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Mirtilli, lamponi, more e ribes occupano ormai uno spazio stabile nei reparti ortofrutta, con un posizionamento premium che impone standard elevati non solo in campo, ma lungo tutta la filiera. È proprio nel post-raccolta che si concentra una delle sfide più delicate per il comparto. I piccoli frutti sono prodotti deperibili, sensibili alle manipolazioni, alle variazioni termiche e allo sviluppo di marciumi durante conservazione, trasporto e distribuzione. Nel caso del mirtillo, tra i patogeni più rilevanti rientrano le specie appartenenti al genere Alternaria, capaci di infettare diversi frutti e ortaggi durante la conservazione. Tra queste, Alternaria tenuissima è indicata come uno dei patogeni più frequentemente isolati da frutti di mirtillo colpiti da marciume. Ma come contrastarli senza ricorrere a fungicidi?
Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del College of Food Science della Shenyang Agricultural University ha indagato il potenziale dei lieviti antagonisti, studiati come agenti di biocontrollo contro diverse malattie post-raccolta. L’attenzione si è concentrata Pichia kudriavzevii, in particolare sul ceppo K210607D, selezionato in precedenza per la sua marcata attività antagonista nei confronti di A. tenuissima. L’obiettivo era duplice: verificare l’efficacia del ceppo contro il patogeno e chiarire i meccanismi alla base dell’azione antifungina.
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Cosa hanno fatto i ricercatori
Lo studio è partito dal confronto tra il patogeno, Alternaria tenuissima, isolato da mirtilli marcescenti, e il lievito antagonista K210607D. La prima prova ha riguardato la crescita miceliale. K210607D è stato aggiunto al terreno di coltura su cui si sviluppava Alternaria; dopo alcuni giorni, il diametro delle colonie fungine è stato confrontato con quello dei campioni non trattati. Il secondo passaggio ha riguardato la germinazione dei conidi, cioè delle spore del fungo. È un punto importante, perché l’infezione parte proprio dalla capacità delle spore di germinare e avviare la colonizzazione del frutto. Mescolando i conidi di A. tenuissima con diverse concentrazioni di K210607D, i ricercatori hanno verificato quante spore riuscissero effettivamente a germinare.
I ricercatori hanno poi preparato sospensioni a concentrazioni definite, così da valutare l’effetto del lievito in condizioni controllate.
I risultati: meno crescita fungina e meno spore germinate
I risultati confermano l’efficacia del lievito. Alle concentrazioni più alte testate, K210607D ha ridotto la crescita delle colonie di A. tenuissima dell’80%. Un effetto simile è stato osservato anche sulle spore. Nel campione non trattato, dopo 60 ore, quasi tutte le spore del fungo erano germinate; con K210607D, invece, la germinazione si è fermata al 20%. Questo dato è importante perché bloccare la germinazione significa ostacolare una delle prime fasi dell’infezione.
Il confronto tra le diverse preparazioni ha poi chiarito meglio il meccanismo d’azione. La combinazione di cellule vive e sostanze prodotte dal lievito ha dato l’effetto più forte, con il 93% di inibizione. Le sole cellule vive hanno comunque raggiunto l’80%, mentre le sole sostanze rilasciate dal lievito si sono fermate al 16%. Questo indica che l’efficacia di K210607D dipende soprattutto dalla presenza delle cellule vive e dal loro contatto diretto con il fungo.
Il lievito riduce il marciume e attiva le difese del frutto
Un altro elemento interessante riguarda il test sui frutti. I mirtilli trattati con K210607D hanno mostrato una minore incidenza del marciume rispetto al controllo. I sintomi sono comparsi nei frutti non trattati già dal primo giorno, mentre nei trattati la malattia è risultata più contenuta: il marciume è stato ridotto del 28% al secondo giorno e del 29% al terzo. Il lievito, quindi, ha contenuto l’avanzamento della malattia sul frutto, pur senza eliminarla completamente. Ma non finisce qui. Lo studio evidenzia anche un secondo livello d’azione: il trattamento con K210607D sembra rafforzare il sistema antiossidante dei mirtilli. Nei frutti trattati sono stati rilevati livelli più bassi di perossido di idrogeno, H₂O₂, e di malondialdeide, MDA, due indicatori associati allo stress ossidativo e al danno alle membrane cellulari.
A completare il quadro c’è l’aumento dell’attività di enzimi antiossidanti come CAT, SOD, APX e POD. Nei frutti trattati, l’attività CAT è risultata superiore del 31% al quinto giorno; la SOD del 53%; l’APX del 17%; la POD ha raggiunto il picco al quarto giorno, con un’attività pari a 1,25 volte quella del controllo.

Incidenza della malattia nei frutti di mirtillo inoculati nei gruppi controllo e trattamento con P. kudriavzevii K210607D. I dati e le barre rappresentano rispettivamente le medie e la deviazione standard di tre saggi indipendenti. Gli asterischi indicano differenze significative tra i due gruppi in ciascun momento di campionamento, determinate mediante t-test per campioni indipendenti (P < 0,05). Fonte: Postharvest Biology and Technology
Una prospettiva per la gestione integrata del post-raccolta
Il valore dello studio sta proprio nella lettura combinata dei risultati. Pichia kudriavzevii K210607D agisce contro Alternaria tenuissima attraverso più vie: limita la crescita del micelio, riduce la germinazione delle spore, aderisce alle ife del patogeno e sostiene le difese antiossidanti del mirtillo, riducendo l’accumulo di molecole associate al danno cellulare. Per la filiera dei piccoli frutti, il dato apre una prospettiva interessante. La gestione dei marciumi post-raccolta richiede strumenti capaci di inserirsi in programmi integrati, compatibili con le esigenze di conservabilità , sicurezza alimentare e riduzione degli input chimici. I lieviti antagonisti, in questo senso, rappresentano una linea di ricerca concreta, soprattutto se la loro efficacia viene confermata in condizioni operative più vicine alla realtà commerciale.
Restano passaggi da approfondire: stabilità del trattamento, comportamento in diverse condizioni di conservazione, efficacia su scala industriale, interazione con packaging, temperatura, umidità e gestione della catena del freddo. Tuttavia, i risultati ottenuti hanno dimostrato che Pichia kudriavzevii K210607D si candida come un agente di biocontrollo promettente, da valutare dentro strategie sostenibili e tecnicamente robuste per la difesa della qualità in post-raccolta.
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Federica Del Vecchio
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