Botrite sui mirtilli: una soluzione dall’Antartide

Un batterio isolato in Antartide ha mostrato di ridurre oltre il 70% dei danni da Botrytis cinerea nei mirtilli, aprendo nuove prospettive per una conservazione più sicura e sostenibile.

da Donato Liberto
botrite sui mirtilli (1)

Piccoli, dolci e ricchi di proprietà nutrizionali, i mirtilli sono frutti tanto apprezzati dai consumatori quanto fragili nella fase di conservazione dopo la raccolta. Una bacca apparentemente intatta, infatti, può deteriorarsi in pochi giorni, rendendo complicata la gestione di stoccaggio, trasporto e vendita. Tra i principali responsabili di questa perdita di qualità c’è Botrytis cinerea, l’agente causale della muffa grigia, malattia che oltre ai mirtilli può colpire anche fragole, uva e altri piccoli frutti, generando danni economici abbastanza rilevanti.

Per affrontare questa criticità, un gruppo di ricercatori dell’INIA La Platina, in Cile, ha studiato una soluzione naturale, individuando un batterio isolato in Antartide. Si tratta di un microrganismo capace di crescere in ambienti freddi e poveri di nutrienti, condizioni simili a quelle di stoccaggio dei frutti, e che per questo risulta particolarmente interessante come possibile strumento per limitare l’incidenza della Botrytis. I risultati preliminari hanno mostrato che questo batterio è in grado di ridurre i danni causati dal fungo fino al 71%, aprendo prospettive concrete per migliorare la conservabilità dei mirtilli.

Botrite: cos’è e cosa provoca

Botrytis cinerea, appartenente alla famiglia delle Sclerotiniaceae, è un fungo polifago e cosmopolita che può vivere come saprofita su residui vegetali necrotici o trasformarsi in fitopatogeno quando le condizioni ambientali lo favoriscono. È noto soprattutto come agente della muffa grigia, una delle principali cause di marciume nei frutti. Nel caso dei mirtilli, le infezioni possono avere origine già in campo, spesso durante la fioritura, quando i conidi colonizzano residui fiorali o microlesioni della bacca. In post-raccolta, anche se i frutti appaiono sani, le infezioni latenti possono riattivarsi durante lo stoccaggio e il trasporto, compromettendo la qualità nel giro di pochi giorni.

Il fungo predilige temperature comprese tra 16 e 25 °C e un’elevata umidità relativa (oltre il 90%), condizioni che favoriscono la germinazione dei conidi e la loro rapida diffusione. Nei mirtilli i sintomi iniziali si manifestano con aree molli e brunastre, che evolvono in marciumi più estesi fino alla comparsa del caratteristico micelio grigio polverulento sulla superficie del frutto. Questo rende la Botrytis particolarmente insidiosa per la commercializzazione di questi piccoli frutti. Partite di bacche apparentemente perfett, infatti, possono deteriorarsi lungo la catena di distribuzione.

botrite su mirtilli (1)

Dalla ricerca al risultato: il ruolo di Pseudomonas sp. AN3A02

Il batterio isolato in Antartide al centro dello studio è Pseudomonas sp. AN3A02, la cui efficacia nel contrastare Botrytis cinerea nella fase post-raccolta dei mirtilli è stata valutata attraverso un percorso di prove graduali. In una prima fase, i ricercatori hanno osservato il comportamento del microrganismo in laboratorio, mettendolo a diretto contatto con ceppi di Botrytis isolati dai frutti: già in questa condizione è emersa la sua capacità di ostacolare lo sviluppo del fungo. Successivamente, le prove si sono spostate su frutti artificialmente inoculati e conservati in celle frigorifere per circa tre settimane, seguite da un periodo a temperatura ambiente, così da riprodurre il tragitto che porta dalla raccolta alla vendita.

I risultati hanno evidenziato in modo chiaro che la presenza del batterio influenza direttamente lo sviluppo del patogeno. L’effetto non dipende da un’azione di contatto, ma dal rilascio di composti organici volatili naturali (COV), sostanze capaci di diffondersi nell’ambiente circostante e di agire sul tubetto germinativo delle spore della botrite sui mirtilli, ritardandone la crescita. Alcuni dei COV identificati erano già noti in letteratura per le loro proprietà antifungine, a conferma del potenziale del microrganismo come strumento di biocontrollo.
L’impiego dei COV rappresenta un approccio innovativo e sostenibile: non elimina completamente il fungo, ma ne riduce la capacità di svilupparsi, con un effetto fungistatico che si traduce in una minore incidenza del decadimento dei frutti durante la conservazione e la distribuzione. In un contesto in cui i consumatori richiedono tecnologie rispettose dell’ambiente e sicure dal punto di vista alimentare, questa prospettiva assume un valore particolare.

Al momento, tuttavia, la gestione post-raccolta dei mirtilli e di altri piccoli frutti si basa ancora su soluzioni che presentano limiti o possibili effetti collaterali, soprattutto se non applicate in modo corretto. Lo studio dimostra che i COV prodotti da Pseudomonas sp. AN3A02 possono costituire una valida alternativa naturale, anche se restano da affrontare sfide di tipo tecnico ed economico per arrivare a un’applicazione su larga scala.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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