Ernia del cavolo: come contrastarla con il biochar

È quanto dimostrato da uno studio cinese che conferma l’efficacia del biochar nel proteggere il cavolo dall’ernia migliorando la qualità del suolo e delle coltivazioni

da Federica Del Vecchio
ernia del cavolo

Quando si parla di coltivazioni sostenibili e di qualità del raccolto, il segreto spesso risiede nel terreno. Un suolo sano non solo favorisce la crescita delle piante, ma le protegge anche dalle minacce più insidiose, come l’ernia del cavolo, una malattia fungina che può compromettere seriamente sia la produttività sia la qualità delle brassicacee. A questo problema potrebbe però offrire una soluzione un alleato naturale: il biochar, un carbone vegetale ricco di nutrienti. Conosciuto per aumentare la resistenza delle piante allo stress, il biochar è ancora poco studiato nel contesto specifico dell’ernia del cavolo.

Per colmare questa lacuna, un gruppo di ricercatori cinesi ha condotto esperimenti sul campo, testando diverse dosi di biochar e concentrandosi su tre aspetti fondamentali: migliorare la qualità del cavolo e ridurre la vulnerabilità all’ernia, analizzare l’effetto del biochar sulle proprietà chimico – fisiche del suolo nelle aree colpite dalla malattia, e osservare come il carbone vegetale modifichi la comunità microbica del terreno e della rizosfera, la zona immediatamente intorno alle radici. Ma come è condotto lo studio?

Biochar contro l’ernia del cavolo: la sperimentazione

L’esperimento è stato condotto a Qingdao, in Cina, su un terreno le cui caratteristiche chimiche – pH, fosforo, potassio, azoto e sostanza organica – erano ben definite. Per lo studio è stato impiegato un biochar ottenuto dalla paglia di riso, con valori nutritivi significativamente superiori rispetto a quelli del terreno. La sperimentazione ha coperto una superficie di 690 metri quadrati ed è stata organizzata in quattro trattamenti con quantità crescenti di biochar, dal terreno non trattato fino all’applicazione massima di 96 tonnellate per ettaro, distribuite e incorporate meccanicamente nel suolo.

Questo approccio ha permesso di osservare come differenti dosi di biochar influenzino la crescita, la salute e la qualità del cavolo, le proprietà chimico-fisiche del suolo e la composizione della comunità microbica, includendo batteri e funghi, tra cui il patogeno Plasmodiophora brassicae, responsabile dell’ernia del cavolo. Ma quali risultati ha evidenziato lo studio?

Effetti del biochar sul cavolo 

L’applicazione del biochar al terreno ha prodotto risultati sorprendenti, migliorando sia la crescita sia la qualità del cavolo. Con dosi crescenti di biochar, il contenuto di proteine solubili nelle piante è aumentato in modo significativo, raggiungendo un +56,5% alla dose massima di 96 tonnellate per ettaro. Anche la vitamina C ha registrato un incremento notevole, arrivando fino a un impressionante +337,6% con la stessa quantità di biochar. I benefici non si limitano alla composizione interna delle piante: peso, altezza e circonferenza delle colture hanno mostrato progressivi miglioramenti proporzionali all’aumento della dose, confermando l’efficacia del biochar nel favorire uno sviluppo più vigoroso.

Ma il biochar ha dimostrato di essere prezioso soprattutto nel contrastare l’ernia del cavolo. Anche la dose più bassa, 24 tonnellate per ettaro, ha ridotto la comparsa della malattia del 52%, mentre quantità maggiori, pari a 48 e 96 tonnellate per ettaro, hanno garantito una protezione tra l’86 e il 90%, accompagnata da una significativa riduzione del patogeno Plasmodiophora brassicae nel terreno.

ernia del cavolo

Effetti del biochar su Plasmodiophora brassicae . (a)(b) Analisi dei livelli di patogeni in diversi regimi di trattamento. Ogni trattamento prevedeva tre repliche e le barre di errore rappresentano l’intervallo di confidenza del 95%. Suolo della rizosfera (RS); Suolo di massa (BS). (c) Crescita dell’ernia del cavolo in diversi trattamenti.

Dal terreno alla comunità microbica: i benefici del biochar

I benefici si sono estesi anche al suolo, le cui proprietà chimiche sono migliorate con l’aggiunta di biochar. Il pH è salito verso la neutralità, rendendo più favorevole l’ambiente per la crescita delle piante. Fosforo e potassio sono aumentati sensibilmente, così come la sostanza organica, con i massimi incrementi registrati alla dose più alta di 96 tonnellate per ettaro, mentre l’azoto idrolizzabile mostra miglioramenti soprattutto a questa dose.

L’utilizzo del biochar ha inoltre influito anche sulla comunità microbica del suolo, modificando la diversità batterica e fungina. Alcuni batteri benefici, come Pseudarthrobacter, Sphingomonas e Nocardioides, sono aumentati in abbondanza, mentre altri hanno registrato un calo. In generale, il biochar ha creato differenze marcate tra suoli trattati e non trattati, sia nella composizione sia nella distribuzione dei microrganismi.

Una soluzione naturale ed efficace

Grazie allo studio condotto in Cina, emerge chiaramente che il biochar può trasformarsi in un vero e proprio alleato per gli agricoltori potenziando i nutrienti del suolo e ostacolando il patogeno Plasmodiophora brassicae, responsabile dell’ernia del cavolo. Sebbene resti da approfondire il meccanismo esatto con cui esercita questi effetti, il biochar si conferma una soluzione naturale e sostenibile, capace di proteggere le coltivazioni, aumentare la resa e aprire nuove prospettive per pratiche agricole più rispettose dell’ambiente.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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