Botrytis cinerea: muffa grigia o nobile?

Botrytis cinerea è un fungo patogeno, ma nell'uva da vino permette di produrre vini dalle particolari qualità organolettiche: scopriamone le caratteristiche

da uvadatavoladmin
botrytis cinerea

Passeggiare tra i filari di un vigneto è un’esperienza che permette di ammirare la bellezza dei grappoli, il colore delle foglie e il profumo dell’uva. Ma non tutto è come sembra. Dietro la bellezza di tali paesaggi, si cela il lavoro di viticoltori ed esperti del settore che ogni giorno si impegnano attraverso idonee pratiche agronomiche a far fronte a problematiche che minacciano la salute delle piante e la qualità del vino prodotto causate dall’azione di parassiti e patogeni. Tra questi, uno dei più comuni funghi patogeni per la vite è Botrytis cinerea, agente causale della muffa grigia o, in alcuni casi, della muffa nobile.

Botrytis cinerea è un fungo necrotrofo e polifago, che – grazie alla capacità di conservarsi sui residui vegetali in decomposizione – è quasi costantemente presente nei vigneti.

In grado di svernare sul materiale vegetale in fase di senescenza sotto forma di sclerozio, la dannosità di questo fungo dipende quasi in maniera esclusiva dai fattori ambientali. I danni derivanti dalla presenza di questa malattia possono essere rilevati sin dal risveglio vegetativo: il fungo, infatti, è in grado di infettare i giovani germogli che, nei casi più gravi, possono andare incontro a disseccamento. Tuttavia, i danni più rilevanti sono senza dubbio quelli a carico dei grappoli. La modalità attraverso la quale il patogeno penetra nelle bacche può essere sia di tipo passivo, sfruttando le lesioni già presenti, sia di tipo attivo attraverso la produzione di enzimi. Una volta all’interno degli acini, compare la tipica muffa grigia dell’uva che ne compromette la commercializzazione. 

Perché Botrytis cinerea può anche provocare la cosiddetta muffa nobile nell’uva da vino?

Come appena detto, in molti casi, i sintomi associati alla presenza di B. cinerea all’interno delle bacche sono correlati a effetti negativi, con la comparsa della cosiddetta muffa grigia. Tuttavia, in particolari situazioni, vale a dire in presenza di determinate condizioni climatiche e con la coltivazione di particolari varietà, gli effetti provocati dal fungo sono tutt’altro che negativi e per questo rientrano sotto il nome di muffa nobile

Botrytis cinerea 2

Il nome deriva dal fatto che l’azione del fungo patogeno sugli acini “nobilita” ed eleva la qualità del vino, conferendogli qualità e proprietà organolettiche uniche.

Affinché B. Cinerea sia responsabile della muffa nobile – e non di quella grigia – è però indispensabile che si alternino condizioni climatiche calde e secche a condizioni umide. Questo presupposto, infatti, permette di favorire una diffusione limitata del fungo, senza provocare effetti dannosi sulla produzione. D’altra parte, le sole condizioni climatiche non bastano per  ottenere la cosiddetta muffa nobile: un buon supporto è dato anche dalla presenza di specifiche varietà di uva da vino che presentino un certo grado di tolleranza al fungo, con acini dalla buccia spessa e consistente. Mediante l’azione del fungo patogeno, infatti, la buccia degli acini diventa più porosa permettendo all’acqua presente di evaporare dal frutto. Questo meccanismo permette di aumentare la concentrazione di zuccheri negli acini, di cui a sua volta il fungo si nutre, favorendo così un maggior contenuto di sostanze aromatiche.

Si possono così ottenere dei vini detti “botritizzati”, ovvero con un’elevata gradazione alcolica, che necessitano di riposare diversi anni prima di poter essere consumati, ma dalle proprietà organolettiche uniche e aromi più fruttati e floreali.

In conclusione, quindi, la presenza di Botrytis cinerea non è da considerarsi sempre dannosa nella produzione di uva da vino. È importante, però, garantire le giuste condizioni ambientali e attuare mirate scelte agronomiche per sfruttare la presenza di questo fungo nell’ottica di ottenere effetti positivi sulla produzione di vini di elevata qualità.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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