Indice
- Il mio primo rimpianto: non aver iniziato gli incroci 5 anni prima
- “Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti” – F. De André
- “Audentes fortuna iuvat” – Virgilio
- Il dado è tratto, ma da sola non ce la posso fare: mi serve aiuto
- …e ora? Cosa stiamo facendo?
- Davanti a me vedo un bivio: quale strada prendere?
“2 + 2 = 4”. Quanto è rassicurante una risposta univoca? Una soluzione senza margine di errore, ripensamento o rimpianto? Nelle scienze applicate, purtroppo, non funziona così. Non esiste, ad esempio, la ricetta per gestire bene un vigneto: basti confrontare una produzione di uva da tavola a una di uva da vino, oppure un territorio del nord Europa rispetto a una coltura in ambiente Mediterraneo. Esiste un percorso produttivo, fatto da tante piccole decisioni, che poi, se siamo bravi, può portare a grandi risultati.
Fare selezione varietale significa, prima di tutto, dover scegliere. Scegliere su quali linee di ricerca puntare, scegliere quali genitori utilizzare negli incroci, scegliere quali semenzali mantenere e quali scartare. Un percorso che deve essere guidato da una grande consapevolezza dei propri limiti: non è possibile fare o mantenere tutto.
Il mio primo rimpianto: non aver iniziato gli incroci 5 anni prima
Nel 2019, appena trasferita in Salento dalla verde Lombardia, mi sono ritrovata in un cimitero di olivi. A dire il vero, mi ero subito posta il dilemma: dovendo iniziare le mie linee di ricerca in questo nuovo territorio, e immaginando che prima o poi la Xylella sarebbe stata un problema per la vite, mi sono chiesta subito se iniziare a lavorare su quel tema. Ho valutato il contesto: per fortuna la Xylella fastidiosa subsp. pauca non colpisce la vite, e, trovandomi in un territorio nuovo e pieno di difficoltà, ho deciso di iniziare le mie attività di ricerca in viticoltura in Puglia mantenendo il focus sull’adattamento al cambiamento climatico e alla tolleranza agli stress abiotici: la natura in Salento cerca prepotentemente di raggiungere la desertificazione e di lavoro ce ne sarebbe tanto da fare anche su quel fronte.
“Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti” – F. De André
Senso di colpa per il mio ritardo d’azione: questa è stata la mia prima emozione quando il 21 febbraio 2024 ricevetti il messaggio di Francesco Specchia “Trovata a Bari su mandorlo Xylella fastidiosa ST1, ovvero agente causale della malattia di Pierce su vite”. Ci vorranno almeno 20 anni di ricerca per ottenere una cultivar resistente e di qualità, e io non avevo ancora iniziato a produrre i primi incroci che poi vorrei reincrociare almeno due volte con V. vinifera. Però, anche se la selezione varietale per la resistenza a Xylella su vite è un percorso lungo e insidioso, a quel punto, mi sono sentita in dovere di fare del mio meglio per intraprenderlo.
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“Audentes fortuna iuvat” – Virgilio
È molto improbabile trovare un vitigno resistente a Xylella in Europa: qui la natura non ha sterminato tutte le piante di vite sensibili lasciando vivere solo quelle resistenti attraverso un lungo processo di selezione naturale. Ho fatto una rapida ricerca bibliografica, che ha confermato la sensibilità di tutte le cultivar di Vitis vinifera testate fino ad oggi (il Primitivo in cima alla lista), ma fortunatamente è emerso subito un nome interessante: Vitis arizonica, una possibile fonte di resistenza al Pierce disease. Immediatamente mi sono ricordata di uno studio condotto a Milano per aumentare la tolleranza alla siccità di nuovi portainnesti: tra le specie analizzate c’era anche Vitis arizonica. La fortuna, infatti, ha voluto che Daniele Grossi, durante il suo dottorato, avesse passato alcuni mesi in California, nel gruppo di A. Walker, e che, nel 2016, si fosse fatto spedire dal National Repository di Davis un’enorme quantità di vinaccioli provenienti da diverse specie americane del genere Vitis (ottenute per impollinazione libera).
Il risultato è che oggi l’Università degli Studi di Milano ha una collezione di piante adulte di origine americana. Chiamai subito i colleghi. Non avevano ancora portato le piante: la fortuna giocava ancora dalla mia parte e il 18 marzo 2024 ricevetti alcune marze di V. arizonica. Per facilitare la radicazione senza fare seccare la talea, è bene che le radici partano prima dei germogli. Senza un laboratorio attrezzato e senza fondi per questa ricerca, per non perdere tempo, decisi di fare tutto sul terrazzo di casa mia, acquistando personalmente i materiali necessari così da ottenere le prime piantine entro la fine del mese di marzo, cercando di anticipare la radicazione e posticipando il germogliamento. Fin da subito, nei giovani germogli delle piantine vidi emergere i primi grappolini differenziati all’interno delle gemme dell’anno precedente. Anche se una giovane pianta nata da talea non riesce a portare a maturità un frutto, con il relativo seme, la produzione del polline è molto meno impegnativa. Considerato che tutte le piante di vite selvatiche sono dioiche (esistono, quindi, piante maschio e piante femmina), decisi che i maschietti avevano le carte in regola per diventare già papà di una progenie di incrocio tra V. vinifera e V. arizonica. A questo punto, però, la fortuna decise di voltarmi le spalle: nel 2024 la fioritura della Vitis vinifera ebbe un anticipo di quasi 3 settimane. A costo di dimezzare il numero di piante vive, decisi quindi di forzare la fioritura delle piccole V. arizonica, mettendole in serra.
Grazie a questo escamotage, l’8 maggio 2024, durante un’esercitazione presso la collezione ampelografica di Claudio Quarta a Lizzano che ha coinvolto gli studenti del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università del Salento, siamo riusciti a fare i primi incroci utilizzando piante a fiore femminile di V. vinifera. Il 14 agosto 2024 ho raccolto i primi semi ottenuti da questi incroci e il 20 febbraio 2025 abbiamo fatto la semina dei vinaccioli coinvolgendo gli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario Presta-Columella di Lecce. In un territorio devastato dalla Xylella, condividere un percorso non solo di ricerca, ma – prima di tutto – di speranza, fa letteralmente bene al cuore. Anche gli studenti più giovani hanno dimostrato interesse e hanno partecipato con entusiasmo alle attività di ricerca: a loro il mio grazie per aver condiviso con me un pezzetto di questo lungo percorso.
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A sinistra fiore maschile e a destra fiore femminile di vite americana.
Il dado è tratto, ma da sola non ce la posso fare: mi serve aiuto
Dopo una partenza frettolosa e “casalinga”, serviva impostare un lavoro più sistematico e quindi finanziamenti che, grazie al PNRR, erano relativamente accessibili. Per prima cosa, serviva reclutare una persona che si potesse dedicare interamente alla ricerca. Un giovane dottorando che prendesse a cuore questo lavoro. I Vivai Cooperativi Rauscedo S.C.A. si resero subito disponibili a cofinanziare una borsa di dottorato PNRR-DM 630/2024 dal titolo “Selezione varietale per la resistenza a Xylella in viticoltura”, e a Dicembre 2024 Giuseppe Rossetti ha iniziato il suo incarico presso l’Università del Salento.
Oltretutto, ho potuto inserire alcune attività all’interno del progetto CLEARGENES “CLimatE chAnge Resilience GENES in Italian fruits and vegetables, finanziato nell’ambito del programma Agritech Spoke 4 (Università di Padova – DAFNAE) e coordinato da Davide Scaglione di IGATech. Anche questo ha permesso di proseguire le attività di ricerca nell’anno 2025. Al puzzle, però, mancava un tassello fondamentale: la competenza in patologia. Io non sono esperta di patogeni in generale e, ovviamente, non posso improvvisarmi a gestire un batterio così pericoloso come Xylella. Servivano persone esperte e competenti che potessero testare la resistenza delle mie piantine e ovviamente decisi di puntare ai migliori. Così, il 24 marzo 2025 ho scritto una mail a Donato Boscia e Maria Saponari per iniziare una collaborazione e ancora oggi li ringrazio per l’apertura e la disponibilità dimostrata fin da subito.
Lavorare sul tema Xylella, però, significa anche dover affrontare un altro grosso problema: quello legato alle tensioni che questa tematica di ricerca suscita negli animi delle persone, sia all’interno del mondo della ricerca che fuori. Io sono una persona molto emotiva, ma che ama giocare a carte scoperte. Ho deciso quindi, nel luglio 2025, di presentare questa linea di ricerca a un evento pubblico “Il battesimo delle primogenite”, organizzato presso Villa Neviera di Cantina Due Palme. In quel contesto, oltre a presentare le prime piantine nate dagli incroci fatti nel 2024 tra V. vinifera e V. arizonica, abbiamo dato un nome alla prima progenie che oggi conta 256 genotipi unici. Tramite un sondaggio pubblico al quale hanno partecipato 2713 persone, è stato scelto il nome “V.I.T.A.” (Varietà Innovative Tolleranti Anti – Xylella). Percepire l’interesse delle persone verso il lavoro di ricerca è stato un enorme stimolo che mi ha spinto a proseguire i lavori con una ancora crescente determinazione.

Progenie V.I.T.A.
…e ora? Cosa stiamo facendo?
È soprattutto grazie allo studio bibliografico che ha visto in prima linea il contributo di Clara Ripa e Matteo Dimaglie che abbiamo identificato una lista di specie americane del genere Vitis potenzialmente portatrici di resistenza a Xylella. Confrontando questa lista con la mappa della collezione dell’Università degli Studi di Milano, abbiamo identificato altre 5 specie da poter inserire nel programma di incroci: V. x champinii, V. cinerea (helleri), V. aestivalis, V. mustangensis e V. muscadinia rotundifolia. Attualmente, queste piante stanno radicando presso il laboratorio di coltivazioni arboree dell’Università del Salento e, appena possibile, i fiori maschili verranno raccolti per creare nuove progenie per incrocio con V. vinifera.
Francesca De Luca, Paola Bisconti e Mary Grazia Da Padova sono attualmente coinvolte nel programma di selezione varietale per la resistenza a Xylella su vite, sotto la co-supervisione di Giuseppe Rossetti, per lo svolgimento della loro tesi di laurea presso l’Università del Salento. Se vi capitasse di visitare l’Orto Botanico dell’Università del Salento, non mancate di dare uno sguardo al nostro micro-vigneto sperimentale, che attualmente accoglie le piantine della progenie V.I.T.A., insieme ai loro genitori americani.
Davanti a me vedo un bivio: quale strada prendere?
Di formazione enologa, mi sono da sempre occupata soprattutto di uva da vino. Ora, però, la Xylella minaccia in prima battuta l’area di produzione dell’uva da tavola. Gli obiettivi della selezione varietale per le due filiere sono molto diversi, basti pensare a dimensione, forma e colore della bacca, apirenia, croccantezza della polpa, spessore della buccia e via discorrendo.
Chiedo, quindi, un parere ai viticoltori, ai consumatori, e a tutte le persone interessate o appassionate, per cercare di ponderare al meglio le decisioni sulla scelta dei parentali e sulla selezione delle progenie. Secondo voi, quale percorso deve essere prioritario? La selezione di varietà per la produzione di uva da tavola o da vino? Ci tengo a sottolineare, comunque, che il risultato di questo sondaggio non sarà vincolante: cerco solo di capire quali siano le priorità per la produzione viticola pugliese.
Ringrazio anticipatamente tutti coloro che vorranno dare il loro contributo partecipando al sondaggio disponibile al link https://forms.gle/7CFju7LQV4TAikia8.
A cura di: Laura Rustioni – Professore Associato di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università del Salento.
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