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Non è più un’eccezione, ma una costante. La verticillosi dell’olivo, causata dal fungo tellurico Verticillium dahliae, negli ultimi anni si è diffusa in numerosi impianti, modificando il volto di molti oliveti dell’area mediterranea. In assenza di fungicidi capaci di eradicare Verticillium dahliae, l’adozione di genotipi tolleranti si impone come una delle strategie più concrete per contenere l’impatto del fungo.
È in questo scenario che si inserisce uno studio condotto da un team di ricercatori del CREA-OFA di Rende e del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che ha valutato la tolleranza e la suscettibilità di 77 cultivar di olivo a V. dahliae attraverso inoculazioni controllate e il monitoraggio dell’evoluzione dei sintomi, offrendo indicazioni preziose per orientare le scelte per il futuro dell’olivicoltura.
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Le cultivar messe alla prova
I ricercatori hanno attinto alla Banca Mondiale del Germoplasma del CREA in Calabria, selezionando 72 cultivar italiane, rappresentative dell’ampio patrimonio olivicolo nazionale, e 5 varietà internazionali. Come termini di riferimento sono state scelte due cultivar emblematiche: Frantoio, considerata tollerante alla verticillosi, e Picual, nota per la sua elevata suscettibilità al fungo. Per ciascuna varietà sono state impiegate dieci piante giovani, di età compresa tra i nove e i dodici mesi, per un totale di 770 piante coinvolte nella sperimentazione. Le prove sono state articolate in due cicli sperimentali tra il 2024 e il 2025, necessari per completare la valutazione dell’intero set varietale.
Il protocollo adottato è stato particolarmente rigoroso. Per ogni cultivar, cinque piante sono state inoculate con una sospensione del ceppo V117 di Verticillium dahliae, noto per la sua spiccata aggressività, mentre le restanti cinque hanno svolto il ruolo di controllo ed sono state trattate esclusivamente con acqua. A partire da due settimane dall’inoculazione, le piante sono state monitorate con cadenza settimanale per dieci settimane, seguendo l’insorgenza e l’evoluzione dei sintomi attraverso un set di parametri chiave che includeva ingiallimento fogliare, necrosi, defogliazione, disseccamento e mortalità.

Gravità media finale (FMS) di 77 cultivar di olivo a 10 settimane dall’inoculazione, basata sulla valutazione settimanale della gravità della malattia, raggruppate per classe di suscettibilità. Le barre rappresentano la media ± SEM. ( b ) Percentuale di piante morte (PDP) per cultivar a 10 settimane dall’inoculazione, raggruppate per classe di suscettibilità, al netto delle cultivar che non presentavano piante morte. Fonte: MDPI
Tutte infette, ma con risposte molto diverse
Le analisi molecolari mediante PCR hanno confermato la presenza del fungo in tutte le piante inoculate, ma con esiti diversi. Sulla base dei risultati ottenuti, i ricercatori hanno potuto classificare le cultivar in cinque categorie di suscettibilità. Nella classe definita “Altamente Resistente” (HR) rientrano le varietà che hanno mostrato sintomi minimi o nulli e mortalità assente. Oltre alla confermata Frantoio, spicca Ghiacciolo, la cultivar più performante in assoluto, con sintomi quasi impercettibili. In questo gruppo figurano anche Grignan, Mandanici, Masabi e Vaddara. La classe “Resistente” (R) comprende cultivar in cui i sintomi compaiono più tardi e progrediscono lentamente, con mortalità bassa o assente; tra queste, Nociara, Leccione e Rosciola Laziale hanno mostrato un comportamento particolarmente favorevole. La categoria più numerosa, quella “Moderatamente Suscettibile” (MS), raccoglie varietà con sintomi evidenti ma non letali, e mortalità generalmente contenuta. Per molte di queste, lo studio fornisce i primi dati mai raccolti sulla risposta alla verticillosi dell’olivo. Nella classe “Suscettibile” (S), invece, il fungo avanza rapidamente e costantemente, con livelli di gravità elevati e mortalità spesso superiore al 40%. Alcune, come Resciola di Venafro, hanno raggiunto livelli molto alti di danno e perdita di piante, mentre altre hanno mostrato un comportamento leggermente meno grave, pur restando sensibili. Infine, la categoria “Estremamente Suscettibile” (E) rappresenta il fronte del massimo rischio: le cultivar, tra cui la Picual di riferimento, manifestano sintomi precoci e gravissimi, con mortalità totale entro dieci settimane. Significativamente, in questo gruppo compaiono anche varietà italiane, a conferma che l’estrema sensibilità non dipende dall’origine geografica, ma riflette una marcata vulnerabilità genetica.
Un passo avanti per il miglioramento genetico dell’olivo
I risultati dello studio vanno ben oltre la semplice classificazione delle cultivar. L’analisi statistica avanzata, ha messo in luce meccanismi di difesa diversificati: alcune varietà riescono a limitare i sintomi, ma soccombono rapidamente quando il fungo prende il sopravvento, mentre altre manifestano sintomi cronici ma sopravvivono più a lungo. Questa complessità suggerisce che la resistenza alla verticillosi dell’olivo è probabilmente un carattere poligenico, aprendo nuove prospettive per i programmi di miglioramento genetico.
Il messaggio operativo della ricerca è chiaro: in un contesto segnato da cambiamenti climatici e da pressioni fitosanitarie sempre più intense, la scelta del materiale vivaistico rappresenta la prima e più efficace linea di prevenzione. Investire su portinnesti e cultivar geneticamente tolleranti fin dalle prime fasi d’impianto non è più un’opzione, ma una strategia necessaria per ridurre il rischio di diffusione del fungo e garantire la stabilità produttiva del comparto. La lotta alla verticillosi dell’olivo richiede quindi un approccio integrato e lungimirante, capace di combinare ricerca scientifica, innovazione genetica e sostenibilità produttiva.
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Federica Del Vecchio
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