Potatura dell’albicocco: poche regole, ma efficaci

Se effettuata correttamente, la potatura dell’albicocco è fondamentale per mantenere l'equilibrio vegetativo e ridurre il rischio di malattie, con effetti diretti sul raccolto. Quali sono le migliori pratiche?

da Federica Del Vecchio
potatura dell'albicocco

L’albicocco (Prunus armeniaca) è una drupacea che si sviluppa nei climi temperati, prediligendo esposizioni soleggiate e riparate dal vento. La potatura è un intervento fondamentale per mantenere la pianta in equilibrio, favorire una fruttificazione regolare e ridurre il rischio di malattie. Tuttavia, per essere davvero efficace, deve essere eseguita con criteri precisi e nei tempi più adatti, tenendo conto delle specificità fisiologiche della specie.

Solo un approccio consapevole e mirato permette di applicare le tecniche più adeguate, migliorando la fruttificazione, contenendo l’alternanza produttiva e garantendo la salute e la longevità della coltura.

Fisiologia: la base per una corretta potatura dell’albicocco

L’albicocco segue un ciclo vegetativo caratterizzato da un’alternanza tra fasi di crescita attiva e momenti di rallentamento che attraversano generalmente le seguenti fasi:

  • riposo invernale, periodo in cui le gemme sono in dormienza e la pianta riduce al minimo l’attività metabolica;
  • ripresa vegetativa e fioritura, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera questa coltura fiorisce, l’apertura dei fiori, infatti precede l’emissione delle foglie. Questo aspetto rende la pianta particolarmente vulnerabile alle gelate primaverili, che possono compromettere la fruttificazione.
  • crescita dei germogli e sviluppo della chioma, con l’aumento delle temperature, la pianta entra nella fase di crescita attiva, sviluppando nuove strutture vegetative e differenziando i rami fruttiferi, come dardi, brindilli e rami misti;
  • indurimento dei rami e differenziazione delle gemme, nella seconda metà dell’estate, la pianta rallenta la crescita vegetativa e avvia la differenziazione delle gemme a fiore per la produzione dell’anno successivo.

Comprendere queste fasi del ciclo vegetativo è fondamentale per eseguire una potatura mirata, che ottimizza la produzione e garantisce la salute della pianta, adattando gli interventi alle specifiche esigenze di sviluppo e fruttificazione.

Potatura di allevamento: scopi e modalità

La potatura dell’albicocco, come per altri fruttiferi, si divide principalmente in due categorie: potatura di allevamento e potatura di produzione. La potatura di allevamento ha come obiettivo principale la formazione della struttura della pianta, selezionando e orientando le future branche principali. Questo intervento è cruciale nei primi 2-3 anni dopo la messa a dimora delle piante, poiché stabilisce le fondamenta per una crescita sana e produttiva.

Quando si sceglie la forma di allevamento, è importante conoscere e considerare le caratteristiche specifiche della coltura con cui si sta operando. L’albicocco, infatti, è una specie fruttifera generalmente molto vigorosa e non si presta bene a forme di allevamento eccessivamente controllate.

I principali sistemi di allevamento utilizzati nella coltivazione dell’albicocco sono:

  • vaso tradizionale, questa forma di allevamento consente di impostare la chioma su 3-4 branche principali che si diramano verso l’esterno, garantendo così un’adeguata esposizione alla luce e un buon arieggiamento all’interno della chioma;
  • vaso strutturato: questa forma di allevamento è più comune nei frutteti intensivi ed è caratterizzata da una chioma piatta. Per realizzarla, è necessario utilizzare pali e fili di sostegno, che supportano un asse centrale da cui si diramano branche orizzontali o leggermente inclinate a diverse altezze. Questa disposizione ottimizza l’uso dello spazio e facilita la raccolta dei frutti.
potatura dell'albicocco

Vaso strutturato

Potatura di produzione: quando e come effettuarla?

Dal terzo anno di vita, le piante di albicocco richiedono interventi specifici per mantenere la loro forma originaria e stimolare lo sviluppo dei frutti. Questa operazione, nota come potatura di produzione, deve essere eseguita annualmente per garantire la salute e la produttività della pianta.

La potatura di produzione ha diversi scopi fondamentali:

  • sfoltire la chioma, essenziale per favorire un buon circolo d’aria e un’adeguata illuminazione, contribuendo così a prevenire malattie fungine;
  • ridurre i rami misti, se si osserva una loro concentrazione eccessiva, è importante procedere con un diradamento per evitare competizioni a scapito di qualità e pezzatura delle produzioni future;
  • rinnovare le branchette fruttifere, le branche piccole che portano dardi fioriferi, i quali producono i frutti migliori, devono essere salvaguardate attraverso tagli di ritorno, favorendo la formazione di nuovi germogli.

Durante la potatura, è cruciale eseguire i tagli assicurando un’inclinazione delle forbici di potatura di circa 45° per evitare l’accumulo di acqua sulle ferite. L’albicocco è una pianta particolarmente suscettibile in quanto tende a sviluppare problemi come la gommosi, una malattia che può compromettere la salute dell’albero. Per minimizzare questo rischio, è consigliato applicare del mastice dopo il taglio sulle ferite di grandi dimensioni, per favorire una cicatrizzazione efficace.

Quando potare?

A differenza di altre piante da frutto, la potatura dell’albicocco deve essere effettuata evitando i periodi più freddi dell’anno, come quelli compresi da dicembre all’inizio di febbraio. Effettuare tagli di potatura in questi mesi può causare seri danni derivanti da ritorni di freddo e gelate tardive. È consigliabile pianificare gli interventi di potatura poco prima della fioritura, garantendo che vengano effettuati appena prima che avvenga la fioritura.

In conclusione, la potatura dell’albicocco, eseguita con buona tecnica e con la giusta esperienza, è un’operazione indispensabile per garantire una piante sane e fruttificazioni di buona qualità. Interventi mirati, effettuati nei momenti opportuni, favoriscono un buon equilibrio vegetativo e riducono il rischio di malattie, migliorando lo stato fitosanitario e produttivo delle colture presenti nel frutteto.

 

Donato Liberto
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