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Frutto tradizionale delle specie arboree mediterranee, fichi e fioroni, rappresentano oggi un prodotto per il consumo fresco che può arricchire e completare il paniere dell’offerta del comparto frutticolo regionale e meridionale. Pur adattandosi spontaneamente alle condizioni del suo habitat naturale, quando la coltivazione è finalizzata alla produzione commerciale, è fondamentale considerare le esigenze specifiche di questa specie.
Fattori come il clima, la qualità del suolo e scelte agronomiche mirate giocano un ruolo cruciale nel determinare la produttività delle piante. Un’adeguata gestione di questi elementi consente di ottimizzare le rese, trasformando le colture in un’attività più redditizia per gli agricoltori, adottando tecniche di coltivazione moderne, proprio come consuetudine con le altre specie.
Fichi e fioroni: caratteristiche pedoclimatiche
Il fico, pianta xerofila e poco esigente, facilmente adattabile ai diversi suoli e climi, nel corso dei secoli si è diffuso in ambienti agricoli poco fertili e ancora oggi costituisce una delle specie arboree da frutto indicata per terreni difficili ed integrati. L’elemento climatico che più condiziona la sua diffusione è la temperatura. In Europa è coltivato dal livello del mare a 1000 m di quota; è più diffuso nelle fasce costiere o collinari dei Paesi del mediterraneo caratterizzate da ventosità moderata, con numerosi giorni assoltati e piovosità contenuta (300-700 mm annui).Le temperatura minime invernali al di sotto delle quali la pianta subisce danni sono -8/-10 °C; le massime estive risultano dannose quando superano i 40 °C.
La sua adattabilità deriva dalla capacità di assorbimento dell’acqua ed alla limitazione della traspirazione mediante foglie adattate a condizioni estreme di scarsità idrica ed esposizione al sole. Per quanto riguarda le differenti condizioni pedologiche, il fico è una specie che si adatta da quelle condizioni subacide a subalcaline; prospera in suoli calcarei e resiste in quelli sa-lini meglio di altre specie da frutto. I terreni di collina, argillosi, più superficiali e declivi e in condizioni ambientali con bassa umidità, sono i più adatti al prodotto essiccato. In pianura, i terreni profondi e fertili non sono ideali per frutti di qualità per il maggior contenuto in acqua e minore concentrazione di zuccheri, ragion per cui si conservano più difficilmente, come era già noto agli antichi. Nelle zone temperate la pianta perde le foglie nella stagione fredda, mentre nelle zone calde della fascia tropicale si mantiene sempre-verde, con frutti che maturano tutto l’anno.
Aspetti botanici e biologici
Il fico è caratterizzato da particolari aspetti botanici e biologici che influenzano il processo produttivo. Innanzitutto rappresenta la specie più nordica tra le circa 800 appartenenti al genere.
L’albero può raggiungere anche i 10-12 m di altezza ma in coltura specializzata non supera i 3-4 m, con portamento della chioma più o meno assurgente e ramificato a seconda della cultivar. È caratterizzato da apparato radicale espanso con elevata capacità di penetrazione nel terreno, specie nei terreni aridi e profondi. Per quanto riguarda le foglie, la caratteristica del fico è quella di recare foglie di ampiezza e forma diversa sulla stessa pianta. Il fico possiede gemme a legno, a frutto e miste. Le gemme a legno sono piccole, poste all’ascella delle foglie; quelle a frutto, presenti o assenti a seconda della cultivar, sono semisferiche o sferiche, più grosse di quelle a legno, ad esse collaterali, concentrate nel tratto distale dei rami. Le gemme miste sono generalmente apicali. Oltre alle gemme normali, nel fico troviamo molte gemme latenti e avventizie.
I fiori, racchiusi numerosissimi all’interno di una infiorescenza (ricettacolo), di cui rivestono le pareti, sono di tre tipi:
- maschili: portano il polline, sono presenti solo nel caprifico, concentrati attorno all’ostiolo;
- femminili brevistili: numerosi nei caprifichi, in grado di ospitare le larve della Blastophaga psenes, l’insetto imenottero che gioca un ruolo fondamentale nell’impollina-zione dei forniti;
- femminili longistili: numerosi nei fichi eduli, nei quali stanno soli o assieme a fiori femminili brevistili. Il (falso) frutto del fico, detto siconio, deriva quindi da una infiorescenza che sviluppata diventa infruttescenza; è piriforme più o meno arrotondato o allungato, con un peduncolo di attacco al ramo ed un collo più o meno pronunciato. I siconi si possono formare a seguito della fecondazione dei fiori femminili o per partenocarpia. Se vi è fecondazione si formano i veri frutti, che sono gli acheni (granelli di 1-2 mm).
Nel fico sono presenti due tipi di siconio:
- fioroni partenocarpici (non richiedono impollinazione), di-sposti prevalentemente sui rami dell’anno precedente specialmente nella parte distale, maturano dai primi di giugno all’inizio di agosto;
- forniti (fichi veri) pedagnuoli, posizionati all’ascella delle foglie dei rami dell’anno e maturanti da fine luglio ad ottobre;
- forniti (fichi veri) cimaruoli: maturano da ottobre-novembre fino alla primavera successiva. Gli abbozzi fiorali dei fioroni iniziano a formarsi alla fine dell’estate e già ad inizio autunno entrano in quiescenza. Nella primavera successiva, alla comparsa delle foglie, cominciano a crescere e si rendono visibili.
I fioroni hanno una fase di crescita veloce di circa 50-60 giorni, seguita da un periodo di quiescenza di circa 2 settimane e infine da un periodo di veloce maturazione di altre 2 settimane, nel quale si intensifica la crescita e l’accumulo di zuccheri. La fase di fioroni maturi dura in media 3-4 settimane. Per quanto riguarda i forniti invece la loro comparsa è scalare e segue la crescita dei rami: all’ascella di ogni foglia si formano 1-2 frutti. Formazione e maturazione dei frutti terminano quando le temperature giornaliere si abbassano.
Nei Paesi più caldi, in Nord-Africa e Medio Oriente, la maturazione può durare invece fino a dicembre.
La caprificazione (impollinazione)
L’impollinazione del fico è detta caprificazione perché il polline è fornito solo dal caprifico; questo processo è conosciuto da tempo immemorabile e se ne trova traccia nelle Storie di Erodoto e nei testi di scienza naturale di Aristotele e Teofrasto. Le specie del genere Ficus hanno impollinazione entomofila, operata da insetti imenotteri specializzati. L’insetto adatto alla specie F. carica è la Blastophaga psenes, una vespa di 2 mm di lunghezza. La blastofaga sverna come uovo o larva nei frutti autunnali di caprifico che rimangono sulla pianta fino alla primavera successiva. Dopo una generazione svolta sui frutti del caprifico, le femmine fecondate escono attraverso l’ostiolo dei frutti di caprifico, sporcandosi del polline rilasciato dai fiori maschili che maturano dopo quelli femminili, e vanno ad impollinare i mammoni (seconda fruttificazione del caprifico) ed i forniti delle varietà di fico che richiedono l’impollinazione. L’impollinazione dei forniti avviene solo se fico e caprifico sono vicini in quanto la blastofaga non ha capacità di lunghi spostamenti; ciò rende ragione alla antica pratica di piantare caprifichi nei ficheti o di appendere rami di caprifico con frutti maturi sulle piante delle varietà di fico che necessitano l’impollinazione.

Pianta di fico con rametti avvolti da sacchetti di plastica per anticipare la maturazione.
Sistemi d’impianto e cure colturali
Gli impianti specializzati hanno densità che oscillano dalle 250 alle 500 piante per ettaro con distanze di impianto che variano da 5×5 m a 8×6 m. La forma di allevamento adottata per fichi e fioroni è quella a vaso, più o meno espanso a seconda dell’habitus varietale, con piante che non superano i 4 mt di altezza. In qualche caso viene adottata la forma a globo. Comunque si tende ad abbassare l’impalcatura per favorire l’espansione laterale della chioma e facilitare le operazioni di raccolta, che rappresentano circa il 70% dei costi colturali. Il fico è pianta con scarsa attitudine a ramificare, pertanto la potatura di produzione richiede pochi interventi per l’eliminazione dei rami sovrapposti, di quelli deperiti. Considerato che la produzione dei siconi è portata da gemme apicali o sub-apicali, la potatura di produzione consiste in un diradamento dei rami, piuttosto che nel loro raccorciamento. L’equilibrio tra vegetazione e fruttificazione è particolar-mente complesso nel fico, dove due generazioni di infruttescenze si sviluppano in competizione sullo stesso ramo dell’anno in due stagioni consecutive.
A livello dei frutti particolare attenzione va posta verso le infezioni da antracnosi, colletotricosi e marciumi. Circa i parametri nutrizionali della coltura, i cui fabbisogni vanno determinati in relazione all’analisi chimica del terreno, è bene tener presente come la coltura sia particolarmente esigente in calcio e potassio, elementi importanti per la qualità dei frutti e per conferire loro una sufficiente fase di post raccolta del prodotto fresco. Anche l’irrigazione va determinata con attenzione, avendo cura di sospenderla o ridurla (a seconda della tessitura del terreno) in prossimità della raccolta, al fine di favorire la serbevolezza dei frutti.
Potatura: aspetti da considerare
La potatura di produzione delle piante è quindi la diretta conseguenza della destinazione produttiva della pianta, se fichi e fioroni piuttosto che forniti o se entrambi. È infatti dimostrata la correlazione positiva tra numero di fioroni e lunghezza del ramo dell’annata precedente e tra numero di forniti e lunghezza del ramo dell’anno. Inoltre, la produzione di fioroni influenza negativamente la vegetazione dell’anno e la produzione di fioroni dell’anno seguente, come la produzione di fioroni influenza negativamente quella dei forniti dello stesso anno.
Queste interazioni fanno si che nelle varietà partenocarpiche come la Dottato si possano avere produzioni discrete di fioroni di qualità in alcuni anni, seguite da anni in cui i fioroni cascolano prematuramente o non maturano. Tutte queste nozioni sono di fondamentale importanza per orientare e modulare gli interventi di potatura, così come la valutazione della vigoria del terreno, se si opera in coltura irrigua, al regime nutrizionale adottato. Importante è mantenere una forma armoniosa della pianta con un giusto equilibrio tra vegetazione e organi produttivi dell’albero.
In considerazione delle caratteristiche del legno del fico, tenero e spugnoso, bisogna evitare di operare tagli di ampia superficie che possono favorire l’instaurarsi di infezioni da Phomopsis sycophila, agente del cancro del legno e della formazione di carie. Per questo motivo è importante disinfettare le superfici di taglio e/o usare mastici cicatrizzanti al fine di evitare l’insorgere di tali problemi.
La chioma delle piante deve inoltre essere gestita per favorire una buona illuminazione di tutta la vegetazione, avendo ben a mente di non esporre i frutti eccessivamente al sole per evitare danni da scottature. Altro aspetto importante è quello di mantenere un’architettura dell’albero che permetta una buona areazione della chioma per evitare il ristagno di umidità, fattore predisponente l’insediarsi di infestazioni di cocciniglie.
Conclusioni
La coltivazione di fichi fioroni e forniti in numerosi areali meridionali può costituire un soddisfacente investimento per il frutticoltore. In molte zone contraddistinte da terreni difficili e scarse disponibilità idriche, il fico può dare soddisfazioni impensabili per altre colture frutticole. Anche in questo caso vale la regola di una coltura che va gestista ed interpretata secondo criteri moderni e diversi da quelli erroneamente adottati nella maggior parte dei casi. Analogo discorso potrebbe valere anche per le aree del sud della Puglia devastate dall’epidemia di Xylella fastidiosa; bisogna però considerare che recentemente, in Spagna ed alle Baleari, il batterio è stato segnalato infettare anche il fico con il ceppo multiplex, diverso da quello presente in Salento, pur se restano ancora da ben valutare ed accertare i danni che eventualmente potrebbe arrecare.
La rivalutazione della dieta mediterranea, di cui il fico costituisce uno dei principali componenti tra la frutta, associata ai molteplici utilizzi nella trasformazione a cui si presta e agli aspetti salutistici legati al suo consumo, in futuro sosterranno di certo l’apprezzamento e riscoperta di un frutto che, definire “alternativo”, rappresenta una stortura per la storia e l’evoluzione della frutticoltura mediterranea.
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Autori: Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl – Turi (BA)
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