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Il marciume del peperone presenta una sintomatologia aspecifica, causata da molteplici fattori. Tra questi, uno dei più insidiosi è Alternaria alternata, un fungo ben noto in ambito agricolo per la sua elevata polifagia e la capacità di infettare numerose specie vegetali, in particolare le Solanacee come peperoni, pomodori, patate e melanzane. Lo sviluppo di questo patogeno è favorito da condizioni ambientali specifiche, come elevati livelli di umidità e temperature miti. In presenza di tali fattori, A. alternata può proliferare facilmente sia durante la fase di coltivazione in campo, che nelle delicate fasi successive alla raccolta.
Nel caso del peperone, il fungo può manifestarsi attraverso maculature fogliari o marciumi dei frutti, fenomeni che possono insorgere già durante la coltivazione, ma che si rivelano particolarmente problematici nel post-raccolta, quando compromettono la conservazione e la commerciabilità dei prodotti. Ma chi è questo fungo e quali sono i danni che può provocare?
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Alternaria alternata: il fungo responsabile del marciume del peperone
Alternaria alternata è un fungo ormai noto alla comunità scientifica. Descritto per la prima volta nel 1817 dal micologo tedesco Christian Gottfried Nees von Esenbeck, e successivamente rinominato con l’attuale classificazione dal botanico e micologo austriaco Karl Keissler nel 1912, appartiene al gruppo dei funghi dittiosporici imperfetti e si distingue per una riproduzione prevalentemente asessuata. Questo fungo trova il suo habitat ideale nel suolo, dove si comporta da saprofita, alimentandosi di materiale organico in decomposizione. A destare preoccupazione è la sua notevole capacità di diffusione e colonizzazione. La propagazione avviene infatti attraverso le conidiospore, microscopiche unità di dispersione che vengono trasportate dal vento o dall’acqua e si depositano su diverse superfici vegetali. Quando le condizioni ambientali sono favorevoli – in particolare con umidità elevata e temperature tra i 31 e i 32 °C – le spore iniziano a germinare.
In questa fase si sviluppano strutture chiamate conidiofori: sottili filamenti marroni, più o meno flessuosi, che si presentano come catene allungate. Dai conidiofori si originano i conidi, le vere e proprie spore riproduttive, di colore bruno e dalla superficie liscia, facilmente riconoscibili per la presenza di un piccolo becco.
Come riconoscere il marciume del peperone: i sintomi
L’infezione da Alternaria alternata nel peperone inizia generalmente con la diffusione delle spore del fungo sulle foglie della pianta. I primi sintomi si manifestano spesso lungo i margini delle foglie giovani, dove si possono notare aree necrotiche e fenomeni di clorosi, come l’ingiallimento della lamina fogliare. Questo danneggiamento riduce la capacità fotosintetica della pianta e ne compromette progressivamente il vigore.
Tuttavia, la malattia può facilmente estendersi anche ai frutti. Sul peperone, l’infezione si presenta inizialmente con la comparsa di un micelio denso, di colore biancastro o grigio, che si sviluppa sulle superfici colpite. Con l’avanzare della patologia, queste aree infette si scuriscono progressivamente, trasformandosi in lesioni brunastre che assumono un aspetto polveroso e nero, dovuto alla produzione massiva di spore fungine. Nelle fasi più avanzate, i frutti infetti mostrano un evidente degrado strutturale: la polpa perde consistenza, i tessuti si raggrinziscono e, in ultima fase, il frutto collassa. Tagliando i frutti, è possibile osservare anche sintomi interni, come aree di marciume localizzate nella polpa e nei semi, segno che l’infezione ha raggiunto uno stadio critico.
Il riconoscimento precoce di questi segnali è fondamentale per adottare tempestivamente le misure di contenimento e prevenzione, salvaguardando sia la resa che la qualità del raccolto. Ma come?

Macchia bruna da Alternaria Alternata Fonte: Gerald Holmes, Strawberry Center, Cal Poly San Luis Obispo, Bugwood.org
Dal campo al magazzino: le buone pratiche per la prevenzione
Affrontare il marciume del peperone causato da Alternaria alternata non può limitarsi a interventi occasionali: richiede una strategia integrata che accompagni l’intero ciclo colturale, dalla semina alla conservazione post-raccolta.
Il primo passo consiste nella scelta di varietà di peperone più resistenti o tolleranti, laddove disponibili, così da ridurre la predisposizione della coltura all’infezione. A ciò si affianca una gestione agronomica attenta: irrigazioni calibrate e una buona ventilazione dell’ambiente colturale sono essenziali per limitare l’umidità in eccesso, una delle condizioni principali che favoriscono lo sviluppo del fungo. Altrettanto importante è intervenire sull’igiene del campo, rimuovendo e distruggendo i residui vegetali infetti, come foglie o frutti danneggiati, che possono fungere da serbatoio per le spore. Ad ogni modo, il monitoraggio costante resta una delle pratiche più efficaci per individuare precocemente i sintomi e valutare l’eventuale necessità di trattamenti fitosanitari, da effettuare nel pieno rispetto delle normative vigenti e delle soglie di intervento. Ma non è tutto. Anche nella fase di conservazione e distribuzione è necessario mantenere alta l’attenzione: riconoscere e isolare tempestivamente i frutti con segni di marciume consente di contenere le perdite economiche e preservare la qualità del prodotto finale.
In sintesi, più che un singolo rimedio serve una regia che unisca genetica, tecnica colturale, difesa fitosanitaria e logistica post-raccolta. Solo così il peperone arriverà sul banco di vendita integro, sicuro e, soprattutto, senza quella fastidiosa macchia scura che costa cara sia al produttore sia al consumatore.
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Federica Del Vecchio
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