Tra le dolci colline della Toscana, un albero dall’aspetto singolare gioca un ruolo da protagonista nella produzione di alcuni dei migliori oli extravergini d’oliva. Si tratta dell’olivo Pendolino, una cultivar che si distingue immediatamente per il suo portamento pendulo. I suoi rami, infatti, tendono a ricadere verso il basso, conferendo all’albero un aspetto elegante e un po’ malinconico, da cui derivano i suoi sinonimi “Piangente” o “Pendolino”. È una pianta di media vigoria, che si adatta con sorprendente facilità a diversi tipi di terreno e clima, una qualità che ne ha favorito la diffusione in tutta l’Italia centrale.
La sua entrata in produzione è molto precoce, ovvero inizia a produrre olive dopo pochi anni dal trapianto, e una volta avviata, la sua produttività è elevata e costante, garantendo raccolti affidabili stagione dopo stagione.
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Caratteristiche dell’olivo Pendolino
Le olive del Pendolino sono di dimensioni medie, con una forma obovata (più larga all’apice che alla base) e leggermente asimmetrica. Quando giungono a maturazione, tra la prima e la seconda decade di novembre, la loro buccia si veste di un intenso colore nero, segnale che è giunto il momento della raccolta.
Ma la caratteristica forse più preziosa del Pendolino non risiede direttamente nelle sue olive, ma nel suo polline. Questa cultivar è infatti autosterile, il che significa che i suoi fiori non possono essere fecondati dal proprio polline. Per produrre frutti, ha bisogno del polline di altre varietà risultando ben impollinata da Frantoio, Leccino e Moraiolo. Tuttavia, il vero scopo per cui viene spesso piantato in modo strategico è il contrario: il Pendolino è un impollinatore eccezionale per altre cultivar. I suoi fiori, che compaiono copiosi nella terza decade di maggio, rilasciano polline di alta qualità e in grandi quantità, risultando fondamentali per l’impollinazione di varietà come il Leccino. Senza la sua presenza, le produzioni di questo celebre olivo potrebbero non essere le stesse.

Il rovescio della medaglia
Ma oltre i pregi questa cultivar presenta anche qualche punto debole. La sua resa in olio è piuttosto modesta, attestandosi intorno al 12,5%, un valore che fa ombra alle cultivar più produttive. Inoltre, l’albero richiede attenzione da parte dell’agricoltore, poiché non è immune a tutte le minacce: mostra infatti una certa sensibilità ad alcune avversità come il Cicloconio, meglio noto come occhio di pavone e alla rogna dell’olivo. Per mantenerlo in salute, sono quindi indispensabili monitoraggi attenti e, quando necessario, interventi mirati. Insomma, l’olivo Pendolino è l’esempio perfetto di come, in agricoltura, il successo sia spesso una questione di squadra. Sebbene il suo nome non compaia spesso sulle etichette delle bottiglie di olio monovarietale di prestigio, la sua impronta è innegabile. È la colonna portante, l’impollinatore instancabile che, con la sua elegante chioma piangente, lavora dietro le quinte per assicurare la ricchezza e la qualità del patrimonio olivicolo toscano e centrale. Un vero eroe non celebrato, senza il quale il panorama olivicolo italiano sarebbe certamente più povero.
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Federica Del Vecchio
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