Zucchino, carbonio e clima: la svolta green del Mediterraneo

Un innovativo studio italiano, mette alla prova tecniche agroecologiche per migliorare la resa dello zucchino e la salute del suolo mediterraneo.

da Federica Del Vecchio
zucchino

Non è una novità, gli effetti del cambiamento climatico stanno mettendo sotto pressione il sistema agricolo. I suoli si impoveriscono, la fertilità cala, le rese agricole sono in affanno. A farne le spese sono soprattutto le regioni aride e semi-aride di molte zone del bacino Mediterraneo, in cui, il calore eccessivo accelera la degradazione della sostanza organica del suolo (SOM), compromettendo la salute e la produttività dei campi. Le pratiche agricole sostenibili sembrano quindi diventate non più solo un’opzione, ma strategie innovative che puntano a mantenere la terra viva, produttiva e sicura nel tempo. Proprio in questo scenario si inserisce un recente studio condotto dal Centro di Ricerca per l’Agricoltura e l’Ambiente (CREA-AA) di Bari, in collaborazione con l’Università di Cagliari, Carbosulcis e la sede romana del CREA, che propone un approccio agroecologico alla coltivazione dello zucchino, coltura chiave dell’orticoltura mediterranea.

L’obiettivo? Capire come diverse strategie di gestione del terreno possano migliorare la quantità di carbonio organico (SOC) e ottimizzare le rese in agricoltura biologica. 

Ricerca sul campo: il progetto sullo zucchino

Lo studio è stato condotto tra il 2022 e il 2023 nei campi sperimentali di Metaponto, in Basilicata, una zona caratterizzata da un clima caldo e secco tipico del Mediterraneo. L’esperimento è stato condotto su un terreno caratterizzato da pH leggermente alcalino e con una quantità moderata di sostanza organica, in linea con le condizioni agronomiche più diffuse nell’area. Quali colture sono state coinvolte? Le più rappresentative della zona: cavolfiore in inverno e zucchino in primavera-estate, affiancate dall’introduzione strategica del trifoglio come coltura di copertura per rigenerare il suolo tra un ciclo e l’altro. Lo zucchino, trapiantato manualmente, è stato coltivato per circa 70-80 giorni, con raccolta da giugno ad agosto. Il campo sperimentale è stato suddiviso in parcelle, ognuna gestita con combinazioni differenti di fertilizzanti e tecniche di utilizzo del trifoglio: sovescio (interramento), rullo crimper (pacciamatura) o assenza della coltura di copertura, utilizzata come controllo.

A queste tecniche si è affiancato l’utilizzo di quattro i fertilizzanti: tre innovativi, prodotti con compost derivato da scarti organici urbani e agroindustriali (compresi residui di cucina, sfalci d’erba e scarti del carbone), e uno di tipo tradizionale agricolo.

zucchino

Irrigazione e clima: tutti i fattori in gioco

Durante i due anni di studio, le condizioni climatiche sono cambiate radicalmente: il primo anno è stato segnato da siccità estrema, mentre il secondo ha visto abbondanti piogge primaverili seguite da un’estate torrida. L’irrigazione a goccia ha permesso di compensare, almeno in parte, le carenze idriche.

I campioni di suolo sono stati raccolti prima, durante e dopo l’esperimento – fino al 2024 – per analizzare:

  • il contenuto di carbonio organico (SOC),

  • la presenza di metalli pesanti,

  • la stabilità del carbonio nel tempo, grazie a modelli matematici che distinguono tra carbonio labile e stabile.

I risultati: più carbonio, più zucchino, meno impatto

Dall’analisi dei dati emerge con chiarezza che le rese dello zucchino e la crescita delle piante sono fortemente influenzate dal metodo di gestione del suolo e dalle condizioni climatiche. In particolare, il sovescio si è rivelato la tecnica più efficace, con un incremento delle rese fino al 35% rispetto agli altri trattamenti. Il secondo anno, nonostante le condizioni avverse, il sovescio ha mantenuto le migliori performance produttive, mentre il rullo crimper ha registrato i risultati peggiori.

Per quanto riguarda il contenuto di carbonio organico nel suolo, i fertilizzanti innovativi (T1, T2 e T3) hanno mostrato un effetto nettamente superiore rispetto al compost agricolo tradizionale (T4). Il fertilizzante T2, in particolare, ha raggiunto un aumento del SOC del 169% nel secondo anno. Anche un anno dopo, nel 2024, i suoli trattati con questi compost innovativi conservavano una media del 37% in più di carbonio rispetto ai livelli iniziali.

Sicurezza ambientale e sostenibilità a lungo termine

Uno dei punti più delicati dello studio era valutare la sicurezza ambientale dei fertilizzanti innovativi. I risultati sono rassicuranti: nessun superamento dei limiti di legge per arsenico, piombo, nichel o cromo. Solo variazioni minime, senza impatti concreti per l’ambiente. Un tassello decisivo che ha permesso allo studio di centrare il suo obiettivo: integrare tecniche come il sovescio e fertilizzanti organici da rifiuti controllati può rendere l’agricoltura mediterranea più produttiva, resiliente e sostenibile. Tuttavia, precisano i ricercatori, per confermare appieno il loro potenziale e garantirne la sostenibilità nel tempo, sarà fondamentale proseguire con studi a lungo termine che approfondiscano l’evoluzione di questi sistemi. Ma la strada è quella giusta. Un’agricoltura così concepita, infatti, non è solo più verde, ma anche più sicura, più efficiente e più adatta ad affrontare le sfide del futuro. Ora, la prossima sfida è continuare su questa strada e trasformare queste strategie in modelli agricoli replicabili, per garantire colture e suoli fertili anche domani.

Federica Del Vecchio
©fruitjournal.com

 

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