Kiwi 2026, primi segnali da leggere in campo

Fioritura sostenuta, suoli in lento riscaldamento e carica da gestire: i primi segnali della stagione kiwi 2026 nella lettura dell’agronomo Angelo Didonna

da Donato Liberto
kiwi - fiori

La stagione del kiwi 2026 è ancora nelle sue prime fasi, ma alcuni segnali iniziano già a delineare il quadro produttivo dei prossimi mesi. La partenza vegetativa non è stata particolarmente rapida, il suolo sta impiegando più tempo a riscaldarsi e le piante, soprattutto nelle prime settimane di ripresa, hanno mostrato un certo ritardo rispetto allo scorso anno. Allo stesso tempo, però, il buon soddisfacimento del fabbisogno in freddo ha sostenuto una ripresa riproduttiva molto marcata, lasciando intravedere in diversi impianti una carica fiorale superiore alla media.

È dentro questa apparente doppia velocità che va letta l’annata: da un lato una vegetazione ancora in costruzione, dall’altro una fioritura che, soprattutto nelle cultivar più precoci, procede con decisione. Per analizzare la situazione con uno sguardo più esperto e vicino al campo, ne abbiamo parlato con Angelo Didonna, agronomo dello studio di consulenza Graper, che segue diversi actinidieti nel Sud-Est barese.

Una ripresa vegetativa più lenta, ma la fioritura avanza

Stando alle prime osservazioni raccolte in campo dall’agronomo, la ripresa vegetativa degli actinidieti è partita con un passo leggermente più lento rispetto alla scorsa annata. Il germogliamento, in particolare, mostra circa una settimana di ritardo rispetto al 2025. Un dato che, da solo, potrebbe essere letto come una semplice partenza posticipata; messo in relazione con l’avanzamento della fioritura assume invece un significato più preciso: le piante stanno entrando nella fase riproduttiva con germogli ancora poco sviluppati e una superficie fogliare non pienamente espansa.

Ci troviamo con germogli meno sviluppati, ma con una fioritura che sta arrivando negli stessi tempi dello scorso anno, in alcuni casi anche in anticipo”, osserva Didonna.

Il quadro, naturalmente, cambia in funzione delle varietà. Le cultivar a polpa rossa sono le più precoci e si trovano già tra piena e fine fioritura. Le varietà a polpa gialla stanno entrando ora nella fase fiorale, con i maschi in leggero anticipo rispetto alle femmine, secondo una dinamica fisiologica piuttosto ricorrente. Il kiwi verde, invece, è ancora più tardivo, in fase di germogliamento, distensione dei tessuti e irrobustimento del peduncolo.

È una scalatura che osserviamo ogni anno: le rosse sono più precoci, poi arrivano le gialle e infine le verdi. La stessa sequenza si ritrova anche nei tempi di raccolta”, precisa l’agronomo.

Il punto più interessante dell’annata 2026 riguarda però il rapporto tra fase fiorale e sviluppo vegetativo. Il buon accumulo di ore in freddo durante l’inverno ha favorito una ripresa riproduttiva regolare, con gemme fertili e una buona emissione di peduncoli fiorali. La componente vegetativa, invece, ha risentito maggiormente delle condizioni di inizio primavera: temperature contenute, terreni rimasti freddi più a lungo e apparato radicale non ancora pienamente attivo hanno rallentato l’allungamento dei germogli e l’espansione della superficie fogliare.

Ne deriva una situazione da seguire con attenzione, in cui la pianta arriva alla fioritura con una capacità fotosintetica ancora in fase di consolidamento, mentre il carico riproduttivo si presenta già sostenuto. È su questo equilibrio, più che sul semplice calendario fenologico, che si giocheranno molte delle scelte tecniche delle prossime settimane.

kiwi - stagione 2026

Pianta di kiwi a polpa gialla, varietà Jintao® di Jingold™ in agro di Acquaviva – Per gentile concessione di: Angelo Didonna

Fertilità elevata: un potenziale da gestire con precisione

Il dato più rilevante, secondo Didonna, riguarda la fertilità. Il soddisfacimento del fabbisogno in freddo sembra aver favorito una buona risposta delle piante, visibile in campo attraverso un numero consistente di peduncoli fiorali e una maggiore incidenza di fiori laterali sui peduncoli, oltre al fiore centrale.

L’elevata fertilità si traduce in più fiori per germoglio e in una maggiore presenza di laterali”, sottolinea Didonna.

Nell’actinidia, una carica produttiva elevata è sempre una condizione da interpretare con cautela. Da un lato segnala una buona risposta della pianta e un potenziale produttivo interessante; dall’altro può diventare un fattore critico se la carica non viene riportata entro un equilibrio coerente con la forza vegetativa disponibile. Più fiori significano più possibilità produttive, ma anche maggiore competizione tra organi in accrescimento.

In questa fase, quindi, il tema non è solo “quanti fiori ci sono”, ma quanta parte di quel potenziale la pianta sarà in grado di sostenere senza penalizzare pezzatura, uniformità e qualità finale dei frutti. È qui che il la tecnica del diradamento assume un ruolo centrale.

L’indicazione che emerge dalle riflessioni dell’agronomo è chiara: dove l’organizzazione aziendale lo consente, il primo intervento dovrebbe essere effettuato già in fase fiorale, per alleggerire precocemente la pianta. A questo dovrà seguire, dopo allegagione, un secondo passaggio sui frutti, necessario per rifinire la carica e riportarla entro livelli più sostenibili.

La difficoltà principale resta però la manodopera. In molte aziende, soprattutto dove il kiwi è inserito in ordinamenti colturali diversificati o dove le superfici da gestire sono ampie, intervenire tempestivamente sui fiori può essere complicato. Questo rende ancora più decisiva la programmazione del diradamento post-allegagione, che dovrà evitare accumuli eccessivi di carica su piante ancora non pienamente espanse dal punto di vista vegetativo.

kiwi - campagna 2026

Impianto di kiwi a polpa gialla, varietà Jintao® di Jingold™ in agro di Acquaviva – Per gentile concessione di: Angelo Didonna

Piogge abbondanti, ma attenzione alle radici superficiali

Accanto alla fenologia, l’altro elemento che sta caratterizzando la stagione è il clima. Le piogge abbondanti dei primi mesi dell’anno hanno avuto un effetto positivo sul piano della disponibilità idrica generale, contribuendo al reintegro delle falde e al ripristino di una parte delle riserve idriche del territorio. Per il kiwi, coltura notoriamente esigente in termini di acqua, questo rappresenta un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto in vista dei mesi più caldi.

Questa condizione, però, non deve portare ad abbassare la guardia nella gestione irrigua. Nell’actinidia, infatti, l’apparato radicale tende a svilupparsi in modo piuttosto superficiale e una quota importante delle radici assorbenti lavora nei primi strati di terreno. Di conseguenza, anche dopo periodi piovosi consistenti, gli strati più superficiali di suolo possono asciugarsi rapidamente, soprattutto quando aumentano temperatura, ventilazione e richiesta evapotraspirativa. Il dato, quindi, va letto con attenzione, le piogge hanno migliorato il quadro idrico complessivo, ma non eliminano la necessità di monitorare da subito l’umidità del terreno e di intervenire con le prime irrigazioni quando lo strato superficiale inizia a perdere disponibilità idrica.

Allo stesso tempo, l’elevata umidità accumulata nei mesi precedenti e le temperature contenute hanno rallentato il riscaldamento del terreno. E un suolo freddo, in questa fase, significa soprattutto una ripartenza radicale più lenta.

Il terreno è ancora freddo e questo limita la ripartenza delle radici. In questa fase la pianta lavora soprattutto sulle riserve”, evidenzia Didonna.

La pianta, quindi, sta sostenendo la ripresa iniziale facendo leva in buona parte sulle riserve accumulate, mentre l’apparato radicale non ha ancora raggiunto una piena efficienza di assorbimento. La situazione dovrebbe cambiare con l’aumento delle temperature, quando il suolo tornerà più favorevole all’attività radicale e la pianta potrà sostenere con maggiore continuità crescita vegetativa, fioritura e allegagione. 

kiwi 2026

Impianto di kiwi a polpa gialla, varietà Jintao® di Jingold™ in agro di Acquaviva – Per gentile concessione di: Angelo Didonna

Le prossime settimane orienteranno la qualità finale

La fotografia degli actinidieti, oggi, restituisce quindi una stagione con un potenziale interessante, ma ancora da governare. La fertilità elevata è il dato positivo da cui partire; la vegetazione contenuta e la ripartenza radicale non ancora piena sono i fattori che impongono prudenza tecnica.

Secondo Didonna, la priorità sarà accompagnare la pianta verso un equilibrio più stabile tra sviluppo vegetativo e carico produttivo. In questa direzione vanno lette la potatura verde, la selezione dei germogli e soprattutto il diradamento, prima sui fiori dove possibile, poi sui frutti dopo l’allegagione.

La stagione 2026, in altre parole, non si presenta come un’annata povera di potenziale. Al contrario, parte con una fertilità importante. La differenza si giocherà nella capacità di trasformare quel potenziale in produzione sostenibile, evitando che l’elevata carica iniziale diventi un limite per pezzatura, uniformità e qualità commerciale del kiwi.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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