L’albicocco: nuove soluzioni contro virus e viroidi

Un team di ricercatori spagnoli ha sviluppato un protocollo innovativo per ottenere piante più sane e produttive

da Federica Del Vecchio

Re indiscusso dell’estate mediterranea, l’albicocco è una delle colture più diffuse e apprezzate dell’intero comparto agroalimentare. Spesso però la pianta può essere colpita da avversità virali e viroidali che possono compromettere gravemente resa e qualità dei frutti. Tra le più temute ci sono il virus del vaiolo delle prugne (PPV), responsabile della Sharka, e il viroide del nanismo del luppolo (HSVd), diffuso nelle principali aree di coltivazione dell’albicocco. Per limitare la trasmissione diventa quindi necessario l’utilizzo di piante certificate esenti da virus e viroidi, non solo per proteggere la produzione ma anche per preservare il patrimonio genetico delle varietà. Come fare?

La risposta arriva da uno studio condotto da un team di ricercatori spagnoli, che ha sviluppato un innovativo protocollo in vitro per eliminare PPV e HSVd da due varietà di albicocco: Canino e Mirlo Rojo. In cosa consiste?

L’albicocco più sano nasce in laboratorio

Il protocollo messo a punto dai ricercatori spagnoli si basa su un approccio combinato che sfrutta tre tecniche chiave. Si tratta della termoterapia, dell’eziolatura e del salvataggio dei meristemi. La termoterapia consiste nell’esporre le piante a cicli controllati di calore, capaci di indebolire o eliminare i virus. L’eziolatura, invece, prevede la crescita dei germogli al buio, in modo da stimolare l’allungamento dei tessuti vegetali e facilitare il prelievo delle parti sane. Infine, il salvataggio dei meristemi permette di prelevare le porzioni più giovani e meno infette della pianta, che sono naturalmente meno suscettibili alla presenza di virus o viroidi.

Per questo studio, i ricercatori hanno lavorato su due varietà di albicocco denominate Ca-PPV e MR-HSVd, coltivate in laboratorio all’interno di piccoli barattoli di vetro contenenti un gel nutriente, sterilizzato per evitare contaminazioni, con un pH regolato a 5,7. Ogni contenitore ospitava circa 12 germogli, cresciuti a una temperatura controllata di 23 °C con un ciclo di luce di 16 ore alternate a 8 ore di buio.

Come è stato condotto l’esperimento? 

Una volta cresciuti, i giovani germogli delle piante di albicocco sono stati sottoposti a diversi trattamenti. Con la termoterapia, le piantine venivano inizialmente acclimatate a temperature comprese tra i 28 e i 30 gradi. Poi, gradualmente, venivano esposte a cicli alternati di caldo – 38 °C – e temperature più miti – 32 °C – per periodi variabili tra i 30 e i 45 giorni. Un secondo approccio prevedeva l’eziolatura: i germogli venivano coltivati completamente al buio per otto settimane, un metodo che stimola l’allungamento dei tessuti e facilita l’eliminazione dei virus. È stato anche valutato il trattamento combinato che prevedeva l’applicazione della termoterapia per 45 giorni unita alla coltivazione al buio, massimizzando così l’efficacia della procedura.

Dopo ogni fase, i ricercatori prelevavano le porzioni più giovani e sane della pianta – i meristemi, lunghi appena 1,5 millimetri – e li coltivavano su un gel nutritivo arricchito con ormoni, in condizioni sterili e controllate. Dopo quattro settimane i germogli venivano trasferiti su un nuovo terreno per stimolarne la moltiplicazione e, altre quattro settimane dopo, su un substrato di coltura standard.

I risultati: quali metodi funzionano davvero?

I risultati dello studio sono chiari: la termoterapia prolungata si conferma un metodo efficace per eliminare i virus PPV e il viroide HSVd dalle piante di albicocco, ma è fondamentale trovare un equilibrio tra la durata del trattamento e la sopravvivenza delle piante. Un ciclo di 30 giorni si è rivelato troppo breve, con una bassa sopravvivenza dei meristemi, mentre un trattamento di 35-40 giorni ha prodotto i migliori risultati, garantendo una buona sopravvivenza e un aumento significativo delle piante sane. Dopo 45 giorni, si è raggiunta la massima eliminazione dei patogeni, anche se con una riduzione del numero di meristemi recuperabili, sebbene quelli ottenuti fossero più robusti. In particolare, per la varietà Canino, già a 35 giorni si è ottenuto un tasso di piante sane pari al 66,7%. Per Mirlo Rojo, invece, l’eliminazione del viroide HSVd ha richiesto almeno 40-45 giorni, con una percentuale di piante sane che ha raggiunto il 22,7%.

Ma c’è di più. L’eziolatura da sola ha mostrato un’efficacia limitata: utile per favorire lo sviluppo dei meristemi, ma non sufficiente a eliminare il viroide HSVd. Anche la combinazione di termoterapia ed eziolatura ha migliorato leggermente i risultati, senza però superare l’efficacia della sola termoterapia prolungata.

l'albicocco

Effetto del tempo di esposizione al trattamento di termoterapia sul tasso di recupero, sulla percentuale di meristemi sopravvissuti e sull’efficienza di eliminazione del PPV ( A ) e dell’HSVd ( B ). I trattamenti di termoterapia consistevano in cicli di 32-38 °C ogni quattro ore applicati a germogli di albicocca Ca-PPV e MR-HSVd. Le barre di errore rappresentano l’errore standard. La linea tratteggiata rappresenta l’andamento dell’eradicazione del patogeno. I numeri indicano i germogli inizialmente trattati sulle barre gialle, il numero totale di meristemi isolati sulle barre verdi e il numero di linee stabilite sulle barre rosse.

Una strada promettente ma da calibrare

Questo studio ha segnato una svolta significativa: per la prima volta è stato possibile eliminare completamente il viroide HSVd dall’albicocco utilizzando solo la termoterapia, un risultato mai raggiunto prima in specie del genere Prunus. 

Tuttavia, lo studio ha evidenziato un aspetto importante riguardo l’eliminazione dei virus: mentre è possibile liberare alcuni meristemi dall’infezione, non tutti i germogli sono completamente sani. Da ogni germoglio possono infatti essere prelevati più meristemi, ma in certi casi tutti risultano infetti, impedendo la produzione di piante sane. Inoltre, anche quando si individuano meristemi puliti, dallo stesso germoglio possono provenire altri meristemi ancora contaminati. Questo porta a una conclusione fondamentale per gli agricoltori e i tecnici: ogni pianta deve essere controllata singolarmente, senza presumere che tutte le piante nate dallo stesso germoglio siano necessariamente sane.

Un passo avanti per la frutticoltura

Il nuovo protocollo rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro le avversità dell’albicocco. Se adottato su vasta scala, questo metodo potrebbe ridurre drasticamente la diffusione di virus e viroidi, proteggere le varietà più pregiate e il prezioso germoplasma, migliorare la produttività e garantire materiale di propagazione sano e certificato.

La ricerca continua, ma la combinazione di termoterapia e coltura dei meristemi si conferma la strategia più promettente per proteggere la frutticoltura mediterranea dalle avversità che minacciano la sostenibilità del settore. Un risultato che apre nuove prospettive e offre agli agricoltori una concreta speranza per un futuro di coltivazioni sane, resistenti e sostenibili.

 

Federica Del Vecchio
©fruitjournal.com

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