Cracking nell’uva da vino: fattori di rischio e soluzioni

Dietro la spaccatura di un acino può nascondersi molto più di un difetto estetico. Il cracking, anche nell’uva da vino, rappresenta una sfida agronomica che richiede strategie mirate di gestione e prevenzione

da Donato Liberto
cracking uva

Pur essendo una fisiopatia tipica e più frequente dell’uva da tavola, il cracking – ovvero la spaccatura degli acini in seguito a squilibri idrici e fisiologici – può manifestarsi, in alcune annate, anche nelle produzioni viticole destinate alla vinificazione.
A differenza del comparto dell’uva da tavola, dove le spaccature degli acini si traducono immediatamente in perdite economiche poiché rendono il prodotto esteticamente compromesso e non commerciabile, nell’uva da vino il problema non è tanto estetico quanto qualitativo e sanitario. Le microlesioni dell’epicarpo, infatti, costituiscono facili vie d’ingresso per patogeni come Botrytis cinerea o vari batteri responsabili di marciumi, con ripercussioni dirette sulla resa e sulla qualità enologica delle uve. Dal punto di vista tecnologico, l’insediamento di questi microrganismi può favorire la formazione di sostanze indesiderate, come le micotossine, che alterano il profilo aromatico e compromettono la sanità del vino.

Comprendere le cause che portano alla rottura degli acini – e individuare le strategie più efficaci per prevenirla – diventa quindi una sfida agronomica cruciale.

Perché l’acino si spacca? Le origini del cracking tra fisiologia e ambiente

Il cracking dell’acino è una fisiopatia multifattoriale, che si manifesta quando l’equilibrio fisiologico tra l’assorbimento d’acqua da parte della pianta e la capacità della buccia di contenerne la pressione interna viene alterato. Il fenomeno tende a manifestarsi con maggiore frequenza nelle fasi finali di maturazione, quando gli acini hanno ormai raggiunto la massima turgidità e l’epicarpo, fisiologicamente più sottile e meno elastico, è più esposto agli sbalzi idrici.
Il meccanismo fisiologico alla base è piuttosto semplice: in seguito a precipitazioni abbondanti, gli acini assorbono rapidamente grandi quantità d’acqua. Questo flusso, veicolato anche attraverso i pedicelli e favorito da un’elevata pressione osmotica interna, determina un aumento del turgore cellulare che l’epicarpo non sempre riesce a sostenere.
Il risultato è la formazione di microfessure, inizialmente impercettibili, che possono evolvere in spaccature visibili e profonde, soprattutto in presenza di elevata umidità e bassa ventilazione.

A questo aspetto fisiologico si sommano componenti di natura genetica e nutrizionale. Da un lato, infatti, la suscettibilità al cracking varia in modo marcato tra genotipi,  alcune varietà, infatti, presentano una cuticola più sottile o una minore elasticità dei tessuti, risultando intrinsecamente più esposte a questo fenomeno. Dall’altro, la disponibilità e l’equilibrio di alcuni nutrienti – in particolare calcio e boro, elementi fondamentali per la coesione e la flessibilità delle pareti cellulari – possono influire sulla resistenza meccanica dell’epicarpo e sulla capacità dell’acino di sopportare variazioni improvvise di turgore. Non solo. Anche la morfologia del grappolo contribuisce alla dinamica del fenomeno: grappoli compatti, con acini molto ravvicinati, limitano la circolazione d’aria e favoriscono la ritenzione di umidità negli spazi interni, creando microambienti che aumentano la pressione e accelerano la formazione delle spaccature.

Il cracking, quindi, rappresenta la conseguenza visibile di una complessa interazione tra fattori fisiologici o nutrizionali, genetici e ambientali. Capire come prevenire e gestire questa fisiopatia significa quindi agire su più livelli – dall’irrigazione alla nutrizione – con strategie mirate a ridurre lo stress della pianta e a preservare l’integrità dell’acino fino alla raccolta.

cracking

Effetti microbiologici e impatto sulla qualità enologica

Nell’uva da vino, il cracking non determina un danno immediatamente visibile in campo, ma può avere effetti diretti e significativi sulla qualità enologica delle uve e dei vini che ne derivano. Le spaccature dell’epicarpo costituiscono infatti vie preferenziali d’ingresso per microrganismi opportunisti. Tra i più comuni si annoverano Botrytis cinerea, lieviti ossidativi, Acetobacter e batteri lattici che, in presenza di ossigeno e zuccheri liberi, possono innescare processi fermentativi indesiderati direttamente sulla pianta, alterando la composizione dell’uva ancora prima che entri in cantina.

Le conseguenze di queste infezioni sono tutt’altro che marginali. La carica microbica più elevata aumenta il rischio di fermentazioni anomale e incontrollate nei mosti, mentre la degradazione dei composti fenolici e aromatici compromette la struttura del vino e la definizione del suo profilo sensoriale. Si osservano inoltre alterazioni chimiche significative, come l’innalzamento del pH, la riduzione dell’acidità titolabile e, nei casi più gravi, la formazione di micotossine – come l’ocratossina A – che rappresentano una minaccia non solo per la qualità, ma anche per la sicurezza alimentare dei vini prodotti.

Agire in anticipo: le strategie agronomiche per prevenire il cracking

La gestione del cracking richiede un approccio agronomico mirato e integrato, fondato sulla prevenzione. Trattandosi di una fisiopatia multifattoriale, non esistono interventi curativi pertanto la gestione di questa fisiopatia passa inevitabilmente a una strategia preventiva integrata che agisca sui diversi fattori in grado di favorirne l’insorgenza. L’obiettivo è ridurre gli stress fisiologici e ambientali cui l’acino è sottoposto, mantenendo quanto più possibile costante l’equilibrio idrico e meccanico dei tessuti.

In questa direzione riveste un ruolo centrale la gestione idrica. Variazioni improvvise nel contenuto d’acqua del suolo rappresentano infatti uno dei principali fattori scatenanti della fisiopatia, per questo è consigliabile adottare strategie di irrigazione controllata evitando squilibri improvvisi che possono aumentare la pressione interna degli acini. Accanto a questo, un ruolo determinante è svolto dalla nutrizione minerale. Apporti equilibrati di calcio e boro contribuiscono a migliorare la coesione e la flessibilità delle pareti cellulari, aumentando la resistenza della buccia agli stress meccanici. All’opposto, eccessi di azoto, pur favorendo la vigoria vegetativa, tendono a indebolire i tessuti, rendendo gli acini più sensibili alle variazioni di turgore e alle sollecitazioni climatiche.
Anche la gestione del carico produttivo e della chioma incide in modo significativo. Grappoli troppo compatti trattengono umidità e calore, condizioni che accentuano la pressione interna e favoriscono la formazione di spaccature. Infine, la scelta varietale e del portinnesto è una leva di lungo periodo da considerare già in fase di impianto. Varietà caratterizzate da una buccia più spessa e da grappoli meno compatti mostrano una maggiore tolleranza al fenomeno, mentre portinnesti con comportamento idrico più equilibrato contribuiscono a limitare gli sbalzi nel flusso d’acqua verso i grappoli.

In definitiva, la prevenzione del cracking nell’uva da vino richiede una gestione agronomica multifattoriale, che integri conoscenze fisiologiche, nutrizionali e tecniche. Mantenere stabile l’equilibrio idrico e strutturale della pianta è la condizione essenziale per preservare l’integrità degli acini, oggi resa più difficile dalla crescente variabilità meteorologica e dagli eventi estremi.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

 

Articoli Correlati