Xylella, 18 milioni per reimpianti fantasma: scoppia lo scandalo

Secondo i dati ottenuti dalla Gazzetta, oltre 2.500 beneficiari avrebbero ricevuto fondi pur senza piantare un solo albero. Travolti Agea e Regione Puglia

da Ilaria De Marinis
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Milioni di euro destinati ai reimpianti post-Xylella erogati a beneficiari senza alcun albero in campo. È quanto emerge da un report interno di Agea, ricostruito e pubblicato in esclusiva dalla Gazzetta del Mezzogiorno, che analizza la gestione dei fondi liquidati dal 2016 al 2022 nelle aree olivicole colpite dall’emergenza fitosanitaria. Il documento mette in luce una discrepanza tra contributi pagati e attività effettivamente riscontrabili sul territorio, sollevando interrogativi sulla qualità dei controlli e sulla coerenza delle procedure adottate negli anni più critici dell’epidemia.

Il caso riporta al centro dell’attenzione un capitolo che si riteneva chiuso: quello della ricostruzione dell’olivicoltura pugliese attraverso il sostegno pubblico. La verifica dei pagamenti suggerisce infatti che una parte delle risorse destinate alla ripartenza non abbia prodotto i risultati attesi, aprendo un fronte di confronto – ora diventato scontro – tra istituzioni nazionali e regionali.

Scandalo Xylella: 18,8 milioni senza reimpianti nel dossier Agea

Secondo la ricostruzione del quotidiano, nel documento di Agea emergono anomalie difficili da ricondurre a semplici irregolarità formali. L’analisi incrociata di fascicoli aziendali e dati catastali indicherebbe che, dai 122 milioni di euro stanziati a partire dal 2016, 18,8 milioni risultano erogati per reimpianti non effettuati o privi di riscontro sul territorio. In alcuni casi non risulterebbero piante, in altri le aziende beneficiarie non risulterebbero più attive.

L’aspetto più significativo riguarda la natura dei beneficiari: oltre il 51% di coloro che hanno percepito fondi senza reimpianti risulta avere fascicoli chiusi, ditte cessate o condizioni personali incompatibili con qualsiasi attività agricola, inclusi casi di beneficiari deceduti. Un quadro che coinvolge oltre 2500 aziende e che, secondo la Gazzetta, evidenzia la fragilità dei controlli messi in campo negli anni dell’emergenza.

Non sorprende, dunque, che lo scontro tra Governo e Regione Puglia si sia rapidamente acceso. Da settimane Roma chiedeva “chiarezza sulle rendicontazioni”, mentre la giunta regionale rivendicava la correttezza delle procedure. Le rivelazioni del quotidiano hanno trasformato un confronto tecnico in una frattura istituzionale.

La politica si muove

La vicenda ha rapidamente superato i confini amministrativi. Le ricostruzioni della Gazzetta hanno portato il senatore barese di Fratelli d’Italia, Filippo Melchiorre, ad annunciare un’interrogazione urgente al Ministero dell’Agricoltura e ad Agea. Il parlamentare parla di “gravi irregolarità nella gestione dei fondi destinati ai reimpianti”, citando le anomalie emerse dal report.

Per Melchiorre la Regione Puglia avrebbe mostrato carenze nella supervisione, nel monitoraggio e nella rendicontazione, consentendo erogazioni “senza adeguata trasparenza”. L’accusa è pesante: una “malagestione” che si aggiunge alle difficoltà degli agricoltori pugliesi, già colpiti dalla catastrofe Xylella. Il senatore chiede che venga chiarito chi debba rispondere politicamente e amministrativamente dell’uso improprio dei fondi.

Con l’interrogazione ormai pronta ad arrivare in Parlamento, il dossier Xylella non è più soltanto una vicenda tecnica: diventa un caso nazionale di responsabilità pubblica, che chiama in causa il funzionamento dei controlli e la credibilità dell’intero sistema di gestione degli aiuti agricoli.

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Filippo Melchiorre – senatore barese di Fratelli d’Italia

La versione della Regione

La Regione Puglia rivendica invece la correttezza del proprio operato. Il direttore del Dipartimento Agricoltura, Gianluca Nardone, ha dichiarato che si attende una comunicazione formale da Agea “per chiarire a quali misure si riferiscono le presunte anomalie”. Perché, sostiene la Regione, alcune situazioni potrebbero essere state interpretate in modo fuorviante: ad esempio gli indennizzi del 2019, pagati anche anni dopo, possono essere finiti a beneficiari nel frattempo deceduti, ma comunque aventi diritto.

Nardone respinge l’idea di controlli insufficienti e afferma che le pratiche sono state verificate “secondo normativa”, con monitoraggi ex post sul 5% dei fascicoli. Accusa invece Agea di aver operato senza confronto con gli uffici regionali, generando confusione: “Se avevano dubbi, dovevano confrontarsi con noi. Così si rischia di diffondere informazioni incomplete”.

Sul nodo dei reimpianti considerati “fantasma”, la Regione ricorda che la normativa non obbliga a ripiantare nella stessa particella: gli alberi potrebbero trovarsi altrove. Ogni anomalia, dunque, andrebbe verificata caso per caso. Resta il fatto che, secondo la Gazzetta, Agea avrebbe identificato migliaia di situazioni problematiche. E finché le verifiche non saranno concluse, il caso Xylella resterà una frattura aperta tra chi doveva controllare e chi sostiene di averlo fatto.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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