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Per oltre un decennio il batterio della Xylella – nella sua subspecie pauca – ha rappresentato il principale flagello dell’olivicoltura salentina, continuando tutt’oggi la sua avanzata verso il nord della Puglia e mettendo in ginocchio un intero comparto produttivo. Tuttavia, da febbraio 2024, Xylella fastidiosa non è più soltanto una minaccia per gli ulivi. Nell’agro di Triggiano (BA) è stata infatti identificata per la prima volta in Italia anche la presenza di Xylella su vite, nella sua forma più insidiosa per questa coltura: la sottospecie fastidiosa, agente eziologico della malattia di Pierce.
A pochi mesi da questa segnalazione, la risposta del mondo della ricerca non si è fatta attendere. Lo scorso 12 luglio, a Cellino San Marco (BR), è stata ufficialmente presentata la prima generazione di piantine di vite ottenute da incroci interspecifici con potenziale resistenza al batterio. Un risultato importante, che – come sottolineato dagli stessi ricercatori – non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso per proteggere il futuro della viticoltura pugliese.

Xylella su vite: un evento che promette importanti risultati
L’iniziativa, organizzata dall’Unione Italiana Vini in collaborazione con Cantine Due Palme, si è svolta presso Villa Neviera ed è stata simbolicamente intitolata “Il battesimo delle primogenite”, a celebrare l’avvio di un programma di miglioramento genetico mirato. La sottospecie individuata a Triggiano, X. fastidiosa subsp. fastidiosa, è la stessa responsabile della Pierce’s Disease, una malattia della vite nota e temuta negli Stati Uniti, in particolare in California. Il batterio, che fino ad oggi non era mai stato segnalato ufficialmente sulla vite in Italia, colonizza i vasi xilematici della pianta, ostacolando il flusso idrico e provocando disseccamento fogliare, calo produttivo e, nei casi più gravi, la morte della pianta stessa. L’identificazione di questo patogeno su vite in Puglia segna dunque un potenziale cambio di paradigma nella gestione fitosanitaria del territorio: non più solo olivo, mandorlo o altre specie ospiti, ma anche vite – una delle colture simbolo dell’agricoltura regionale.
Un percorso lungo, ma già iniziato
Nel corso dell’evento è stato presentato il progetto di ricerca condotto dal Laboratorio di Coltivazioni Arboree del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, sotto la guida scientifica della prof.ssa Laura Rustioni. L’obiettivo è ambizioso: ottenere varietà di vite dotate di resistenza alla sottospecie fastidiosa attraverso incroci tra Vitis vinifera e Vitis arizonica, una specie selvatica americana che ha coevoluto con il batterio e mostra una naturale tolleranza alla malattia.
Come chiarito dalla ricercatrice, “Vitis arizonica non produce frutti di qualità commerciale, per questo stiamo effettuando incroci con Vitis vinifera, nel tentativo di ottenere selezioni che uniscano resistenza al patogeno e adeguate caratteristiche agronomiche ed enologiche”. Il primo ciclo di incroci ha già prodotto alcune piantine potenzialmente resistenti, ma si tratta di una tappa iniziale. “Per arrivare a varietà stabili e affidabili dal punto di vista produttivo serviranno almeno tre generazioni di incrocio – ha precisato Rustioni – e dunque 15-20 anni di lavoro”.

prof.ssa Laura Rustioni – Responsabile della ricerca
Prevenzione e ricerca: lezioni dal passato
La scoperta della sottospecie fastidiosa sulla vite impone alla filiera vitivinicola pugliese un’accelerazione decisa sul fronte della ricerca genetica e della prevenzione fitosanitaria. Se da un lato gli strumenti genetici rappresentano una prospettiva concreta di difesa nel lungo periodo, dall’altro, nel breve termine, resta cruciale il contenimento del focolaio e il rafforzamento delle misure di sorveglianza e prevenzione già previste dalla normativa fitosanitaria europea.
Dopo quanto accaduto nel comparto olivicolo, l’urgenza è quella di non ripetere gli errori del passato: anticipare, non rincorrere. Ed è proprio in questa direzione che il lavoro dei ricercatori rappresenta un segnale incoraggiante, seppure ancora agli albori.
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Donato Liberto
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