Mirtillo Bluecrop, caratteristiche e coltivazione

Storica cultivar di mirtillo americano, si distingue per produttività, rusticità e buona consistenza delle bacche.

da Federica Del Vecchio
mirtillo bluecrop

Tra le cultivar che hanno contribuito maggiormente alla diffusione del mirtillo americano nel mondo, Bluecrop occupa un posto di primo piano. Presente anche in Italia, soprattutto negli areali settentrionali e negli impianti di più lunga tradizione, è stata per anni una varietà di riferimento grazie alla buona adattabilità, alla resistenza al freddo e alla qualità commerciale delle bacche. Oggi il suo ruolo è in parte ridimensionato dall’arrivo di nuove selezioni, maggiormente rispondenti alle attuali esigenze di pezzatura, uniformità e conservabilità. Il mirtillo Bluecrop continua tuttavia a rappresentare un importante termine di confronto dal punto di vista agronomico e varietale, oltre a conservare interesse negli ambienti in cui può esprimere pienamente le proprie caratteristiche.

Origine e storia della cultivar Bluecrop

Bluecrop è una cultivar di mirtillo gigante americano appartenente alla specie Vaccinium corymbosum, ottenuta negli Stati Uniti nell’ambito dei programmi di miglioramento genetico condotti in New Jersey. La sua origine genetica risale all’incrocio tra (Jersey × Pioneer) e (Stanley × June), combinazione sviluppata con l’obiettivo di riunire in un’unica selezione vigore della pianta, produttività e buone caratteristiche qualitative dei frutti.

Il lavoro fu portato avanti dalla New Jersey Agricultural Experiment Station, collegata alla Rutgers University, in collaborazione con il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Il programma di selezione è legato alla figura del botanico statunitense Frederick Vernon Coville, considerato uno dei principali protagonisti della domesticazione e dello sviluppo commerciale del mirtillo americano. Selezionata negli anni Trenta e successivamente introdotta sul mercato, il mirtillo Bluecrop conobbe una crescente diffusione a partire dagli anni Cinquanta, affermandosi prima negli Stati Uniti e poi nei principali Paesi produttori.

Una pianta vigorosa e resistente al freddo

La pianta di mirtillo Bluecrop è caratterizzata da un cespuglio vigoroso e da un portamento inizialmente eretto. Con l’aumento della produzione, però, i rami possono tendere ad aprirsi e a piegarsi verso l’esterno sotto il peso dei frutti. Tra i principali punti di forza della cultivar rientra la buona resistenza alle basse temperature invernali. Bluecrop mostra inoltre una discreta capacità di tollerare i ritorni di freddo tardivi, caratteristica che ne ha favorito la diffusione soprattutto negli ambienti settentrionali e nelle zone soggette a inverni rigidi.

La pianta evidenzia anche una certa tolleranza alla siccità. Ciò non significa che possa essere coltivata senza un’adeguata gestione dell’acqua, poiché il mirtillo presenta un apparato radicale superficiale e particolarmente sensibile agli squilibri idrici. La rusticità della cultivar può però contribuire a limitarne la vulnerabilità durante brevi periodi di stress.

Produttività elevata, ma attenzione al sovraccarico

Il mirtillo Bluecrop è conosciuto anche per la buona capacità produttiva. In condizioni ordinarie può fornire circa 3-4 chilogrammi di frutti per pianta, con produzioni che, negli impianti adulti e correttamente gestiti, possono raggiungere punte di 6 chilogrammi. L’elevata fertilità può però trasformarsi in un limite. Quando il carico produttivo diventa eccessivo, la pianta tende infatti a distribuire le proprie risorse su un numero troppo elevato di bacche, con una conseguente riduzione della pezzatura e una maggiore disomogeneità della produzione.

Per mantenere un corretto equilibrio tra quantità e qualità è quindi necessario intervenire attraverso una potatura regolare. L’eliminazione dei rami più vecchi, deboli o eccessivamente carichi favorisce il rinnovo della vegetazione, migliora l’illuminazione interna della chioma e contribuisce a ottenere frutti più uniformi. La gestione della chioma è importante anche per limitare l’apertura eccessiva del cespuglio, particolarmente evidente quando i rami sono sottoposti al peso di produzioni abbondanti.

mirtillo bluecrop

Epoca di maturazione medio-tardiva

Il mirtillo Bluecrop presenta un’epoca di maturazione generalmente classificata come media o medio-tardiva. Il periodo di raccolta può variare in funzione dell’areale, dell’andamento climatico, dell’altitudine e delle tecniche colturali adottate. La maturazione non è sempre contemporanea e può rendere necessari più passaggi di raccolta. Per ottenere bacche con un equilibrio soddisfacente tra consistenza, acidità e caratteristiche organolettiche, è importante evitare raccolte troppo anticipate.

Il colore blu della superficie, infatti, non indica necessariamente il raggiungimento della piena maturazione. Dopo l’invaiatura, il frutto può richiedere ancora alcuni giorni per completare l’accumulo degli zuccheri e sviluppare un gusto più equilibrato.

Caratteristiche dei frutti del mirtillo Bluecrop

Le bacche di Bluecrop sono generalmente di pezzatura medio-elevata e presentano una forma rotonda o leggermente oblunga. La buccia assume una colorazione blu molto chiara, resa particolarmente evidente dall’abbondante strato di pruina che ricopre la superficie. I grappoli sono grandi, aperti e ben conformati, caratteristica che facilita le operazioni di raccolta e riduce il rischio di schiacciamento dei frutti. La cicatrice peduncolare è mediamente evidente, mentre la polpa si distingue per la buona consistenza. Il gusto è subacido, gradevole e abbastanza equilibrato, soprattutto quando le bacche vengono raccolte al corretto stadio di maturazione. Uno dei principali vantaggi commerciali della cultivar è rappresentato dalla resistenza dei frutti alle manipolazioni. La consistenza della polpa permette alle bacche di sopportare abbastanza bene le operazioni di raccolta, selezione e confezionamento. Questa caratteristica ha contribuito in maniera determinante all’affermazione di Bluecrop, soprattutto in una fase storica in cui la filiera del mirtillo iniziava a sviluppare sistemi di lavorazione e commercializzazione su distanze sempre maggiori.

Bluecrop e conservabilità post-raccolta

La buona consistenza delle bacche rende il mirtillo Bluecrop adatta alla gestione post-raccolta, ma la qualità finale dipende fortemente dal momento di raccolta e dalla rapidità con cui viene abbassata la temperatura dei frutti. Le bacche raccolte troppo mature possono perdere consistenza più velocemente, mentre una raccolta anticipata rischia di penalizzarne il sapore. È quindi necessario individuare un compromesso tra qualità organolettica, resistenza alle manipolazioni e destinazione commerciale del prodotto.

Il rapido raffreddamento dopo la raccolta, il mantenimento della catena del freddo e una gestione delicata durante il confezionamento rimangono elementi decisivi per preservare la qualità delle bacche.

Una cultivar storica ancora utile come riferimento

Bluecrop non possiede necessariamente tutte le caratteristiche oggi richieste dal mercato del mirtillo, sempre più orientato verso bacche di grande calibro, molto dolci, uniformi e capaci di mantenere a lungo consistenza e qualità. La scelta varietale, tuttavia, non può basarsi esclusivamente sulle prestazioni commerciali dichiarate, ma deve tenere conto dell’ambiente di coltivazione, del fabbisogno in freddo, delle caratteristiche del terreno e della destinazione del prodotto.

In questo quadro, il mirtillo Bluecrop conserva il valore di una cultivar affidabile e ampiamente conosciuta. La buona resistenza al freddo, la produttività e la consistenza delle bacche spiegano la sua lunga diffusione, mentre la tendenza al sovraccarico e la sensibilità alla Godronia richiedono una gestione agronomica attenta. Più che una varietà superata, Bluecrop può quindi essere considerata una cultivar storica che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della moderna coltivazione del mirtillo americano e che continua a offrire indicazioni utili nel confronto con le selezioni più recenti.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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