Agrivoltaico, ok ad ulteriori fondi UE a favore dell’Italia

Dalla Commissione europea è arrivato il via libera allo stanziamento di ulteriori 785mila euro. Intanto non si ferma ancora il dibattito sull'agrivoltaico e il suo utilizzo.

da Redazione FruitJournal.com
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Dopo l’approvazione definitiva del Decreto Agricoltura, la strada per l’agrivoltaico in Italia sembra sempre più spianata. La Commissione Europea, nei giorni scorsi, ha approvato uno stanziamento di ulteriori risorse a favore dell’Italia per sostenere gli investimenti in pannelli fotovoltaici nel settore agricolo e agroindustriale. I fondi in questione, richiesti espressamente da Palazzo Chigi, ammontano a 785mila euro e andranno ad aggiungersi agli 1,6 miliardi di euro, già previsti e approvati dall’UE tra il 2022 e il 2023. 

Il via libera della Commissione allo stanziamento di ulteriori fondi per l’agrivoltaico è stato reso possibile attraverso i fondi del PNRR.

Palazzo Berlaymont ha valutato la richiesta italiana di modifica in base alle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, constatando l’aumento del budget come necessario e proporzionato a garantire una crescita sostenibile del settore agricolo. Beneficiari dell’aumento di liquidità saranno varie imprese, di tutte le dimensioni, che operano nei settori della produzione primaria e della trasformazione dei prodotti agricoli, ma anche gruppi di organizzazioni di produttori, come cooperative agricole e consorzi. 

La battaglia sull’agrivoltaico, negli scorsi mesi, aveva creato maretta all’interno della maggioranza di Governo. Inoltre, tra le associazioni di categoria c’era chi non vedeva di buon occhio l’abbinamento tra fotovoltaico e agricoltura e chi, seppur convinto della sua esistenza, ne volesse limitare il suo utilizzo senza compromettere il lavoro nei campi. Nel decreto, alla fine, è confluita la seconda visione, poi però rivista e rimaneggiata con il decreto “Aree Idonee”.

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C’è però chi ha trovato questa soluzione quasi come una resa nei confronti degli obiettivi del PNRR e della transizione ecologica. È il caso di Legambiente, che da anni si batte per un connubio che sia non solo sempre più garantito, ma anche incentivato. 

In occasione di “FestAmbiente“, il festival nazionale di ecologia e pace, in corso fino all’11 agosto a Ripescia, in provincia di Grosseto, è stato presentato un prototipo dimostrativo di campo agrivoltaico. Su un’area di 80 metri quadri, sono state disposte due file di sei tracker con pannelli fotovoltaici mobili posti a 2,30 metri di altezza dal suolo e orientati verso la luce solare e a una distanza uno dall’altro di 5,5 metri per permettere il passaggio dei mezzi agricoli. 

La transizione ecologica non può essere una scelta, ma è una necessità; ne è convinto il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani. “Deve essere praticata velocemente anche dal settore agricolo, che sarà tra le prime vittime della crisi climatica – ha ribadito il presidente – l’agrivoltaico è uno degli strumenti più innovativi che abbiamo a disposizione per realizzarla in agricoltura”.  

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In ogni caso dai dati diffusi dall’associazione ambientalista è evidente un interesse crescente delle imprese agricole nell’investire sull’agrivoltaico. Il punto, però, resta la burocrazia che causa enormi perdite di tempo e rallentamenti. Fa riflettere come su un totale di 1654 progetti di agrivoltaico, 897 di questi siano ancora in fase di valutazione al Mase, il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Ci sono progetti presentati nel 2021 e ancora fermi in attesa di approvazione, una lentezza burocratica che non lascia fuori nemmeno i progetti presentati più recentemente, come quelli del 2022 e del 2023.

Da più parti ormai emergono studi sugli effetti positivi che gli impianti agrivoltaici porterebbero alla produzione agricola.

La parziale ombreggiatura, dovuta ai pannelli solari sovrastanti, migliorerebbe la resa di alcune colture, riducendo così la necessità di irrigazione. Le stesse condizioni di maggiore umidità dell’aria e di temperature più fresche consentirebbero invece di mantenere i pannelli in condizioni ottimali. Inoltre, stando ad alcune ricerche condotte dal CNR di Firenze, l’agrovoltaico abbinato alla coltivazione della vite porterebbe ad un aumento delle rese tra il 10 e il 20%Un dato che, in previsione, non andrebbe trascurato, anche per una questione puramente economica. 

Silvio Detoma
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