Clementine del Golfo di Taranto: i gioielli dell’agrumicoltura pugliese

Coltivata nell'Arco Jonico Occidentale questa cultivar si distingue per gusto dolce e aromatico e colore brillante

da Federica Del Vecchio
clementine del golfo di taranto

C’è un profumo inconfondibile che annuncia l’arrivo dell’inverno sulle coste ioniche della Puglia: è quello delle Clementine del Golfo di Taranto IGP. Coltivate nel cuore dell’Arco Jonico Occidentale della provincia di Taranto, che comprende i comuni di Castellaneta, Ginosa, Massafra, Palagianello, Palagiano, Statte e Taranto, queste clementine incarnano una tradizione agricola secolare e rappresentano oggi una qualità riconosciuta a livello europeo.

Il territorio del Golfo di Taranto, con il suo clima caldo, soleggiato e poco umido, unito a terreni fertili e ben drenati, crea l’ambiente ideale per la crescita e la maturazione degli agrumi. Queste condizioni uniche conferiscono alle clementine una colorazione brillante, una polpa succosa e profumata e un sapore dolce e aromatico, caratteristiche che rendono il frutto immediatamente riconoscibile. Non sorprende, quindi, che questa zona contribuisca a circa il 25-30% della produzione nazionale di clementine, consolidando il Golfo di Taranto come uno dei poli principali dell’agrumicoltura italiana.

Clementine del Golfo di Taranto: le varietà e l’identità IGP

L’Indicazione Geografica Protetta Clementine del Golfo di Taranto, riconosciuta ufficialmente con il Decreto Ministeriale del 17 gennaio 2024, tutela un insieme di cultivar e selezioni clonali di pregio: Comune, Fedele, Precoce di Massafra (o Spinoso), Grosso Puglia, ISA, SRA 63 e SRA 89.

Le varietà Fedele, Spinoso e Grosso derivano da mutazioni genetiche naturali individuate nei territori di Massafra e Palagiano, mentre ISA e SRA sono il risultato di selezioni curate rispettivamente dall’Istituto Sperimentale di Acireale e dalla Station de la Recherche Agronomique della Corsica.

Origini e storia di un frutto “mediterraneo”

Le clementine devono il loro nome a padre Clément Rodier, un frate missionario che nei primi anni del XX secolo identificò la pianta nella missione di Misserghin, vicino a Orano, in Algeria. Tuttavia, l’origine botanica resta oggetto di dibattito: secondo il giapponese Yoshio Tanaka, si tratterebbe di una varietà affine al mandarino Canton di origine cinese.

La diffusione nel Tarantino avvenne nel secondo dopoguerra, grazie alla riforma fondiaria che fornì agli agricoltori risorse idriche e terreni fertili. Da allora, la clementina è diventata una coltura identitaria del territorio, simbolo di rinascita agricola e di innovazione sostenibile.

Un metodo di produzione rispettoso e sostenibile

Le Clementine del Golfo di Taranto IGP sono il frutto di un disciplinare di produzione rigoroso, volto a garantire qualità e sostenibilità. I terreni pianeggianti, fertili e ben drenati consentono un’irrigazione costante, generalmente a goccia o a zampillo, per evitare il marciume del colletto. La potatura annuale, effettuata in primavera, bilancia la crescita vegetativa e produttiva, mentre la concimazione triennale rispetta i cicli naturali del suolo. La raccolta manuale, eseguita con cura e con l’ausilio di forbici per non danneggiare il frutto, è un momento cruciale: i frutti vengono raccolti solo se asciutti, con al massimo qualche foglia, per garantire freschezza e integrità.

Gli agricoltori pugliesi impegnati nella produzione IGP adottano pratiche agricole sostenibili, preservando la fertilità del terreno e la biodiversità dell’ecosistema. Questo impegno ha trasformato la clementina di Taranto in un simbolo di agricoltura responsabile e di valorizzazione del territorio.

clementine del golfo di taranto igp

Caratteristiche uniche e riconoscibilità sul mercato

Le Clementine del Golfo di Taranto IGP si distinguono per una serie di caratteristiche che ne attestano la qualità e l’autenticità. Il frutto presenta una forma sferoidale, leggermente schiacciata ai poli, con una buccia liscia o appena rugosa, dal tipico colore arancio brillante, che può conservare una lieve sfumatura verde fino a un massimo del trenta per cento. La polpa, anch’essa di un arancio intenso, è ricca di succo, che deve rappresentare almeno il quaranta per cento del peso del frutto. Al palato, queste cultivar si riconoscono per il sapore dolce e aromatico e per l’aroma intenso e persistente che le rende uniche. Generalmente apirene, possono contenere in rari casi una minima percentuale di frutti con non più di tre semi, caratteristica che però non ne compromette la qualità.

Il ruolo del Consorzio di Tutela

A garantire  l’autenticità e la tracciabilità delle Clementine del Golfo di Taranto IGP è il Consorzio di Tutela IGP, organismo che vigila con rigore sull’applicazione del disciplinare di produzione, assicurando che ogni frutto rispetti gli standard previsti dal marchio europeo. Il riconoscimento ufficiale dell’Indicazione Geografica Protetta, ha infatti consacrato definitivamente la clementina tarantina come una delle eccellenze dell’agrumicoltura italiana che si distinguono nettamente per sapore, colore e qualità rispetto ad altre produzioni. 

Oggi, a più di un anno dal conferimento della denominazione, il Consorzio di Tutela continua a lavorare con impegno per promuovere e valorizzare questo prodotto simbolo del territorio pugliese. Le Clementine del Golfo di Taranto IGP non rappresentano soltanto un’eccellenza agricola, ma anche un esempio virtuoso di filiera sostenibile e identità territoriale, capace di raccontare, attraverso il gusto, la storia e la passione di una terra che vive di tradizione.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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