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Non è finita. La Xylella fastidiosa, il batterio che in dieci anni ha cambiato il paesaggio e l’economia dell’olivicoltura pugliese, è stata trovata ancora una volta dove si sperava non arrivasse. Quattro ulivi infetti sono stati scoperti a Bisceglie, nella provincia BAT, a ridosso dell’area di servizio “Dolmen” sull’autostrada A14. È la prima conferma in zona di un nuovo focolaio attivo, emerso dopo i campionamenti dell’Osservatorio fitosanitario regionale a fine giugno.
La reazione è stata immediata: abbattimenti, zona cuscinetto estesa per 2,5 chilometri, controlli intensivi in un raggio di 400 metri.
Come riportato dall’Atto dirigenziale n. 113 del 23 giugno 2025 dell’Osservatorio fitosanitario regionale, il rilevamento è avvenuto durante un monitoraggio preventivo. Le analisi sono state eseguite su 249 piante – prevalentemente ulivi e ciliegi – e i campioni sono ora in fase di caratterizzazione genetica per capire quale sia il ceppo in questione. Il sospetto è che si tratti ancora della sottospecie pauca, la stessa che ha devastato il Salento.
Da Minervino a Bisceglie: l’avanzata di Xylella prosegue
Il ritrovamento dei quattro ulivi infetti da Xylella fastidiosa a Bisceglie rappresenta un segnale allarmante: è la prima conferma di positività nel territorio comunale, e arriva a soli pochi mesi di distanza dal caso registrato a Minervino Murge, nel nord-ovest della BAT. All’epoca, il focolaio di Minervino era stato considerato un episodio isolato, ma ora il sospetto che il batterio stia effettivamente risalendo verso l’Area Metropolitana di Bari si fa più concreto.
I quattro ulivi risultati positivi si trovano nella zona cuscinetto e fanno parte di un campionamento mirato eseguito in risposta alla presenza del vettore nei mesi precedenti. Le piante sono già state segnalate per l’eradicazione, e intorno a esse è stato attivato un protocollo d’emergenza: rimozione entro 15 giorni, trattamenti fitosanitari, pulizia delle superfici, e campionamenti a tappeto in un raggio di 50 metri.
La posizione dei nuovi focolai è strategicamente preoccupante: siamo in un’area di frontiera agricola, altamente produttiva, che collega territori ancora indenni come Ruvo, Corato e Terlizzi. La presenza di casi in due comuni distanti e diversi tra loro come Minervino e Bisceglie lascia intendere che il batterio possa non viaggiare solo con il vettore naturale – la sputacchina – ma anche grazie a trasporti accidentali lungo le direttrici stradali e commerciali. Non è un caso che Coldiretti, nei giorni scorsi, abbia parlato esplicitamente di “sottovalutazione del rischio”.

“Quello che non avremmo mai voluto vedere in questo areale, purtroppo lo stiamo vedendo”: la reazione di Coldiretti
Sulla questione, Coldiretti Puglia è intervenuta con toni netti: “Il batterio killer cammina ancora, per cui serve una sorveglianza tempestiva e continua sulla zona cuscinetto, oltre all’eradicazione chirurgica delle piante infette per eliminare la fonte di inoculo”.
La loro posizione è chiara: la Xylella non si ferma con mezze misure. E per quanto difficile, non ci sono dubbi: “non c’è cura – scrive infatti l’associazione in una nota – solo prevenzione, monitoraggio e azione immediata. A rischio 21 milioni di ulivi. Non si può più aspettare”.
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CIA Puglia: “Con la Xylella si sta giocando col fuoco”
Anche Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani Puglia, lancia un allarme che mescola realismo e urgenza: “Con la Xylella si sta giocando col fuoco. Il problema è che il batterio continua a viaggiare e punta deciso verso il Nord della Puglia: se non si riuscirà a fermarlo sarà un disastro. Noi lo diciamo da tempo: il Governo nomini un Commissario straordinario e finanzi la ricerca scientifica”.
Sicolo avverte inoltre che “l’allarme è altissimo” per tutta l’area BAT – Bari – Foggia, dove l’olivicoltura è la prima industria a cielo aperto. La presa di posizione insiste sulla responsabilità degli enti locali nella manutenzione di cunette, siepi e terreni abbandonati: “chiediamo che le Amministrazioni comunali pongano estrema attenzione controllando e sanzionando chi non assolve i propri obblighi”.
È un messaggio chiaro: senza un Commissario straordinario, risorse per interventi di contrasto, e fondi per la ricerca, è a rischio non solo l’agricoltura, ma un intero modello di sviluppo rurale pugliese.
Il limite più a nord
“Emergenza da gestire con massima attenzione e rigore scientifico”, ha ribadito Massimiliano Del Core, presidente di Confagricoltura Bari – Bat. Parole che oggi suonano più che mai come un invito a non sprecare tempo. Il ritrovamento dei quattro ulivi infetti a Bisceglie, d’altronde, non è stato del tutto inaspettato: l’intuizione della loro possibile positività era stata lanciata già il 7 giugno da Giovanni Melcarne, olivicoltore e frantoiano salentino, da anni attivo nella lotta al batterio. Sulla sua pagina Facebook aveva pubblicato la foto di un olivo lungo l’autostrada pugliese, con sintomi sospetti, scrivendo: “Che ne dite, la facciamo fare una verifica da chi di dovere? Sì, dai, faccio questa segnalazione e poi vi aggiorno”. A distanza di pochi giorni, quella pianta è risultata effettivamente positiva a Xylella fastidiosa subsp. pauca.
Un segnale chiaro: il batterio è avanti, non dietro. E con questo nuovo caso, Bisceglie segna ufficialmente il limite più a nord finora raggiunto dalla Xylella in Puglia. Non è solo un dato geografico, ma una linea di confine tra ciò che può ancora essere salvato e ciò che rischia di essere travolto. La velocità di reazione, da parte delle istituzioni e del mondo agricolo, sarà decisiva per capire da che parte di quella linea finirà il futuro dell’olivicoltura pugliese.
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Ilaria De Marinis
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