Ortaggi in affanno: cresce il valore, non i volumi

Tra costi elevati, clima instabile e virus emergenti, dietro la patina di espansione a livello mondiale, il comparto rivela una realtà strutturalmente più fragile

da Ilaria De Marinis
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Il commercio globale degli ortaggi continua a crescere nel valore, ma non nei volumi. È questa la contraddizione più netta che emerge dal Trend Report di Fruit Logistica: una crescita “ottica”, trainata dai prezzi più che da un reale dinamismo produttivo. I quasi 90 miliardi di dollari raggiunti nel 2023 sono infatti una cifra che racconta un settore in movimento solo in apparenza. Dietro la patina di espansione si intravede un comparto che sta diventando strutturalmente più fragile: costi in aumento, diseconomie crescenti, shock climatici ripetuti e una capacità produttiva che fatica a espandersi nonostante la domanda resti sostenuta.

In altre parole, il mondo degli ortaggi cresce senza produrre di più, e questa asimmetria – come osserva il report – è ormai uno dei temi più delicati per il futuro della filiera. Quando il valore cresce ma il volume no, significa che la resilienza produttiva è sotto pressione. E quando questa pressione riguarda contemporaneamente più aree del mondo, il fenomeno smette di essere episodico e diventa sistemico.

ortaggi export

Principali esportatori mondiali di ortaggi freschi, confronto 2018–2023.
Il grafico mostra l’evoluzione del valore delle esportazioni di ortaggi freschi (in miliardi di dollari) per i principali Paesi esportatori. Messico e Spagna confermano la propria leadership, con una crescita significativa tra 2018 e 2023. I Paesi Bassi mantengono una posizione stabile subito dietro, seguiti da Cina, USA e Canada, che evidenziano incrementi più moderati. Per gli altri esportatori europei e mediterranei – tra cui Italia, Francia, Marocco e Turchia – il periodo mostra progressi più contenuti ma generalmente positivi.

Nord America: l’asse strategico degli ortaggi tra Messico e USA

In questo scenario, particolarmente interessante appare il caso messicano. Il Report evidenzia infatti una crescita straordinaria dell’export orticolo del Paese: le spedizioni verso gli Stati Uniti sono più che raddoppiate in soli cinque anni, segno di una struttura produttiva che – nonostante problemi idrici, pressioni climatiche e tensioni politiche intermittenti con Washington – riesce a garantire continuità e volumi.

Che quasi tutta la merce sia diretta negli Stati Uniti non sorprende: la dipendenza americana dal Messico per circa il 40% del fabbisogno orticolo è una cifra che non lascia spazio a interpretazioni. L’intero Nord America, in sostanza, si regge su una supply chain binazionale che funziona perché è conveniente e perché nessun altro Paese riesce oggi ad assicurare la stessa combinazione di prossimità, volumi e regolarità.

Come pure non sorprende che i tre maggiori flussi mondiali di ortaggi freschi abbiano come destinazione gli USA. Il pomodoro messicano – oltre due miliardi di chili esportati nel 2023 – non è solo un prodotto agricolo: è l’emblema di un’interdipendenza economica che definisce la sicurezza alimentare dell’intero mercato nordamericano. Un asse che, in caso di shock (commerciale, climatico o sanitario), avrebbe ripercussioni globali. Ed è proprio questa “monocentralità” uno degli aspetti più interessanti e al tempo stesso più vulnerabili del quadro delineato dal report.

ortaggi messico

Crescita delle esportazioni ortofrutticole del Messico, 2019–2023. Il grafico a sinistra mostra l’aumento assoluto del valore esportato (in milioni di dollari), con gli ortaggi nel loro complesso, i pomodori e gli avocado come categorie di gran lunga più dinamiche. Significativo anche il contributo di peperoni, fragole e lime/limoni. Il grafico a destra riporta la variazione percentuale, evidenziando crescite particolarmente elevate per mirtilli, uva da tavola e papaya, mentre alcune categorie mature – come i pomodori – mostrano tassi più contenuti pur mantenendo un peso economico dominante.

Europa sotto pressione: serre costose, produzione in calo

Spostandosi in Europa, il quadro appare quasi speculare. Mentre il Messico accelera, l’Unione Europea rallenta, segnalando un raffreddamento del commercio intra-UE di pomodori, peperoni e cetrioli. Spagna e Paesi Bassi – i due poli storici dell’orticoltura europea – hanno visto frenare, talvolta ridurre, le proprie esportazioni.

Stando a quanto riportato nell’analisi, determinanti sono stati i costi energetici, che tra il 2022 e il 2023 hanno stravolto l’economia delle serre riscaldate, soprattutto in Olanda. Il caro-gas ha limitato la produzione invernale, ridotto le superfici e messo in discussione la sostenibilità economica di un modello produttivo che, per anni, aveva garantito volumi elevatissimi e continuità stagionale.

La Spagna – pur favorita da un clima più mite – non è riuscita a compensare il calo olandese, perché a sua volta alle prese con problemi che stanno diventando strutturali: scarsità di manodopera, stress climatico crescente, restrizioni idriche e la diffusione del ToBRFV, un virus che continua a ridisegnare le geografie produttive.

Una nota particolarmente significativa del report riguarda il Marocco. Considerato il nuovo protagonista del mercato europeo, il Paese ha effettivamente guadagnato quote, ma non senza difficoltà, alle prese anch’esso con eventi climatici estremi e la presenza del ToBRFV. 

ortaggi pomodoro

Andamento delle esportazioni di pomodoro fresco da Spagna e Paesi Bassi (2018–2024). Il grafico di sinistra mostra l’evoluzione dei volumi esportati (in milioni di kg), evidenziando una forte stagionalità per entrambi i Paesi, con picchi ricorrenti e un progressivo riavvicinamento tra le due curve negli ultimi anni. Il grafico di destra riporta invece il valore medio all’esportazione (€/kg), che presenta una crescente volatilità dal 2021 in avanti, con rialzi più marcati per il prodotto olandese rispetto a quello spagnolo.

Prezzi in aumento e un protagonista incontrastato: il Messico

In un contesto di difficoltà diffuse, i prezzi sono aumentati ovunque. Il report lo sottolinea chiaramente: la spinta inflazionistica è stata sufficiente a sostenere il valore del commercio, ma non a risolverne le fragilità. Per i produttori, questo ha rappresentato un parziale sollievo; per i consumatori, un aggravio.

Eppure, nonostante la volatilità globale, c’è un attore che si distingue per solidità: il Messico. Per il Paese il Report registra infatti incrementi a doppia cifra nel valore delle esportazioni per quasi tutte le principali categorie orticole – pomodori, peperoni, cetrioli, cavoli, lattuga, cipolle, broccoli, meloni – superando i 10 miliardi di dollari complessivi.

La spiegazione non è solo climatica, né solo commerciale. A detta degli analisti, la forza messicana deriva dalla combinazione di tre fattori:

  • prossimità geografica, che abbatte costi e rischi logistici;
  • continuità dell’offerta, grazie a un calendario produttivo quasi annuale;
  • una domanda americana che non dispone di alternative comparabili.

In un mondo frammentato e imprevedibile, il Messico riesce così a posizionarsi come il fornitore di ortaggi freschi più solido al mondo, non perché sia immune dalle crisi, ma perché gli Stati Uniti non possono farne a meno. 

Una sfida che va oltre il mercato

In definitiva, appare evidente come il settore non possa più misurarsi solo in termini di crescita o contrazione dei volumi. Il vero terreno di competizione diventa la capacità di restare operativi e affidabili in un contesto intrinsecamente instabile, dove la continuità dell’offerta è un vantaggio strategico tanto quanto la produttività.

La nuova sfida globale dell’orticoltura non è dunque “produrre di più”, ma saper produrre nonostante tutto: costi imprevedibili, shock climatici ricorrenti, malattie emergenti e sistemi logistici più vulnerabili. È questa – secondo il report – la linea di frattura che separerà i Paesi capaci di mantenere una presenza costante nei mercati da quelli destinati a perdere terreno.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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