Ieri, 20 settembre 2018, si è tenuto a Turi, presso lo stabilimento dell’OP Giuliano, un incontro molto interessante, organizzato in collaborazione con l’associazione ARPTRA, dal titolo: “Agrumicoltura, la sfida dell’innovazione – evoluzione varietale, sostenibilità e rapporti di filiera“.
Fruit Journal ha intervistato l’Agronomo Francesco Perri, esperto di agrumicoltura che lavora nel settore da quasi 30 anni. “L’OP Giuliano è un esempio illuminato di imprenditoria, sta facendo un lavoro interessantissimo con le tante varietà di uve che ha impiantato -ha esordito Perri -. Adesso ha anche deciso di porre l’attenzione sull’agrumicoltura. Insieme stiamo sviluppando un progetto molto interessante con la varietà Nadorcott, per cui loro sono esclusivisti in Italia per produzione e commercializzazione. Abbiamo in cantiere altri progetti molto interessanti per il settore agrumi”.

In Italia quali sono le principali novità nel panorama agrumicolo?
“Un recente risultato della ricerca italiana è un Cementine tardivo a cui abbiamo dato il nome di Clementine Sanzo, il cui brevetto è in divenire. Cominceremo a distribuire le prime piante di questa nuova varietà tra un paio di anni. La raccolta di questo clementine è tardiva (gennaio/febbraio). Si tratta di una varietà che ha tutte le carte in regola per sostituire ed integrare Clementine Hernandina ad oggi più diffusa e che ha però diversi problemi agronomici. Sanzo, rispetto ad Hernandina, non presenta una produzione alternante e si è mostrato immune al patogeno fungino che provoca il grave marciume della corteccia delle branche.
“Importante in questo settore è la convenzione tra il CREA-OFA di Acireale e l’OP Armonia, che ha sede a Battipaglia. L’accordo prevede un programma di ricerca della durata di diversi anni finanziato proprio dall’OP Armonia e che ha mosso i suoi primi passi già dal 2017. I ricercatori stanno effettuando incroci con lo scopo di ottenere dei mandarini pigmentati. Speriamo, tra qualche anno, di essere ripagati per questo immane lavoro. In Italia non è tutto fermo, ci sono tanti progetti molto interessanti in cantiere, la ricerca italiana si sta muovendo e sta sperimentando nuove strade, soprattutto grazie ai finanziamenti delle aziende private. Speriamo che in futuro possano esserci altre OP disposte a finanziare istituti di ricerca pubblici”.

Durante la relazione il dottor Perri ha sottolineato più volte che la qualità del prodotto agrumicolo non è una prerogativa solo italiana. Spagna e California, solo per citare qualche esempio, realizzano prodotti di alto valore qualitativo. Su cosa quindi l’Italia può fare leva per primeggiare in questo settore?
“Nonostante tutto l’Italia rimane il Paese del bello, del buono e del sano. Produrre attenendosi a pratiche sostenibili deve continuare ad essere il nostro emblema. Il mondo intero riconosce all’Italia metodi di produzione fortemente sostenibili. Dobbiamo, però, andare oltre, dobbiamo essere in grado di introdurre un nuovo aspetto. A mio avviso, infatti, oltre alla sostenibilità colturale dobbiamo introdurre anche una sostenibilità culturale. Questo deve diventare un nostro punto di forza. Ovvero, realizzare squadre di lavoro efficienti, motivare gli operai agricoli dando dignità ad ogni anello della filiera ed infine, ma non per importanza, far lavorare insieme, per quanto possibile, le OP pugliesei, siciliane, calabresi e campane”.
L’agronomo conclude affermando: “L’italia, territorialmente, è costituita da tante oasi naturali dove possiamo coltivare agrumi di eccellenza. Per ottenere un prodotto di qualità e avviare nuovi progetti è però necessario che avvenga un connubio, c’è bisogno che imprenditori consapevoli incontrino tecnici illuminati”.
Autore: Teresa Manuzzi
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