nascere anche dal cambiamento degli equilibri tra ospite, patogeno, ambiente e strumenti di difesa.

 

Donato Liberto
Photo credit: European Journal of Plant Pathology / Springer Nature
© fruitjournal.com

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