Indice
Tra il mare e la montagna, in quella striscia di terra sottile che è la Liguria, l’agricoltura si ritaglia il suo spazio. Non ha campi immensi né pianure infinite. Ogni lembo di terra coltivabile è stato conquistato, centimetro dopo centimetro, sottratto alla roccia con mani pazienti. È così che sui versanti scoscesi hanno preso forma le terrazze liguri, grandi gradinate sostenute da muretti in pietra, nate per rendere coltivabili aree impervie e diventate nel tempo il simbolo di una lunga alleanza tra uomo e natura. A raccontare dimensioni e caratteristiche dell’agricoltura in Liguria sono i dati del rapporto “L’agricoltura in cifre Liguria 2025”, curato dal CREA – Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia e basato su dati 2023. La superficie destinata all’agricoltura sfiora i 42.400 ettari e quasi la metà è destinata a prati permanenti e pascoli. Il resto dà forma a un’architettura agricola minuta, ma profondamente riconoscibile. Circa 10.686 ettari di seminativi e colture ortofloricole che hanno costruito una parte importante dell’identità agricola ligure, e oltre 11.000 ettari di coltivazioni legnose agrarie. In questo sistema domina l’olivo, con 8.413 ettari, affiancato dalla vite, con 1.320 ettari, e dai frutteti, che coprono 1.032 ettari.
Piccole aziende, famiglie e lavoro stagionale
Dietro i numeri, però, emerge soprattutto il volto umano dell’agricoltura in Liguria. I dati AREA RICA 2023, il sistema informativo predisposto dal CREA per la diffusione delle informazioni non solo di natura contabile, ma anche di carattere strutturale e tecnico inerenti alla gestione aziendale, raccontano una realtà agricola frammentata, seppur altamente specializzata. Piccole imprese, spesso a conduzione familiare, sospese tra innovazione e tradizione, che nonostante i limiti strutturali continuano a sostenere una delle economie rurali più riconoscibili del Paese.
Ed è proprio il lavoro familiare uno degli elementi più profondi che emergono dal rapporto CREA. Oltre il 70% della manodopera agricola ligure proviene ancora dal nucleo familiare. Un dato che, nonostante l’arrivo crescente di lavoratori stranieri e la trasformazione del mercato del lavoro, conferma il peso delle relazioni familiari nella tenuta del sistema agricolo regionale. Accanto a questa struttura tradizionale si affianca però un ricorso sempre più rilevante alla manodopera stagionale, soprattutto nei comparti più intensivi come ortofloricoltura e viticoltura. Qui, la concentrazione delle operazioni in finestre temporali ristrette rende indispensabile il lavoro temporaneo, aprendo un equilibrio delicato tra competitività economica, stabilità occupazionale e continuità produttiva.

La Liguria agricola nell’era del cambiamento climatico
Il 2025 in Liguria si è chiuso lasciando un’indicazione ormai sempre più difficile da ignorare. Il clima sta cambiando, e lo sta facendo in modo misurabile e persistente. Secondo i dati dell’ARPAL – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure – negli ultimi quindici anni le temperature in Liguria sono risultate quasi costantemente superiori alla media, con il picco assoluto raggiunto nel 2022, anno ricordato anche per la forte siccità. In questo scenario, l’agricoltura ligure appare sempre più esposta. Il legame tra clima e produzione è, infatti, visibile nei campi, nei frutti, nei raccolti. Agisce sui tempi della fioritura, sulla disponibilità di acqua, sulla tenuta delle colture nei mesi più caldi, sulla pressione di insetti, funghi e nuove fitopatie. Il tema, dunque, non riguarda soltanto l’aumento delle temperature, ma la progressiva perdita di regolarità, che per l’agricoltura significa dover fare i conti con un calendario produttivo meno prevedibile e con margini di gestione sempre più stretti. Lo stesso documento della Regione Liguria dedicato alle strategie regionali di adattamento ai cambiamenti climatici traduce questo cambiamento con una serie di interventi volti a rafforzare la disponibilità e l’uso efficiente della risorsa idrica, ridurre la vulnerabilità delle produzioni agli eventi estremi, promuovere la ricerca per contenere la diffusione di nuove avversità e sostenere la capacità delle aziende agricole di adattarsi a condizioni ambientali sempre più instabili. Obiettivi che raccontano bene la sfida di una regione che vive ogni stagione come una prova di equilibrio, dove la forza del territorio convive con la vulnerabilità di un clima che non è più quello di una volta.
A cura di: Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com