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Le fragole restano un pilastro dell’ortofrutta europea. Il cuore fragolicolo del continente, infatti, batte ancora forte, ma con qualche battuta d’arresto. Il comparto, che vale circa 2,7 miliardi di euro, negli ultimi dieci anni ha visto restringersi le superfici coltivate a 74mila ettari, con un calo del 13%. L’Unione Europea resta un player di peso – l’11% della produzione mondiale – ma lo scenario si sta ridisegnando: accanto ai consolidati leader Spagna e Benelux, avanzano Grecia e Polonia, nuove piazze dinamiche pronte a rispondere a un mercato sempre più esigente in termini di continuità e capacità di adattamento.
I dati – emersi in occasione del 5° Congresso Internazionale delle Fragole, svoltosi lo scorso mercoledì 10 settembre ad Anversa – hanno offerto uno spaccato sulle prospettive della coltura in Europa, delineando così scenari e sfide future.
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Consumi interni e dinamiche commerciali
Stando a quanto emerso, la vera forza del comparto resta la domanda interna: il 60% della produzione, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate, viene consumata all’interno dei Paesi membri. Un dato che racconta una filiera saldamente ancorata al mercato europeo, sostenuta da un calendario che garantisce forniture tutto l’anno: dalle produzioni meridionali che aprono la stagione in inverno fino alle fragole del Nord Europa in piena estate. Sul piano commerciale, gli scambi intracomunitari valgono 400 mila tonnellate per 1,3 miliardi di euro, con la Spagna a dominare, seguita da Paesi Bassi e Belgio. Sul fronte extra-UE, invece, le importazioni non superano le 20 mila tonnellate e sono in progressivo calo (-22% in dieci anni). A riguardo, Marocco ed Egitto restano fornitori importanti, ma senza scalfire la netta prevalenza europea.
Le fragole italiane tra innovazione e sfide
In questo quadro, l’Italia non figura tra i grandi esportatori in termini di volumi, ma mantiene un ruolo di rilievo grazie alla qualità riconosciuta del prodotto. Campania, Basilicata e Veneto restano i distretti chiave, capaci di offrire fragole apprezzate sui mercati nazionali e in quelli vicini per caratteristiche organolettiche e innovazione varietale. Proprio sul fronte della ricerca, l’Italia ha spesso anticipato le tendenze, puntando su varietà più resistenti, gustose e adatte a diverse condizioni pedoclimatiche. Tuttavia, le sfide sono comuni al resto d’Europa: la pressione dei costi di produzione, l’impatto dei cambiamenti climatici e la necessità di comunicare meglio ai consumatori i valori aggiunti delle fragole italiane, dal gusto alla sostenibilità. In un contesto in cui i competitor greci e polacchi crescono, l’Italia è dunque chiamata a difendere il proprio posizionamento con strategie di filiera più coese.

Salute, sostenibilità e resilienza
Come riportato durante il Congresso da Philippe Binard, delegato generale di Freshfel Europe, associazione che rappresenta tutta la filiera ortofrutticola europea, il futuro del comparto europeo oggi dipenda da due asset fondamentali: la fiducia nella qualità e la relazione costante con i consumatori. Le fragole, insieme agli altri frutti di bosco, non rappresentano solo un segmento di mercato in crescita, ma anche un alimento a forte valenza salutistica: favoriscono la salute cardiaca e digestiva, sostengono il sistema immunitario e contribuiscono al benessere cognitivo. A questi aspetti si somma un profilo ambientale positivo, con un impatto ridotto rispetto ad altre produzioni agricole. Con una quota del 48% del commercio intra-UE, le fragole mantengono la leadership, anche se i mirtilli sono la categoria in più rapida crescita, arrivando oggi a rappresentare il 31% degli scambi e trainando l’espansione complessiva del comparto. La sfida dei prossimi anni sarà rendere questi valori più visibili agli occhi dei consumatori, consolidando così la solidità di una filiera che ha già dimostrato capacità di innovazione e adattamento.
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Ilaria De Marinis
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