Agricoltura italiana, da Agea oltre 8 miliardi: ma bastano?

Tra sostegni al reddito, ricambio generazionale e crisi climatica, l’Italia investe per un'agricoltura più resiliente, digitale e giovane. Ma i soldi fanno davvero il cambiamento?

da Ilaria De Marinis
agea 8 miliardi

Nel 2024 l’agricoltura italiana ha ricevuto oltre 8 miliardi di euro in finanziamenti pubblici. A erogarli è stata Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che ha presentato il suo primo rapporto annuale lo scorso 18 giugno a Roma, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. È una cifra record, resa possibile da un’accelerazione nei processi amministrativi e da una riorganizzazione interna dell’ente, che ha permesso di snellire le pratiche e velocizzare i pagamenti. Ma i numeri da soli raccontano solo una parte della storia. È utile chiedersi cosa significano questi miliardi, dove vanno a finire e, soprattutto, quale modello agricolo stanno contribuendo a costruire.

Agea: i dati del primo rapporto annuale

Del totale dei fondi erogati nel 2024, il 53% – pari a 4,2 miliardi di euro – è transitato attraverso Agea, confermandone il ruolo centrale nella gestione della Politica Agricola Comune (PAC), anche per conto di regioni che non dispongono di un organismo pagatore autonomo. I dati, raccolti secondo l’anno solare e non secondo il calendario finanziario PAC (che va dal 16 ottobre al 15 ottobre dell’anno successivo), offrono un quadro più fedele delle risorse effettivamente immesse nel sistema agricolo.

Nel solo primo semestre del 2025, Agea ha già erogato oltre 2,5 miliardi di euro, con un aumento significativo nei pagamenti anticipati (+40% rispetto all’anno precedente). L’aggiornamento del sistema informativo (SIAN), l’adozione di strumenti di monitoraggio satellitare e una profonda trasformazione organizzativa hanno reso l’Agenzia più rapida, trasparente e tecnologicamente autonoma.

Nel 2024, Agea ha gestito oltre 401.000 domande unificate – una media di circa 1.400 per ciascun dipendente – mentre Agecontrol, la società in house, ha effettuato oltre 104.000 controlli. L’Agenzia ha anche completato la migrazione del sistema informativo SIAN al Polo Strategico Nazionale e internalizzato la società SIN, rafforzando le competenze digitali, cartografiche e agronomiche al proprio interno. È stato istituito un Ufficio antifrode che utilizza strumenti di analisi predittiva e intelligenza artificiale, affiancando al sistema europeo ARACHNE la piattaforma SAS, per affinare i controlli sui pagamenti ed evitare frodi.

Tutto questo ha trasformato Agea in qualcosa di più di un semplice erogatore: oggi è un’infrastruttura digitale pubblica, al centro di un ecosistema agricolo che si muove – o almeno prova a muoversi – verso sostenibilità, legalità e trasparenza.

Dove finiscono i fondi: tra giovani, sostenibilità e gestione del rischio

Se la quantità di risorse distribuite è chiara, meno lo è la qualità degli interventi che ne derivano. Una parte dei fondi è andata al ricambio generazionale: circa 76 milioni di euro sono stati destinati all’insediamento di giovani agricoltori. Una misura importante, se si considera che l’età media nel settore supera i 57 anni e che meno del 10% dei titolari di azienda ha meno di 40 anni.

Anche la sostenibilità ambientale è tra le priorità: oltre 1,5 miliardi di euro sono stati erogati per gli “eco-schemi” previsti dalla nuova PAC, che incentivano pratiche come l’inerbimento dei seminativi, la riduzione dei fitofarmaci e il benessere animale. Circa 470 milioni sono andati a finanziare le assicurazioni contro gli eventi climatici estremi, una voce diventata centrale in un contesto di instabilità sempre più frequente.

Un esempio è l’intervento straordinario da 100 milioni per la siccità che nel 2024 ha colpito duramente la Sicilia. I fondi sono stati erogati in tempi rapidi e considerati un modello di prontezza operativa. Ma il fatto stesso che questi episodi si moltiplichino mostra quanto il cambiamento climatico sia ormai una condizione permanente, non più un’eccezione. E rivela i limiti di un sistema che ancora oggi tende a intervenire dopo i danni, piuttosto che investire prima per evitarli.

agea siccità sicilia

L’efficienza non basta

Dietro i numeri record si nasconde dunque un problema strutturale: l’agricoltura italiana resta profondamente diseguale. Le aziende più grandi e digitalizzate riescono a intercettare i fondi, a compilare quaderni digitali e a gestire i dati richiesti dal monitoraggio satellitare. Molte altre, invece – spesso aziende familiari, marginali, localizzate in territori meno serviti – restano escluse.

La digitalizzazione non è neutra: può generare concentrazioni di potere e aumentare la dipendenza da consulenze esterne e fornitori tecnologici. Anche i nuovi strumenti introdotti da Agea, come il sistema di monitoraggio AMS e la Carta Nazionale dell’Uso del Suolo, che nel 2024 ha permesso di controllare il 99,57% del territorio agricolo con oltre 40 milioni di segnalazioni, rischiano di diventare barriere per chi non è attrezzato a usarli.

I fondi Agea trasformano davvero?

A oggi, gran parte dei finanziamenti serve a integrare il reddito degli agricoltori, più che a cambiare il sistema agricolo. È un sostegno necessario, ma non sufficiente. Manca un investimento diffuso in meccanizzazione condivisa, filiere territoriali, trasformazione in azienda, modelli cooperativi. Solo il 3% dei fondi PAC va a programmi di vera innovazione. Il rischio è che i fondi pubblici finiscano per consolidare l’esistente più che spingere verso una transizione. E che le opportunità offerte dalla PAC 2023-2027 – orientata a resilienza, sostenibilità e competitività – vengano perse, o disperse.

Agea senza dubbio ha dimostrato di poter funzionare. Ma è un esecutore, non un decisore. Il nodo resta politico: spetta al governo, alle regioni e all’Unione Europea definire la direzione. Quale agricoltura sostenere? Quali pratiche premiare, e quali abbandonare? Quali territori accompagnare nella transizione, e con quali strumenti?

Il 2025 sarà l’anno del consolidamento, secondo lo stesso rapporto Agea. Ma senza obiettivi chiari, criteri trasparenti e una visione condivisa, anche la macchina più efficiente rischia di andare veloce, ma perdersi in mancanza di una direzione.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

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