Optimize Olivo: successo per la seconda edizione

Grande partecipazione a Trani per la giornata dedicata alla gestione dell’oliveto, tra Abomin, mosca dell’olivo e nuove tecnologie emergenti

da Donato Liberto
optimize olivo

Numerosi partecipanti, attenzione alta e un confronto alimentato da domande e testimonianze nate direttamente tra gli olivi. Venerdì 31 luglio, presso l’Azienda Agricola Giovanni Patruno di Trani (BT), la seconda edizione di Optimize Olivo ha riunito tecnici, produttori e operatori del comparto attorno alla gestione della mosca dell’olivo.

L’incontro, promosso da Abomin e Doctor Farmer, è partito dal fitofago per allargare il confronto alla nutrizione della pianta, alla salute del suolo, agli stress termici, all’impiego delle polveri di roccia e alle possibilità offerte dai droni agricoli.

L’oliveto che ha ospitato la giornata non è stato un semplice sfondo, ma il luogo nel quale osservare direttamente le strategie illustrate e mettere a confronto esperienze differenti.

Dalla mosca alla salute dell’oliveto

Ad aprire i lavori è stato Maurizio Simone, agronomo di Doctor Farmer, che ha accompagnato l’intero pomeriggio facendo da filo conduttore tra i diversi interventi.

L’esperto ha innanzitutto spiegato il significato delle giornate Optimize, un format nato per affrontare direttamente in campo le problematiche tecniche che interessano una specifica coltura nei diversi momenti della stagione. “Le giornate Optimize nascono per parlare di tecnica, partendo dai problemi che in quel momento le aziende stanno affrontando in campo”, ha sottolineato.

Nel caso dell’olivo, il punto di partenza è stato la mosca, insetto fortemente condizionato dall’andamento climatico, la cui gestione richiede strategie differenti in funzione della stagione e delle condizioni dell’areale.

Il confronto è proseguito con Nicola Lanotte, agronomo di Doctor Farmer, che insieme al collega ha richiamato la mission dello studio agronomico: costruire piante equilibrate attraverso una corretta gestione della nutrizione, del suolo e della fisiologia vegetale.

Il principio emerso è stato chiaro: la difesa non comincia soltanto quando il parassita è già presente. Ridurre gli stress termici, idrici e nutrizionali significa mettere la pianta nelle condizioni di reagire meglio anche agli attacchi di insetti e patogeni. “Proteggere una coltura significa prima di tutto metterla nelle condizioni di lavorare bene”, è stato uno dei concetti al centro della discussione.

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Da sx verso dx, gli agronomi di Doctor Farmer, Maurizio Simone e Nicola Lanotte

Abomin tra protezione e nutrizione

Una parte centrale della giornata è stata dedicata ad Abomin, la polvere di roccia attorno alla quale si sviluppa la strategia tecnica promossa dagli organizzatori.

Sul fronte dell’applicazione fogliare, il prodotto crea una copertura capace di esercitare un’azione schermante e di limitare il riscaldamento delle superfici vegetali. Secondo quanto illustrato durante l’incontro, l’ombreggiamento può superare il 40%, contribuendo a mantenere più a lungo l’efficienza fisiologica della pianta nei periodi caratterizzati da temperature elevate.

Mantenere la superficie fogliare al di sotto dei 35 °C aiuta la pianta a continuare a produrre zuccheri attraverso la fotosintesi, anziché consumare energia per reagire allo stress”, ha spiegato Maurizio Simone.

La patina depositata sulle foglie e sulle drupe svolge inoltre un’azione fisico-meccanica nei confronti della mosca e di altri insetti. Particolare attenzione è stata riservata all’impiego combinato con altre polveri, come il caolino, che secondo le prove pluriennali presentate può determinare un effetto sinergico e migliorare i risultati della strategia.

L’applicazione di Abomin al terreno è stata invece collegata all’apporto di macro, micro e oligoelementi e alla possibilità di favorire l’attività dei microrganismi tellurici. L’obiettivo è costruire una rizosfera funzionale, capace di sostenere lo sviluppo radicale e la salute complessiva della coltura.

A illustrare le caratteristiche tecniche del prodotto e la mission dell’azienda è stato Andreas Storti, responsabile europeo di Abomin, che ha inserito l’impiego della polvere di roccia all’interno di una strategia più ampia, basata sulla relazione tra suolo, nutrizione, protezione della chioma ed equilibrio della pianta.

Da sx verso dx, Andreas Storti (responsabile europeo di Abomin) e Demetrio Patruno (figlio del titolare dell’azienda)

L’esperienza dell’Azienda Patruno

La scelta dell’azienda ospitante non è stata casuale. Nell’Azienda Agricola Giovanni Patruno la strategia illustrata durante Optimize Olivo è già adottata, permettendo ai partecipanti di osservarne direttamente gli effetti. A raccontare l’esperienza aziendale è stato Demetrio Patruno, figlio del titolare Giovanni, che ha spiegato dosi, tempi e modalità con cui Abomin viene inserito nella gestione dell’oliveto.

Il suo contributo ha portato il confronto dal piano teorico a quello operativo. Alle sue parole si sono aggiunte le testimonianze di altri agricoltori presenti, che hanno riferito risultati positivi sia nella gestione degli stress abiotici, sia nell’ambito delle strategie rivolte al contenimento di insetti e patogeni.

È stato uno dei momenti più partecipati del pomeriggio. I presenti hanno confrontato esperienze, protocolli e risultati, evidenziando come ogni strategia debba essere adattata alle caratteristiche dell’oliveto e all’andamento della stagione.

Impiego dei droni nell’oliveto

L’ultimo intervento ha spostato l’attenzione sull’impiego della tecnologia nella gestione moderna dei campi. Nicola Giannico, agronomo di Talos Air Tech, ha accompagnato il proprio intervento con una dimostrazione di volo del DJI Agras T100, modello evoluto rispetto alle precedenti generazioni di droni agricoli.

Il mezzo può essere impiegato per la distribuzione di fertilizzanti e consente di operare attraverso mappe tridimensionali, rotte autonome e una suddivisione del campo in zone, sulle quali modulare gli apporti a rateo variabile.

Negli impianti arborei può seguire la morfologia del terreno e la disposizione delle piante, arrivando a operare albero per albero. Tra i vantaggi evidenziati figurano la rapidità di esecuzione, la maggiore precisione, la riduzione del passaggio di mezzi pesanti tra le file e la possibilità di intervenire anche in aree difficilmente raggiungibili con le attrezzature tradizionali.

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Nicola Giannico, agronomo di Talos Air Tech

Il confronto continua oltre il campo

La giornata si è conclusa con un buffet che ha offerto ai partecipanti l’occasione di proseguire il confronto in una dimensione più informale. Tecnici, agricoltori e relatori hanno continuato a scambiarsi esperienze, domande e osservazioni sui temi emersi durante il pomeriggio.

Una chiusura conviviale, ma coerente con lo spirito di Optimize Olivo: partire dai problemi reali delle aziende, discuterli direttamente in campo e costruire soluzioni attraverso il confronto.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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