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Un actinidieto trasformato per un pomeriggio in luogo di confronto, una partecipazione ampia e un programma costruito sulle domande che oggi attraversano il comparto. La Kiwi Exhibition, svoltasi il 16 luglio presso l’Azienda Agricola Aloi Fruit di Cittanova (RC), ha riunito produttori, agronomi, tecnici e imprese per approfondire le principali variabili che condizionano la coltivazione del kiwi.
Fabbisogno in freddo, disponibilità idrica, salinità , microclima sotto rete, impollinazione, nutrizione e gestione della chioma sono stati i temi osservati direttamente in campo, che hanno fatto da filo conduttore dell’evento.
Il valore della giornata è emerso soprattutto nella capacità di collegare temi apparentemente distanti. Nel kiwi, infatti, le decisioni prese durante il riposo invernale possono riflettersi sulla fioritura, mentre la gestione dell’acqua, delle coperture e della chioma contribuisce progressivamente a costruire produttività e qualità del frutto.
Le Exhibition fanno tappa in Calabria
Ad aprire i lavori è stato Mirko Sgaramella, project manager di Fruit Communication, che ha ripercorso la nascita e l’evoluzione delle Exhibition, il progetto promosso insieme a Doctor Farmer e Fruit Lab per portare il confronto tecnico direttamente nei territori e nelle aziende agricole.
A seguire è intervenuto Michele Valenzise, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Reggio Calabria. Nel suo saluto, Valenzise ha richiamato la centralità degli agronomi, figure chiamate a fare da ponte tra i risultati della ricerca e l’applicazione concreta delle strategie nelle aziende agricole.

Aloi Fruit, un investimento costruito sul territorio
La storia dell’azienda ospitante è stata raccontata dal titolare Giandomenico De Marzo, che ha ripercorso le scelte alla base della nascita e dello sviluppo dell’impianto produttivo dell’azienda.
«Tutto è iniziato con l’acquisizione di un terreno precedentemente occupato da un oliveto tradizionale. Abbiamo quindi scelto di investire nel kiwi, valutando la vocazionalità dell’area e le caratteristiche del suolo, particolarmente ricco di sostanza organica», ha spiegato.
Oggi Aloi Fruit conta circa 7,5 ettari condotti in regime biologico, con cultivar a polpa verde e gialla. Nel tempo, come sottolineato dall’imprenditore, sono state effettuate scelte strategiche per massimizzare resa e produttività dell’impianto, tra cui l’idea di investir ein strumenti di protezione come le reti antigrandine, introdotte in seguito ai danni provocati dagli eventi grandinigeni degli ultimi anni.
L’actinidieto dell’azienda agricola ospitante ha offerto così un riferimento concreto per leggere le scelte agronomiche nel loro insieme. Caratteristiche del suolo, conduzione biologica, presenza delle reti e gestione di cultivar differenti hanno permesso di osservare come ogni intervento modifichi l’equilibrio dell’impianto e debba essere valutato in relazione agli obiettivi produttivi e qualitativi dell’azienda.
Il contributo dei tecnici alla lettura dell’actinidieto
A qualificare ulteriormente la giornata è stato il contributo dei tecnici di Agrintesa, che hanno accompagnato i partecipanti nella lettura dell’impianto, mettendo in relazione fisiologia della pianta, andamento climatico e scelte agronomiche. Il confronto ha così attraversato alcuni passaggi decisivi del ciclo dell’actinidia: dal riposo invernale alla gestione della chioma, fino agli effetti delle coperture sul microclima e sull’impollinazione.
Valter Fiumana, tecnico di Agrintesa, ha approfondito il rapporto tra fabbisogno in freddo, ripresa vegetativa e produttività . Per cultivar particolarmente esigenti come Hayward, accumuli insufficienti o discontinui possono determinare germogliamento irregolare, minore fertilità delle gemme e fioriture poco uniformi. Di fronte a inverni sempre più variabili, diventa quindi fondamentale conoscere le esigenze varietali già nella progettazione dell’impianto e favorire una corretta conclusione del ciclo vegetativo, così da accompagnare la pianta verso il riposo e l’accumulo delle ore di freddo.
Nel corso di un secondo intervento, Fiumana ha spostato l’attenzione sulla fisiologia e sulla gestione della chioma. Potatura verde e incisione anulare sono state analizzate in relazione alla vigoria delle piante, al carico produttivo e agli obiettivi qualitativi, evidenziando l’importanza di scegliere con precisione modalità e tempi di esecuzione.
Giovanni Curinga, tecnico di Agrintesa, ha invece approfondito il ruolo delle reti, strutture che non si limitano a proteggere dalla grandine, ma modificano radiazione, temperatura, umidità e ventilazione all’interno dell’actinidieto. La gestione delle coperture deve quindi essere valutata insieme all’irrigazione, anche per contenere le temperature e mantenere condizioni microclimatiche favorevoli alla coltura.
L’attenzione si è infine concentrata sull’impollinazione, fase determinante per la qualità della produzione. Contemporaneità tra fioriture maschile e femminile, vitalità del polline, attività degli insetti pronubi ed eventuali tecniche di supporto incidono sulla formazione dei semi e, di conseguenza, sulla forma, sulla pezzatura e sull’uniformità dei frutti.

Le soluzioni presentate dalle aziende partner
A completare il programma sono stati gli interventi delle aziende partner, che hanno portato in campo strumenti e strategie riferiti alle diverse fasi del ciclo colturale. Dal monitoraggio dell’impianto alla gestione dell’acqua, fino alla nutrizione e alla costruzione della qualità , i contributi hanno mantenuto un taglio concreto e operativo.
Il primo passaggio ha riguardato la lettura dei dati. Antonella Conte di EVJA ha mostrato come sensori e piattaforme di intelligenza agronomica possano trasformare le informazioni raccolte nel suolo e nell’ambiente di coltivazione in indicazioni utili per le decisioni in campo.
Alessandro Gallo di Fertenia ha concentrato l’attenzione sulla nutrizione mirata del kiwi, evidenziando la necessità di adeguare gli apporti alle differenti fasi fenologiche della pianta.
Giovanni Papa di Almagra ha presentato una strategia orientata alla produzione di kiwi di qualità , mettendo in relazione gestione del suolo, nutrizione e biostimolazione.
Con Simone Valentini di AQUA4D, il confronto si è spostato sulla gestione dell’acqua irrigua, della salinità e dell’ambiente radicale, aspetti determinanti per l’efficienza con cui la pianta utilizza acqua ed elementi nutritivi.
L’equilibrio tra sviluppo vegetativo, carico di frutti e risorse disponibili è stato invece al centro dell’intervento di Armando Caputo di Agrisystem, dedicato all’ottimizzazione della produzione.
Le sinergie tra gli elementi nutritivi sono state approfondite da Emilio Borgese di Diachem, che ha richiamato il peso delle interazioni, della reale disponibilità degli elementi e del momento di applicazione.
A chiudere il percorso è stato Giuseppe Piegari di FCP Cerea, con un intervento sulla nanonutrizione e sull’incremento della sostanza secca, parametro legato alla maturazione, alle caratteristiche organolettiche e alla conservabilità del kiwi.
Il viaggio delle Exhibition continua
A caratterizzare la Kiwi Exhibition sono stati la qualità del confronto, il dialogo tra relatori e operatori e la possibilità di sviluppare gli approfondimenti direttamente all’interno di un actinidieto produttivo. La giornata non ha consegnato una ricetta universale valida per ogni azienda, ma ha messo in relazione conoscenze, esperienze e tecnologie, offrendo ai partecipanti elementi da valutare in funzione delle caratteristiche dei propri impianti.
Come ormai consuetudine per il format, l’incontro si è concluso con un buffet conviviale, che ha prolungato il momento di confronto in una dimensione più informale. Tra tecnici, produttori, relatori e aziende partner, il dialogo è così continuato anche al termine degli interventi, favorendo lo scambio di esperienze, domande e osservazioni nate durante la visita in campo.
Il viaggio nell’innovazione agricola, però, non termina in Calabria. La prossima tappa è fissata per il 30 luglio in Puglia, dove la Grape Exhibition – IVC Edition porterà il confronto tra i filari dell’uva da tavola. Per produttori, tecnici e operatori interessati al comparto del kiwi, invece, la nuova data da segnare in agenda è invece il 17 settembre, quando il percorso tornerà a concentrarsi sull’actinidia.
Colture e territori cambiano, ma resta lo stesso principio alla base delle Exhibition: partire dal campo per comprendere i problemi, mettere a confronto competenze differenti e trasformare l’innovazione in scelte concretamente applicabili.
Donato Liberto
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