Indice
Terra fertile e generosa, l’Emilia-Romagna ha fatto della produzione agroalimentare un vero e proprio simbolo di eccellenza, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. A conferma, la presenza di ben 44 prodotti a marchio DOP e IGP, un primato che conferma il legame profondo fra territorio, qualità e autenticità. L’agricoltura in Emilia-Romagna, infatti, rappresenta da sempre un pilastro dell’economia e della cultura locale, capace di unire tradizione e innovazione. Non solo Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma o Aceto Balsamico. Accanto a questi celebri ambasciatori del gusto, spiccano prodotti che affondano le radici nella terra stessa.
- Leggi anche: Agricoltura in Emilia Romagna: tra ricchezza e sfide
Agricoltura in Emilia Romagna: il cuore frutticolo della regione
Partiamo dalle colture frutticole. L’Emilia Romagna si conferma leader nel comparto della frutta fresca regalando un ventaglio di prodotti che negli anni ha conquistato il prestigioso marchio di Identificazione Geografica Protetta. È il caso dell’Anguria Reggiana IGP, che con le sue diverse varietà – tonda, ovale, e allungata – richiama una tradizione agricola che prende forma lungo le valli della pianura reggiana. Spostandoci nel cuore della provincia di Modena, la Ciliegia di Vignola IGP rappresenta una vera e propria tradizione. La sua coltivazione si estende fino ai comuni limitrofi della provincia di Bologna, nella valle del Panaro, dove il clima fresco, caratterizzato da primavere piovose ed estati mai siccitose, crea le condizioni ideali per la sua crescita.
Degno di nota è anche il Melone Mantovano IGP che, coltivato tra Mantova, Cremona, Modena, Ferrara e Bologna, si presenta in due tipologie: liscia e la più diffusa rigata.
Non da meno sono la Pesca e Nettarina di Romagna IGP, coltivate nelle province di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara e Ravenna. Disponibili in varietà a polpa gialla e bianca, questi frutti si distinguono per la loro straordinaria succosità e per il sapore dolce e zuccherino, che le rende tra le più apprezzate della regione.
Infine, la vera protagonista della frutticoltura emiliano-romagnola: la Pera dell’Emilia-Romagna IGP, divenuta un simbolo del comparto a livello nazionale. Coltivata nelle province di Reggio Emilia, Ferrara, Modena, Ravenna e Bologna, si presenta in diverse varietà, tra cui Abate Fetel, Conference e Decana del Comizio. Grazie a tecniche di coltivazione sostenibili, questa pera rappresenta ben il 70% della produzione nazionale, confermando il ruolo centrale dell’Emilia-Romagna nell’agricoltura di qualità. D’altro canto, è impossibile trascurare il drastico calo produttivo che ha colpito il comparto pericolo a partire dal 2023, causato da eventi climatici estremi come gelate, grandinate e alluvioni. Una battuta d’arresto significativa, che però non ha fermato la ripresa: secondo l’Organizzazione Interprofessionale Pera (OI Pera), infatti, nel 2024 la produzione si è attestata su circa 245mila tonnellate, con un incremento significativo rispetto alle appena 99mila dell’anno precedente.

Marrone di Castel del Rio: il tesoro delle montagne bolognesi
Meno rappresentativo, ma comunque degno di nota, è il comparto della frutta a guscio. Tra le montagne dell’Imolese, in provincia di Bologna, cresce infatti un altro frutto simbolo di una tradizione secolare: il Marrone di Castel del Rio IGP. La sua storia è indissolubilmente legata a quella di Castel del Rio, dove, intorno all’anno Mille, i castagneti presero il posto dei boschi di querce. Il castagno ha trovato in queste valli un ambiente particolarmente favorevole, offrendo frutti che si sono affermati per la loro qualità straordinaria. Raccolto a mano in autunno, il frutto si distingue per la forma ellittica e il sapore dolce e delicato.
L’orticultura d’eccellenza dell’Emilia-Romagna
A raccontare la ricchezza agricola dell’Emilia-Romagna anche la produzione orticola, alla quale sono dedicati oltre 50mila ettari. Anche qui le eccellenze non mancano. Tra questi spicca la Patata di Bologna DOP, unica per il forte legame con la terra in cui cresce. Il suolo di queste zone, ricco di potassio, fosforo e azoto, unito al clima piovoso, crea infatti le condizioni ideali per ottenere un tubero compatto e saporito, caratterizzato da una forma ovale allungata e una polpa bianca o giallo paglierino. Dalle colline alle pianure, un’altra eccellenza è l’Asparago Verde di Altedo IGP, coltivato nelle province di Bologna e Ferrara. Qui, i terreni sabbiosi e franco-sabbiosi favoriscono una produzione di alta qualità, frutto di un lungo processo di cura e attesa. Passando in Romagna, troviamo invece lo Scalogno di Romagna IGP, coltivato nei comuni delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna. Qui, i terreni ricchi di zolfo conferiscono al bulbo il suo caratteristico aroma e il sapore intenso. Riconoscibile per la forma allungata e la tunica coriacea, lo scalogno romagnolo non produce infiorescenze, concentrando tutte le sue qualità nel bulbo, che rappresenta un vero e proprio tesoro della tradizione agricola locale.
- Leggi anche: Pera Abate Fetel: riscoprire un’eccellenza
A cura di: Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com