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Nel cuore dell’Umbria, tra le colline del Tuderte, resiste tenacemente una varietà di pomodoro che sa di terra, storia e resilienza. È il pomodoro Cesarino, un varietà antica, autoctona e centenaria che ha saputo sfuggire all’omologazione agricola degli anni ’60 e ’70, quando i consorzi distribuivano sementi geneticamente modificati con l’intento di migliorare la resa economica sia per loro che per i contadini. La storia del pomodoro Cesarino è quindi fortemente legata alla tenacia e alla memoria di Cesare Falchetti, agricoltore di Madonna del Piano in Monte Castello di Vibio (PG), che negli anni ‘50 scelse di continuare a coltivare i semi di questo pomodoro raro, svolgendo così, quasi inconsapevolmente, il ruolo di tutore di una tradizione. Quello del Cesarino è dunque un viaggio che attraversa decenni rimanendo immune a manipolazioni genetiche e selezioni industriali. Solo terra, sole e la pazienza del tempo.
Ma questa varietà non è soltanto un simbolo di memoria agricola: è anche una risposta concreta alle sfide della sostenibilità. Rustico e resistente, capace di sopportare malattie e siccità, si adatta con sorprendente naturalezza al microclima umbro, senza chiedere troppo alla terra e restituendo in cambio un sapore autentico.
Caratteristiche agronomiche del pomodoro Cesarino
Compattezza, resistenza, elevate proprietà organolettiche: il pomodoro Cesarino è un concentrato di caratteristiche che fanno la differenza. Di forma tondeggiante, con un diametro medio di 3,14 cm e una lunghezza di circa 2,95 cm, si presenta con un rosso intenso e una concentrazione di carotenoidi fino al doppio rispetto a varietà più note come il datterino o il ciliegino.
È una pianta che non teme il sole né la siccità e che, grazie alla sua buccia spessa e resistente, si difende naturalmente da insetti e patologie fungine, richiedendo pochissima acqua. Si adatta bene a diversi tipi di terreno, ma dà il meglio di sé su suoli fertili, ben drenati e ricchi di sostanza organica, preferibilmente con pH neutro. Il clima ideale è quello temperato-caldo, e la coltivazione in pieno campo avviene tra primavera ed estate. Temperature inferiori ai 5 °C ne mettono però a rischio lo sviluppo.
La semina segue i ritmi della tradizione contadina: si effettua nel mese di marzo, in modo diretto oppure in plateau. Se trapiantato, il Cesarino necessita di irrigazione a goccia e pacciamatura nei primi giorni, accorgimenti questi che lo aiutano a superare lo stress essendo poco incline all’adattamento forzato. L’irrigazione, mai eccessiva, è consigliata solo in caso di siccità estrema, preferibilmente al mattino, con sistemi a goccia dotati di timer per ridurre sprechi e prevenire malattie.
La pianta è a crescita determinata: sviluppa cespugli bassi e compatti che non necessitano di tutori, potature o sfemminellatura, operazioni che anzi ne comprometterebbero la produttività. L’allegagione e la maturazione sono omogenee, e la produzione si estende fino a fine settembre o inizio ottobre, in base all’andamento climatico. Fondamentale la nutrizione: la concimazione di copertura va ripetuta ogni 7-10 giorni con fertilizzanti minerali ricchi di macro e microelementi, o con alternative naturali come sangue bovino e alghe, privilegiando il potassio durante la maturazione.
La raccolta avviene rigorosamente a mano, come vuole la tradizione. E anche i semi, preziosi custodi della varietà, vengono recuperati durante la preparazione della conserva, pronti a tornare in campo l’anno successivo.
Nonostante la resistenza a malattie fungine e virosi, non mancano però criticità colturali. Tra queste rientrano il marciume apicale, causato da squilibri idrici e carenze di calcio; la spaccatura dei frutti dovuta a irrigazioni eccessive dopo periodi di siccità; e l’asfissia radicale provocata da ristagni idrici. Per non soccombere a queste criticità è possibile effettuare una difesa fitosanitaria sostenibile con trattamenti fogliari a base di oli vegetali, sapone potassico, estratti di ortica, aglio o propoli, in un’ottica di rispetto per l’ambiente e per la salute della pianta.

Pomodoro Cesarino: una varietà rustica che guarda al futuro
L’unicità genetica del Pomodoro Cesarino è stata riconosciuta anche dall’Università di Agraria e dal Parco Tecnologico Agroalimentare di Pantalla, che ne hanno attestato l’autenticità e il valore agronomico. Una certificazione che ha segnato un punto di svolta per questa varietà storica, aprendo la strada a nuove opportunità e risvegliando l’interesse di numerosi agricoltori umbri. Da questo fermento è nata l’Associazione Pomodoro De Cesare, fondata con lo scopo di tutelare, promuovere e valorizzare questa cultivar attraverso eventi, degustazioni e progetti educativi rivolti alla comunità e alle nuove generazioni. Nel 2019, inoltre, il pomodoro è stato iscritto ufficialmente nel Registro Regionale delle Varietà Locali, avviando contemporaneamente l’iter per l’inserimento nell’anagrafe nazionale.
Oggi, il Pomodoro Cesarino si affaccia al panorama nazionale con ambizioni crescenti: diventare un prodotto tipico d’eccellenza, portabandiera dell’identità agricola dell’Umbria. Con il sostegno delle istituzioni e il coinvolgimento di una rete sempre più ampia di sostenitori, il Cesarino incarna un modello virtuoso di come la memoria contadina possa dialogare con l’innovazione, in un equilibrio sostenibile tra passato e futuro.
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Federica Del Vecchio
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