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Nel giro di pochi anni, molti degli imballaggi in plastica oggi utilizzati per confezionare frutta e verdura fresca saranno progressivamente eliminati in tutta l’Unione Europea. A stabilirlo è il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Packaging and Packaging Waste Regulation – PPWR), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 22 gennaio 2025 ed entrato in vigore l’11 febbraio dello stesso anno. Il Regolamento si applicherà a partire dal 12 agosto 2026, ma alcune disposizioni specifiche – tra cui il divieto di utilizzo di imballaggi in plastica monouso per confezioni di ortofrutta fresca inferiori a 1,5 kg – diventeranno operative dal 1° gennaio 2030, salvo deroghe previste per particolari categorie di prodotti.
Una normativa che, sebbene ispirata da finalità ambientali ampiamente condivise, rischia di mettere in difficoltà una filiera dove la conservabilità del prodotto, l’igiene e la logistica post-raccolta sono elementi strutturali.
Ma è davvero possibile sostituire la plastica senza compromettere qualità, sicurezza e competitività? E quali saranno, concretamente, le conseguenze di questo cambiamento per produttori, distributori e consumatori?
Oltre la plastica, la sfida per la filiera ortofrutticola
Per il settore ortofrutticolo, il confezionamento non è soltanto una questione estetica o logistica, rappresenta un elemento tecnico e funzionale per garantire la qualità dei prodotti dopo la raccolta e, di conseguenza, la loro sicurezza alimentare. In particolare per prodotti delicati e facilmente deperibili – come uva da tavola, piccoli frutti o insalate di IV gamma – l’imballaggio ha un ruolo determinante: protegge il contenuto, mantiene l’umidità, previene le contaminazioni e contribuisce a ridurre gli scarti lungo tutta la filiera.
In questo contesto, il divieto di utilizzare imballaggi in plastica monouso per alcune categorie di ortofrutta fresca solleva una questione fondamentale: esistono già oggi materiali alternativi capaci di offrire le stesse garanzie? L’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale della plastica è largamente condiviso, ma la transizione richiede soluzioni che conservino le funzionalità tecniche finora garantite dal materiale plastico, protezione, trasparenza, leggerezza e resistenza per tutta la vita commerciale del prodotto.
Non a caso, già oggi nei reparti ortofrutticoli della GDO si osserva una crescente diffusione di confezioni realizzate con materiali alternativi: cartone sagomato, vassoi in cellulosa pressata, film compostabili trasparenti o bioplastiche da fonti rinnovabili. Alcune di queste soluzioni riproducono parzialmente le proprietà meccaniche ed estetiche della plastica, ma presentano ancora limiti importanti in termini di costi, durata, compostabilità reale e compatibilità con le attuali linee di confezionamento automatizzato.
La sfida, dunque, non è soltanto normativa, è prima di tutto tecnica. Serviranno tempo, investimenti in ricerca e sperimentazione per individuare materiali davvero idonei a sostituire la plastica senza compromettere funzionalità e competitività. Il settore ortofrutticolo, in questo senso, ha già avviato un percorso di innovazione, ma chiede che la transizione sia accompagnata da flessibilità e strumenti di supporto. Sostituire in modo drastico il materiale plastico all’interno del packaging, senza disporre di alternative testate e scalabili, rischia al contrario di compromettere la shelf life dei prodotti e di aumentare gli sprechi lungo la catena distributiva. Con una conseguenza paradossale: meno plastica, ma più prodotto scartato. A conti fatti, un compromesso che potrebbe rivelarsi meno sostenibile di quanto previsto.

Il fine è comune, ma il percorso va tracciato con cura
Nel dibattito sugli imballaggi, il comparto ortofrutticolo si trova a gestire una doppia sfida: rispondere agli obiettivi ambientali fissati dall’Unione Europea e, al tempo stesso, preservare l’efficienza tecnica e commerciale di una filiera che lavora con prodotti spesso altamente deperibili. Un equilibrio delicato, che richiede soluzioni calibrate sulle specificità della filiera.
Non solo il settore ortofrutticolo si confronta quotidianamente con esigenze elevate in termini di conservazione e logistica, ma – secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente – gli imballaggi plastici per frutta e verdura rappresentano appena l’1,5% del totale della plastica impiegata per uso alimentare in Europa. Una quota ridotta, che tuttavia non ha escluso il comparto dalle misure più restrittive introdotte dal Regolamento PPWR.
Alla luce di queste dinamiche, sarà fondamentale che le scelte future si basino su un confronto strutturato con chi opera sul campo, affinché gli obiettivi ambientali possano tradursi in innovazioni realmente efficaci, senza compromettere la qualità, la sicurezza e la competitività del prodotto fresco.
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Donato Liberto
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