Xylella fastidiosa, il futuro germoglia in Salento

Dalla piantumazione simbolica con Helen Mirren agli impianti di FS17, fino alla selezione delle possibili varietà del futuro, la giornata conclusiva della 5ª Conferenza europea su Xylella fastidiosa ha mostrato come ricerca e imprese stiano lavorando alla ricostruzione dell’olivicoltura. 

da Federica Del Vecchio
xylella fastidiosa

Si è conclusa venerdì 26 giugno, direttamente negli oliveti del Salento, la settimana della 5ª Conferenza europea su Xylella fastidiosa. Dopo tre giornate di confronto scientifico a Mola di Bari, dedicate a modelli epidemiologici, risultati sperimentali e strategie di gestione sostenibile, i partecipanti hanno potuto osservare sul campo come la ricerca stia cercando di tradurre le conoscenze acquisite in soluzioni applicabili nei territori maggiormente colpiti da Xylella.

La visita tecnica ha restituito l’immagine di un paesaggio profondamente trasformato dal disseccamento, ma anche di una rete composta da aziende, ricercatori e organizzazioni impegnata nella fase più complessa della ricostruzione, che consiste nel selezionare nuovi materiali genetici, realizzare impianti produttivi affidabili e definire modelli olivicoli capaci di coniugare resistenza al batterio, sostenibilità agronomica e prospettive economiche.

Un nuovo ulivo per aprire la giornata

Ad aprire la prima tappa del tour è stata Helen Mirren, attrice premio Oscar da anni legata alla Puglia e impegnata nelle iniziative di sensibilizzazione sulla crisi provocata da Xylella fastidiosa. Nel Campo dell’Oliveto Sperimentale di Ugento, l’attrice britannica ha preso parte alla cerimonia di piantumazione del primo ulivo, richiamando l’attenzione sul progetto sostenuto da Filippo Berio e Save The Olives per la ricerca e la rigenerazione dell’olivicoltura salentina. 

Un gesto simbolico che guarda al futuro dell’olivicoltura salentina e che, proprio nel campo di Ugento, trova una prima traduzione concreta. La parcella è infatti destinata alla valutazione di piante ottenute da incroci mirati tra genotipi selezionati per la risposta al batterio e cultivar dotate di caratteristiche produttive e agronomiche promettenti. Nei prossimi quattro o cinque anni i ricercatori ne osserveranno la comparsa dei sintomi, la produttività, la qualità dell’olio, la vigoria e il portamento, sottoponendo i materiali più interessanti a ulteriori prove e inoculazioni. 

FS17, la resistenza non basta senza una corretta gestione

La giornata è proseguita con la visita a un giovane oliveto di FS17, conosciuto anche con il nome Favolosa, guidata dall’agronomo Luigi Catalano. L’impianto, realizzato tra maggio e luglio 2023, rappresenta un esempio di come la ricostruzione dell’olivicoltura salentina non dipenda soltanto dalla scelta varietale, ma anche dalla progettazione e dalla gestione dei primi anni. Ottenuta da libera impollinazione della cultivar Frantoio e selezionata dal professor Giuseppe Fontanazza, FS17 presenta un portamento aperto e richiede interventi mirati per favorire la ramificazione. Nei primi impianti ad alta densità era stata adottata con un sesto di cinque metri per 2,5, pari a circa 800 piante per ettaro. Una configurazione che, secondo Catalano, lasciava troppo spazio tra gli alberi e rallentava la formazione della parete produttiva.

Nel campo visitato le distanze sono state ridotte a quattro metri tra le file e 1,5 metri sulla fila, raddoppiando la densità a circa 1.600 piante per ettaro. Le piantine, alte 40 centimetri al momento della messa a dimora, sono state inizialmente gestite per consolidare l’apparato radicale. Dal 2024 sono iniziate cimature ripetute, sostenute da irrigazione e nutrizione, per interrompere la dominanza apicale, stimolare nuovi germogli e costruire più rapidamente la chioma. Dopo due stagioni effettive di crescita, l’oliveto mostra già una fruttificazione evidente, risultato che Catalano attribuisce alla continuità della gestione più che alla sola predisposizione genetica della cultivar.

Orientamento delle file e illuminazione della chioma

Grande importanza anche l’orientamento dell’impianto, essenziale per distribuire più uniformemente la luce lungo la parete vegetativa. Come sottolineato dall’agronomo Luigi Catalano, in un oliveto ad alta densità le file dovrebbero svilupparsi lungo l’asse nord-sud, così da intercettare in maniera più uniforme la luce durante il percorso giornaliero del sole da est verso ovest. Un orientamento differente può determinare un ombreggiamento reciproco tra le piante e ridurre l’efficienza fotosintetica e produttiva di una parte della parete vegetativa. Si tratta di una scelta da compiere prima dell’impianto e che, una volta realizzato l’oliveto, non può più essere corretta.

Nel giovane campo di FS17 non sono state riscontrate particolari criticità fitosanitarie, fatta eccezione per la presenza occasionale di oziorrinco e minatori fogliari. La combinazione tra densità, potatura di formazione, esposizione alla luce e gestione nutrizionale sta permettendo di raggiungere rapidamente l’entrata in produzione.

Forestaforte, un’azienda diventata laboratorio a cielo aperto

La seconda parte della giornata si è svolta presso Forestaforte, l’azienda olivicola di Giovanni Melcarne. Colpita duramente dall’epidemia fin dalle sue prime fasi, l’impresa ha messo a disposizione terreni, strutture e piante, diventando negli anni un punto di riferimento per le sperimentazioni condotte dal CNR. A spiegarne il valore scientifico del sito è stata Maria Saponari, ricercatrice del CNR-IPSP ed esperta di Xylella fastidiosa. La possibilità di lavorare in un’area sottoposta a una forte pressione naturale di inoculo ha permesso di osservare piante infette, insetti vettori e batterio in condizioni di infezione naturale. Questo consente di eseguire prove su una scala difficilmente riproducibile nelle camere di crescita, nei laboratori o nelle serre protette. 

Presso l’azienda sono state inoltre realizzate strutture protette destinate alla conservazione del materiale genetico più promettente. Una prima serra è stata finanziata attraverso una raccolta promossa dalla rivista tedesca Merum, mentre Save The Olives ha sostenuto la costruzione di una screen house nella quale custodire le piante selezionate mantenendole al riparo dagli insetti vettori.

xylella fastidiosa

Maria Saponari, Ricercatrice CNR ed esperta di Xylella

Ogni semenzale racconta una combinazione genetica diversa

La visita si è concentrata sul campo sperimentale impiantato nel 2018, che ospita progenie ottenute da semi di Leccino e FS17 raccolti in campo e derivati, quindi, da libera impollinazione. Ogni pianta possiede un patrimonio genetico differente e può mostrare caratteristiche molto diverse per risposta al batterio, produttività, vigoria e portamento. Proprio questa variabilità permette di confrontare individui resistenti e sensibili e di approfondire le regioni del genoma coinvolte nei meccanismi di resistenza.

Nel campo viene effettuata una prima selezione, individuando le piante che non manifestano sintomi e presentano caratteristiche produttive interessanti. In autunno vengono quindi valutate le olive, la resa e la qualità dell’olio. I genotipi più promettenti sono successivamente propagati e sottoposti a inoculazione artificiale, perché il comportamento di un solo individuo esposto all’infezione naturale non è sufficiente a confermarne la resistenza. Le prove di patogenicità consentono così di scartare i materiali sensibili e verificare la stabilità dei caratteri osservati in campo.

Dalla resistenza alla produttività, la selezione continua 

La selezione non riguarda però soltanto la risposta a Xylella. Anche vigoria, precocità produttiva, portamento e adattabilità ai moderni sistemi colturali concorrono a definire il valore di un possibile nuovo genotipo. Alcune piante, pur resistenti, possono risultare troppo vigorose o poco produttive. Altre, sebbene non immediatamente utilizzabili, vengono conservate come riserva di biodiversità e potrebbero offrire caratteri utili nei futuri programmi di miglioramento genetico. L’obiettivo è individuare le combinazioni capaci di riunire in una sola pianta la risposta al patogeno, produttività e caratteristiche vegetative adatte agli impianti ad alta densità. 

I materiali che superano le diverse fasi di valutazione vengono quindi trasferiti nella screen house, dove possono essere conservati e moltiplicati in sicurezza, con la prospettiva di diventare le future piante madri di nuove varietà.

L’ultima tappa tra confronto varietale e ricerca 

L’ultima tappa si è svolta in un appezzamento olivicolo multivarietale che riunisce oltre 800 piante di circa 70 varietà diverse. La compresenza di materiali genetici differenti nello stesso ambiente consente di confrontarne nel tempo la risposta a Xylella fastidiosa, osservando la comparsa e l’intensità dei sintomi, lo sviluppo vegetativo e la capacità produttiva.

Con queste visite si è chiuso un percorso ricco di contenuti che ha permesso di mettere in relazione i risultati maturati dalla ricerca con le esigenze dei territori colpiti. Dagli incontri scientifici alle prove in campo, la conferenza ha restituito la complessità di una sfida che richiede ancora tempo, continuità nella sperimentazione e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca, imprese e istituzioni. Gli impianti visitati mostrano però che il lavoro avviato nell’ultimo decennio è entrato in una fase più concreta, nella quale selezione genetica, sperimentazione agronomica e collaborazione con le aziende cominciano a tradursi in prospettive reali per il futuro dell’olivicoltura 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

Foto di apertura: kyrylovroman

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