È prematuro, alla data attuale, avere una stima affidabile sull’offerta 2025. E tuttavia, secondo le prime valutazioni dei referenti in loco, la produzione di arance italiane per la campagna 2025/26 potrebbe porsi su poco più di 1,5 milioni di tonnellate complessive, un quantitativo pressoché costante rispetto al consuntivo produttivo della campagna precedente, ma in lieve flessione rispetto alla media delle precedenti stagioni, quando la produzione si attestava a oltre 1,7 milioni di tonnellate. Anche l’andamento degli investimenti risulta sostanzialmente analogo, con circa 80.300 ettari (+1% rispetto alla precedente stagione), in linea con la potenzialità produttiva dell’ultimo quinquennio.
L’Italia mantiene saldamente il secondo posto in termini produttivi tra i Paesi dell’Unione Europea, preceduta solamente dalla Spagna che negli ultimi anni, però, riporta un’offerta in calo su circa 2,8 milioni di tonnellate. Altri produttori concorrenti vicino a noi sono la Turchia, che si è caratterizzata per un’offerta piuttosto altalenante negli anni recenti, mediamente simile a quella italiana, e l’Egitto con un volume del raccolto disponibile posizionato recentemente attorno a 3,5 milioni di tonnellate.  Â
Gli scambi commerciali con l’estero
La quota di prodotto italiano venduta nei mercati esteri storicamente non risulta elevata in rapporto al raccolto annuale e nelle ultime annate è oscillata tra il 5% e il 7%. Il volume movimentato dal nostro Paese in esportazione lo colloca stabilmente al quinto posto tra i Paesi comunitari, preceduto naturalmente dalla Spagna (circa 1,5 milioni di tonnellate), ma anche da Olanda (prodotto triangolato, mediamente circa 350mila tonnellate), Grecia (circa 330mila tonnellate) e Portogallo (circa 140mila tonnellate).
Durante la campagna commerciale 2024/25 le esportazioni di arance italiane sono diminuite lievemente a quota 88mila tonnellate, -3% rispetto a quelle della stagione antecedente, confermando un volume vicino alla media degli anni più recenti (escludendo il biennio 2021/2023). In leggera controtendenza il valore dell’export che sale del +2% sul periodo 2023/24, in virtù di un buon posizionamento del prezzo medio annuo. Le destinazioni raggiunte dal nostro export generalmente raggiungono oltre 40 distinti Paesi nel mondo, ma una percentuale elevatissima delle vendite sono concentrate nei Paesi dell’UE27 e, se a questi aggiungiamo Svizzera e Regno Unito, al di fuori rimane un volume molto marginale. Anche durante l’ultima campagna i Paesi dell’Unione Europea hanno assorbito circa l’80% del totale, tra cui spiccano come da consuetudine la Germania, che si conferma il primo mercato di sbocco pur con un volume in lieve calo sul 2023/24; seguono le vendite in Francia (+1% sul 2023/24) ed in Austria (+25% sul 2023/24). Tra gli altri principali Paesi UE27 si evidenzia un calo rispetto alla scorsa stagione.Â
Nei Paesi europei Extra-UE27 sono stati registrati volumi sostanzialmente stabili diretti verso la Svizzera (+1% sul 2024/25 che rappresenta il terzo mercato di sbocco in assoluto) e una lieve contrazione delle movimentazioni verso il Regno Unito (-5% sul 2023/24).

Italia – Andamento delle esportazioni di arance – Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Istat
L’import di arance italiane nel 2024, pari a poco più di 153mila tonnellate complessive, evidenzia una riduzione rispetto all’annata precedente del -17%, con volumi sotto media rispetto i cinque anni osservati. Ancor più significativo il calo del valore, oltre il -30% rispetto al 2022 a causa della flessione del prezzo medio. La quota di prodotto che arriva in Italia da fornitori esteri si conferma stabile su circa il 10% del totale del prodotto annuale disponibile.Â
Nel corso del 2024, il principale fornitore è ancora una volta la Spagna dal quale abbiamo importato un volume più basso dell’anno antecedente (-24% sul 2023), con poco meno di 50mila tonnellate di prodotto. Al secondo posto e in continua ascesa negli ultimi anni troviamo arance di origine sudafricana, con oltre 42mila tonnellate (+12% sul 2023) a cui seguono circa 30mila tonnellate in entrata dall’Egitto (-16% sul 2023). I primi tre fornitori concentrano quasi l’80% di tutto l’import dello scorso anno. Con volumi inferiori troviamo arance greche, pari a poco meno di 15mila tonnellate e prodotto triangolato dall’Olanda, entrambi in netto calo rispetto all’anno precedente. Il rimanente dei fornitori esteri pesa nel complesso circa il 7% del totale, tra cui spiccano alcuni paesi sudamericani (Argentina e Uruguay) e una quota di prodotto di origine turca. Â
Nei primi sei mesi del 2025 le movimentazioni in ingresso tornano a salire, totalizzando oltre 88mila tonnellate (+18% sul primo semestre 2024), pur posizionandosi sotto il volume degli anni precedenti. Appare in netta ripresa la Spagna (+55% sul basso 2024) a scapito della Grecia (-40%), mentre molto contenuta la diminuzione delle spedizioni in arrivo dall’Egitto (-8% sul 2024).

Italia – Andamento delle importazioni di arance – Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Istat
Gli acquisti al dettaglio in Italia
Nel 2024 il mercato ortofrutticolo italiano ha vissuto un anno di luci e ombre, segnato da una domanda interna in lieve ripresa dopo diversi anni di calo. L’inflazione, pur in rallentamento rispetto ai picchi del biennio precedente, ha indubbiamente continuato a condizionare le scelte delle famiglie; infatti, parliamo solo di un +1% a volume sull’anno, quindi non di picchi e trend vertiginosi.
In questo scenario, il comparto degli agrumi – e in particolare delle arance – ha vissuto un 2024 complesso. Nonostante restino simbolo della stagione invernale e alimento percepito come salutare e naturale, le arance continuano a mostrare segnali di difficoltà sul fronte dei consumi domestici. Dopo il boom registrato nel 2020, trainato dal contesto pandemico e dal desiderio di rafforzare il sistema immunitario attraverso un’alimentazione ricca di vitamina C, il prodotto non è riuscito a mantenere quei livelli di domanda, scendendo progressivamente anno dopo anno.
Nel 2024 gli acquisti delle famiglie italiane si sono attestati a 344 mila tonnellate, con un calo del -3% rispetto al 2023 e del -33% rispetto al 2020, quando si superava la soglia delle 490 mila tonnellate. Il valore complessivo del mercato al dettaglio ha raggiunto 540 milioni di euro, in flessione del -4% su base annua, segno che l’incremento dei prezzi non ha compensato la perdita di volumi. Il prezzo medio al chilogrammo, pari a poco circa di 1,60 euro, è rimasto sostanzialmente stabile (-1%), ma si colloca su livelli decisamente più alti rispetto al periodo pre-pandemico (+12% rispetto al 2020).

ARANCE: acquisti al dettaglio delle famiglie italiane in quantità , valore e prezzo medio – Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati YouGov
A pesare sui risultati non è solo la congiuntura economica, ma un cambiamento strutturale nei comportamenti di consumo. La penetrazione del prodotto, cioè la quota di famiglie che acquistano almeno una volta l’anno arance, è oggi al 71%, lontana dall’ oltre 80% del 2020. In altre parole, oggi quasi tre famiglie su dieci non comprano più arance nell’arco dell’anno. Anche tra chi le acquista il quantitativo medio è in calo: 18,5 kg per famiglia acquirente, con una spesa annuale di 28,9 euro, valori inferiori a quelli di pochi anni fa.
Dal punto di vista geografico, il consumo rimane fortemente polarizzato. Il Nord Italia si conferma il principale bacino di domanda, concentrando il 57% dei volumi complessivi. Il Nord-Ovest, in particolare, è l’area più fedele al prodotto con oltre 116 mila tonnellate acquistate, seguito dal Nord-Est (79 mila) e dal Centro-Sardegna (84 mila). Paradossalmente, nel Sud e in Sicilia, dove la produzione è concentrata, gli acquisti attraverso il canale retail si fermano a 64 mila tonnellate, penalizzati molto probabilmente dall’autoconsumo e da una rete distributiva più frammentata.
Dal punto di vista stagionale, la domanda di arance resta fortemente concentrata nei mesi freddi. Tra ottobre e aprile si realizza oltre il 95% degli acquisti annuali, con un picco nei mesi da gennaio a marzo. Tuttavia, anche il periodo di massima domanda ha registrato flessioni: gennaio 2024 segna un -11% e febbraio un -14% rispetto all’anno precedente. In controtendenza, aprile mostra un recupero a doppia cifra (+11%), segno di una stagione che tende ad allungarsi grazie alle varietà tardive.
Sul piano distributivo, la GDO mantiene la leadership assoluta, intercettando circa l’80% dei volumi complessivi. I supermercati restano il primo canale, pur in calo (-5%), mentre i discount si confermano in crescita (+10%), sostenuti – al di là delle politiche di prezzo – da un assortimento sempre più completo. Anche gli ipermercati mostrano un lieve recupero (+6%), mentre il dettaglio tradizionale prosegue la fase di arretramento, segno di una concentrazione del consumo nei canali moderni.

ARANCE: acquisti al dettaglio delle famiglie italiane in volume per canale commerciale – Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati YouGov
Interessante l’evoluzione dei formati di vendita: il 2024 segna il consolidamento del peso fisso (confezionato) come modalità prevalente, con una quota del 56% dei volumi e del 53% del valore complessivo. Le arance sfuse, un tempo protagoniste delle vendite stagionali, rappresentano ormai il 44% e continuano a perdere terreno (-12% sul 2023). A livello demografico, la categoria degli acquirenti mostra un progressivo invecchiamento del pubblico. Le famiglie monocomponenti e le coppie adulte rappresentano oltre la metà dei volumi acquistati, mentre le famiglie con bambini riducono la presenza. I responsabili d’acquisto over 65 anni pesano ormai per quasi il 50% del totale, a fronte di quote minime tra i più giovani.
Sul fronte del biologico, il 2024 conferma una sostanziale stabilità con tendenza alla contrazione. Gli acquisti di arance bio si attestano a 31 mila tonnellate (-6%), per un valore di 54,7 milioni di euro (-4%), pari a circa il 9% dei volumi totali. Il prezzo medio si mantiene più alto del convenzionale (1,77 euro/kg contro 1,55), ma la distanza si è ridotta rispetto al passato. La domanda bio sembra essersi consolidata in una nicchia fedele, ma ristretta, composta da consumatori abituali sensibili ai temi ambientali.
Nel complesso, il 2024 delinea un quadro chiaro: il mercato interno delle arance si trova in una fase di progressiva contrazione strutturale. L’arancia resta un frutto fortemente legato alla stagionalità , alla tradizione e alla cultura alimentare italiana, ma deve confrontarsi con nuovi modelli di consumo e con la crescente concorrenza di altri prodotti invernali e di soluzioni industriali/trasformate sempre più pratiche.
A CURA DI: Daria Lodi e Tomas Bosi
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