Il pomodoro e i virus da contatto

Che si tratti del PepMV o del ToBRFV, i virus da contatto che interessano la coltura sono molteplici. Buone pratiche agronomiche e protocolli di igiene operativa possono però ridurre drasticamente le occasioni di trasmissione e contenere la diffusione.

da Ilaria De Marinis
il pomodoro virosi

I virus rappresentano uno dei principali gruppi di patogeni responsabili di malattie nelle piante coltivate, tra cui il pomodoro. Volendo semplificare, si tratta di entità submicroscopiche costituite da un acido nucleico (RNA o DNA) racchiuso in un rivestimento proteico detto capside. Talmente piccoli da essere visibili solo al microscopio elettronico, i virus sono definiti parassiti endocellulari obbligati, poiché incapaci di moltiplicarsi autonomamente e costretti a utilizzare i sistemi metabolici della cellula ospite per produrre nuove particelle infettive. Ad oggi sono state descritte oltre 2500 specie virali virgola e quasi la metà è in grado di infettare piante. Alcuni virus presentano uno spettro d’ospite molto ampio: il Tomato spotted wilt virus (TSWV), ad esempio, è stato segnalato su più di 1000 specie vegetali. Altri, invece, mostrano maggiore specificità, limitandosi a poche colture in campo. D’altra parte, una stessa pianta può essere colpita contemporaneamente da più virus con sintomi che si sommano o si mascherano, rendendo più complessa una diagnosi precisa. Gli effetti delle virosi possono manifestarsi su tutte le parti della pianta: foglie, fusti, radici, fiori, frutti e semi. Le conseguenze sono visibili attraverso mosaici clorotici, deformazioni fogliari, necrosi o malformazioni dei frutti, che si traducono in perdite produttive e riduzione della qualità commerciale, con pesanti ripercussioni economiche per le aziende agricole.

La gravità delle infezioni varia in funzione di numerosi fattori: area geografica, varietà coltivata, condizioni ambientali e stagionali, presenza e dinamica dei vettori. Alcune virosi, come la vaiolatura del susino (Plum pox virus), i giallumi della bietola (Beet yellow virus), la tristezza degli agrumi (Citrus tristeza virus) o i gemini virus del pomodoro responsabili della Tomato yellow leaf curl disease (TYLCD), hanno mostrato in determinate aree un potere distruttivo tale da compromettere intere produzioni. Altre, invece, pur determinando sintomi meno gravi, esercitano un impatto costante che, nel medio lungo termine, erode la redditività aziendale. Tre caratteristiche spiegano perché i virus vegetali rappresentano una sfida così complessa per la fitopatologia moderna:

  1. assenza di cure dirette – non esistono agrofarmaci in grado di eliminarli una volta insediati;
  2. ampia gamma di trasmissione – i virus si diffondono attraverso semi, polline, propagazione vegetativa, contatto meccanico (mani, attrezzi, sfregamento pianta-pianta) e per mezzo di organismi vettori come insetti (afidi, aleurodidi, tripidi), acari, nematodi, funghi (olpidium spp., Polymyxa spp.) o piante parassite come la cuscuta;
  3. elevata variabilità genetica – grazie alla loro capacità di mutare rapidamente, riescono ad adattarsi a nuovi ospiti e a superare resistenze introdotte dal miglioramento genetico.

Queste peculiarità spiegano perché i virus siano oggi considerati una delle principali minacce fitosanitarie globali e perché, soprattutto in colture ad alto valore economico come il pomodoro, la prevenzione integrata resti l’unico approccio realmente efficace per limitarne l’impatto. 

I virus del pomodoro possono diffondersi attraverso diverse vie di trasmissione che ne spiegano l’elevata capacità epidemica. Alcuni si trasmettono per contatto meccanico, tramite mani, attrezzi o operazioni colturali; altri sono veicolati da semi e materiali di propagazione. Un ruolo fondamentale è poi svolto dagli insetti vettori – afidi, tripidi, mosche bianche e cicaline – che con il loro apparato boccale inoculano il virus nelle piante sane. Infine, vi possono essere trasmissioni tramite polline, nematodi, funghi del suolo o piante parassite come le cuscute. Questa varietà di meccanismi rende complessa la prevenzione e impone strategie di gestione integrate e mirate. Analizziamo la prima categoria: i virus da contatto.

I virus da contatto – Pepino mosaic virus (PepMV)

Il Pepino mosaic virus (PepMV) è un patogeno relativamente recente in Europa, segnalato per la prima volta nei Paesi Bassi nel ‘98, dove furono individuati circa 40 focolai nelle coltivazioni di pomodoro in serra. Da lì il virus si è diffuso rapidamente anche in altri Paesi europei tra cui Gran Bretagna, Belgio, Germania e Austria e successivamente in Spagna (Murcia, Almerìa e Isole Canarie), Danimarca, Finlandia, Svezia, Estonia e Italia. Oggi il PepMV è presente anche in Marocco e in Nord America dove è stato osservato a partire dal 2001. Nel giro di appena due anni, questo virus è riuscito a raggiungere diversi continenti, confermando la sua elevata capacità di diffusione. Il PepMV si trasmette principalmente per contatto meccanico e può diffondersi in modo estremamente rapido: nelle coltivazioni di pomodoro in serra è in grado di infettare fino al 70% delle piante in circa sei settimane. Le conseguenze sulle rese non sono trascurabili: a seconda del paese, le perdite variano dal 5 al 15%, ma in Spagna sono stati registrati cali produttivi anche del 40%.
Il virus fu identificato per la prima volta in Perù nel 1974, su coltivazioni di pepino (Solanum murucatum), un frutto tradizionale delle Ande note con il nome di “melone-pera”, consumato fresco o in insalata. Nel pomodoro provoca una gamma molto ampia di sintomi, spesso sorprendenti per la loro variabilità e per la diversa espressione nel tempo. Le manifestazioni più comuni riguardano le foglie, dove possono comparire mosaici di gravità variabile, aree necrotiche diffuse, macchie irregolari e, in alcuni casi, lesioni necrotiche. Le tipiche macchie gialle rappresentano il segno più caratteristico dell’infezione. Sulle foglie provoca deformazioni con curvature e ispessimenti, rallentamento della crescita apicale e foglie strette e scure dall’aspetto simile a quello delle ortiche. Sul fusto possono comparire striature brunastre o sugherose. I fiori spesso imbruniscono e abortiscono, mentre i frutti mostrano mosaici visibili soprattutto in maturazione, talvolta come unico sintomo. Le piante infette tendono a senescere precocemente e i sintomi si distribuiscono in modo irregolare lungo la fila. L’espressione della malattia varia in base a luce, temperatura, cultivar e stadio di sviluppo, risultando più evidente da autunno a primavera e attenuandosi nei periodi caldi e luminosi.

PEPMV0 il pomodoro

Tomato mosaic virus (ToMV) – Virus del mosaico del pomodoro

Il Tomato mosaic virus (ToMV) è diffuso a livello globale ed è considerato uno dei virus più comuni e dannosi per il pomodoro, presente con frequenza superiore al Tobacco mosaic virus (TMV) su pomodoro e peperone. È in grado di causare danni significativi sia nelle coltivazioni in pieno campo, sia in serra. Fortunatamente la diffusione di ibridi resistenti ha ridotto notevolmente l’incidenza della malattia; tuttavia, l’introduzione sul mercato di nuove cultivar sensibili ha dimostrato come il ToMV sia sempre pronto a colpire il materiale vegetale protetto. Il virus è stato segnalato per la prima volta su pomodoro nel 1909 negli Stati Uniti (Connecticut). Inizialmente considerato un semplice ceppo di TMV, studi più approfonditi ne hanno evidenziato caratteristiche specifiche come le differenze sierologiche, nella sequenza genomica e nella gamma di ospiti che hanno portato a riconoscerlo come specie distinta. Analogamente al TMV, il TOMV è stato oggetto di numerose ricerche, diventando un modello di studio per comprendere la biologia e la gestione dei virus in campo vegetale.

I sintomi causati dal ToMV sono simili a quelli del Tobacco mosaic virus (TMV) e possono variare notevolmente in intensità. Le piante infette presentano un rallentamento della crescita e diverse anomalie fogliari: marezzature, mosaici di colore verde, giallo o bianco, nervature assottigliate, foglie deformate, corrugate o filiformi in condizioni di scarsa luminosità invernale. La malattia può determinare anche aborto fiorale e frutti di piccole dimensioni, talvolta irregolari, con macchie gialle, anelli clorotici o necrosi interne dei tessuti vascolari (imbrunimenti). Queste alterazioni possono manifestarsi sia su frutti verdi, che maturi, anche in piante apparentemente sane. L’impatto sulla produzione dipende dall’epoca di infezione: le infezioni precoci compromettono fortemente le rese, mentre quelle tardive hanno effetti limitati. Poiché il virus si trasmette per contatto meccanico, le piante sintomatiche compaiono spesso lungo i filari in corrispondenza delle operazioni colturali. L’espressione dei sintomi varia in base a numerosi fattori: ceppo virale, cultivar, stadio di sviluppo, temperatura, luce e disponibilità di nutrienti (azoto e boro). In generale, le alte temperature riducono i sintomi fogliari.

Tobacco mosaic virus (TMV) – Virus del mosaico del tabacco

Il Tobacco mosaic virus (TMV) è uno dei virus vegetali più noti e studiati, responsabile della prima malattia virale descritta nelle piante: il mosaico del tabacco, segnalato già nel 1886 nei Paesi Bassi e nel 1892 in Russia. Specie tipo del genere Tobamovirus, ha rappresentato un modello di ricerca fondamentale soprattutto a livello molecolare. Il TMV è diffuso in tutte le aree dove vengono coltivate specie sensibili. Compare occasionalmente anche sul pomodoro, benché in questa cultura sia stato spesso confuso con il Tomato Mosaic virus (ToMV), più competitivo e frequente. Nei Paesi industrializzati, l’uso diffuso di varietà resistenti ne ha ridotto drasticamente l’incidenza fino quasi a farlo scomparire, resta invece il problema dei Paesi dove le resistenze non sono utilizzate o dove si pratica un’agricoltura marginale.

I sintomi del TMV variano in base al ceppo e alle condizioni ambientali. In generale, sulle foglie si osservano mosaici verde-gialli, screziature, deformazioni e restringimento del lembo fogliare (fenomeno della “filiformia”), particolarmente evidente in inverno. I sepali e i petali possono risultare ondulati con riduzione del numero di sacche polliniche. Nei frutti, oltre a casi di apparente normalità, possono comparire screziature necrotiche, anelli bruni e imbrunimenti interni dei tessuti vascolari. I sintomi sono più marcati sui tessuti giovani in fase di crescita.

Potato virus X (PVX) – Virus X della patata

Il Potato virus X (PVX) fu descritto per la prima volta nel 1931 nel Regno Unito su coltivazioni di patata. Oggi è diffuso in Europa e in tutte le aree del mondo dove questa coltura è presente. In passato era considerato particolarmente pericoloso sul pomodoro quando si presentava in associazione con TMV o ToMV, ma attualmente non rappresenta una minaccia rilevante, soprattutto nei Paesi dove vengono impiegate varietà resistenti al ToMV. È un virus polifago, in grado in infettare almeno 67 specie appartenenti a 27 famiglie botaniche. Ospiti noti sono la patata, il pomodoro, il peperone, il tabacco e numerose piante spontanee e ornamentali, tra cui Solanum nigrum, Datura stramonium, Chenopodium album e perfino la vite. Nel pomodoro la trasmissione avviene soprattutto per contatto meccanico. Sulle foglie infette si osservano marmorizzazioni e mosaici, talvolta accompagnati da necrosi puntiformi o diffuse.

Tomato brown rugose fruit virus (ToBRFV) – Virus della rugosità bruna dei frutti di pomodoro

Il ToBRFV è un tobamovirus segnalato per la prima volta nel 2014 in Medio Oriente (Israele, Giordania), poi rapidamente diffusosi in Europa, America, Asia ed Africa. In Francia – e più precisamente in Bretagna – è stato rilevato nel 2020. È considerato uno dei virus più temibili per il pomodoro perché riesce a superare le resistenze genetiche introdotte da decenni contro TMV e ToMV. Le piante ospiti sulle quali è stato segnalato oltre al pomodoro sono di fatto numerose: nella lista troviamo peperone, peperoncino, tabacco. Segnalazioni sospette sono state avanzate anche su melanzana. Accanto a questo, numerose sono anche le specie infestanti che possono ospitarlo come il Chenopodium e il Solanum nigrum ad esempio. I principali sintomi che possiamo osservare sul pomodoro sono clorosi e mosaici fogliari, deformazioni, necrosi di calici e peduncoli, frutti con maturazione irregolare, macchie gialle o brune talvolta rugosità superficiale. 

Il virus è estremamente stabile e può persistere per mesi o anni su superfici inerti e residui vegetali. Si trasmette molto facilmente tramite semi, piante, frutti infetti, contatto diretto (mani, attrezzi, indumenti, operazioni colturali) e anche con l’acqua di irrigazione, insetti impollinatori, uccelli e via discorrendo.

TOBRFV il pomodoro

In conclusione

La gestione dei virus di contatto non si gioca sul “curare”, ma sul progettare il lavoro in modo che la trasmissione meccanica abbia sempre meno occasioni. Significa trasformare l’igiene in procedura, separare i lotti e i percorsi, ridurre gli incroci operativi, rendere tracciabili materiali e movimenti, reagire in fretta ai primi sintomi con campionamenti e scelte nette. Quando l’infezione entra, il tempo diventa la variabile più cara: ogni giorno senza contenimento è un moltiplicatore.

La strada è aperta: diagnostica più rapida, materiale più controllato, resistenze e strategie agronomiche sempre più mirate. Ora resta da testare un’applicazione più ampia e costante: far diventare la prevenzione un automatismo di filiera, non un riflesso dopo il danno.

 

A cura di: Valentino De Rosa – agronomo
©fruitjournal.com

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