Angurie più resistenti: individuati due geni

Si chiamano ClWRKY61 e ClLEA55 e sono i due geni individuati da un team di ricercatori cinesi che aiutano l’anguria a resistere allo stress salino

da Federica Del Vecchio
angurie

Ormai si sa, la salinizzazione del suolo è una sfida conclamata per l’agricoltura moderna. Causata da siccità prolungata, irrigazione inefficace e pratiche agricole poco sostenibili, questa condizione rende i terreni troppo salati per le colture, rallentandone la crescita e danneggiando le cellule vegetali. Alcune piante cercano di difendersi con meccanismi naturali, ma spesso non basta. È il caso delle angurie, che risentono in modo particolare di un terreno troppo salino, crescendo meno rigogliose e con frutti di qualità inferiore. Come si può intervenire? 

La risposta arriva da un recente studio cinese pubblicato sulla rivista scientifica Horticulture Research, in cui un team di ricercatori ha identificato un gene capace di regolare positivamente la tolleranza dell’anguria allo stress salino. 

Un gene chiave per la tolleranza 

Il gene in questione si chiama ClWRKY61, un gene appartenente alla famiglia delle proteine WRKY, note per il loro ruolo chiave nella risposta delle piante agli stress ambientali. I ricercatori hanno scoperto che ClWRKY61, particolarmente attivo nelle radici, nelle foglie e nei fiori maschili dell’anguria, si attiva in presenza di elevati livelli di sale, contribuendo ad aumentare la tolleranza della pianta al sodio.

Ma non è solo in questa missione. Lo studio ha infatti individuato un altro protagonista: ClLEA55, una proteina della famiglia LEA (Late Embryogenesis Abundant), già nota per il suo ruolo nella protezione cellulare in condizioni estreme come siccità e salinità. Ma cosa fanno di speciale questi due geni? 

Angurie più forti: così i ricercatori hanno testato la resistenza delle piante

Per rispondere a questa domanda è bene compiere un passo indietro e spiegare come i ricercatori hanno condotto lo studio. Per verificare l’effetto di questi geni, i ricercatori hanno lavorato su due varietà di anguria, chiamate YL e TC, affiancandole a piante di tabacco, utilizzate come modello sperimentale. Perchè il tabacco? È una delle specie più utilizzate nei laboratori di biotecnologia vegetale grazie alla sua elevata facilità di manipolazione genetica e alla risposta rapida ed efficace nei test cellulari

Una volta che le giovani piantine hanno sviluppato le prime foglie, è stato avviato un vero e proprio stress test: le piante sono state irrigate con una soluzione salina molto concentrata, simulando le condizioni estreme di un terreno colpito dalla salinizzazione. A questo punto, i ricercatori hanno analizzato l’attività dei geni nelle piante “normali” e in quelle geneticamente modificate: alcune con i geni ClWRKY61 e ClLEA55 potenziati, altre con questi stessi geni disattivati. Ma non è tutto. Attraverso tecniche avanzate di sequenziamento genetico, il team ha tracciato una vera e propria “mappa molecolare”, individuando quali geni si attivano o si spengono in presenza o assenza di ClWRKY61. Un passo decisivo per svelare i meccanismi di difesa dell’anguria contro gli effetti del sodio.

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Interazione di ClWRKY61 con ClLEA55 a livello proteico. A) Costruzione del vettore pGBKT7 (BD) per ClWRKY61 . ClWRKY61 D2 è ClWRKY61 con 60 bp della base dal C-terminale rimossi. B) Saggio del lievito a due ibridi (Y2H). ClWRKY61 D2 ha interagito con ClLEA55 su terreni selettivi (DDO/X, SD/−Trp/−Leu/X-α-gal; QDO/X, SD-Ade/-His/−Leu/−Trp/X-α-gal). I gruppi pGBKT7-p53 e pGADT7-RecT erano controlli positivi. I gruppi pGBKT7-Lam e pGADT7-RecT erano controlli negativi. C) Saggio pull-down GST. Le proteine GST-empty e GST-ClLEA55 sono state incubate con His-ClWRKY61 D2 . L’immunoblotting è stato effettuato utilizzando anticorpi anti-GST e anti-His. GST-empty + His-ClWRKY61 D2 sono serviti da controlli negativi. D) Saggio di imaging di complementazione della luciferasi (LCI). nLUC-ClWRKY61 e cLUC-ClLEA55 sono stati coiniettati in foglie di tabacco per osservare il segnale della luciferasi. Le restanti combinazioni sono servite da controlli negativi. Barre di scala, 1 cm. E) Saggio BiFC. NE-ClWRKY61 e CE-ClLEA55 sono stati co-trasformati in protoplasti di anguria ed è stata osservata fluorescenza. La combinazione NE-bZIP63 e CE-bZIP63 è servita da controllo positivo.

Una squadra vincente: ClWRKY61 e ClLEA55

I risultati dello studio non lasciano dubbi: i due geni ClWRKY61 e ClLEA55 lavorano insieme in perfetta sinergia per rafforzare le difese delle angurie contro la salinità. L’esperimento ha mostrato che le piante prive di ClWRKY61 erano più fragili: le foglie apparivano visibilmente danneggiate e i segni di stress cellulare erano più marcati. Al contrario, le piante in cui il gene era attivo hanno risposto meglio allo stress salino, con minori danni visibili e una maggiore attivazione dei meccanismi di difesa, come l’enzima antiossidante superossido dismutasi (SOD). Anche il gene ClLEA55 si è rivelato fondamentale: quando veniva disattivato, le piante diventavano più sensibili al sale, confermando così il ruolo cruciale di entrambi nella resistenza alla salinizzazione. 

Ma c’è di più. Grazie a un’analisi avanzata chiamata RNA-Seq, i ricercatori hanno osservato che ClWRKY61 non si limita a interagire con ClLEA55, ma svolge un ruolo da vero e proprio regista nella risposta dell’anguria allo stress salino. Questo gene, infatti, controlla l’attività di oltre 550 altri geni che modificano il loro comportamento in presenza di sale. Si tratta di geni coinvolti in processi fondamentali per la sopravvivenza della pianta: dal metabolismo di zuccheri e lipidi alla produzione di composti protettivi come carotenoidi e fenilpropanoidi, fino alla regolazione degli ormoni vegetali, delle risposte ambientali e dell’equilibrio osmotico e salino. Molti di questi geni presentano nel loro DNA una sequenza chiamata W-box, una sorta di interruttore molecolare a cui le proteine WRKY, come ClWRKY61, si legano per regolare l’attività genica. Tra i bersagli attivati figurano enzimi per la sintesi di zuccheri, trasportatori di sostanze nutritive, proteine della famiglia LEA, chinasi e diversi fattori di trascrizione come MYB, ERF e altri membri WRKY. Un meccanismo sofisticato, che mostra come una singola proteina possa orchestrare un’intera rete di difesa contro la salinità. Insomma, un passo importante verso lo sviluppo di varietà di angurie più resistenti alla salinità, una qualità certo non da poco se si considera il contesto agricolo attuale. 

 

Federica Del Vecchio
©fruitjournal.com

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