Castagne Roccamonfina: tradizione, qualità e storia 

Dolce, croccante e tra le prime a maturare in Italia, questa cultivar è protagonista della cultura e dell’economia del territorio. 

da Federica Del Vecchio
castagne roccamonfina

Su terreni vulcanici straordinariamente fertili, tra le dolci colline di Roccamonfina, crescono castagneti che da secoli rappresentano una risorsa economica fondamentale per la comunità locale. Si tratta delle Castagne Roccamonfina IGP, cultivar rinomata per il sapore dolce e delicato, la polpa croccante e la qualità costante, sia fresca che essiccata. Caratteristiche che, nel 2022, le hanno valso l’Indicazione Geografica Protetta (IGP), che tutela i frutti provenienti dalle varietà Primitiva (o Tempestiva), Napoletana (o Riccia Napoletana), Mercogliana (o Marrone), Paccuta e Lucente (o Lucida), coltivate nei comuni di Caianello, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Roccamonfina, Sessa Aurunca, Teano, Tora e Piccilli, tutti in provincia di Caserta.

Perché si distinguono dalle altre? Per la qualità del frutti che ha forma tendenzialmente globosa e pezzatura media, con almeno l’83% del peso costituito da parte edibile. Il pericarpo è sottile e di colore marrone bruno, mentre il seme si presenta bianco latteo, caratteristiche che rendono la Castagna di Roccamonfina IGP immediatamente riconoscibile e unica nel panorama nazionale.

Metodo di coltivazione e lavorazione delle Castagne Roccamonfina IGP

Per mantenere intatte queste caratteristiche il disciplinare prevede un metodo di produzione  rigoroso che rende la Castagna di Roccamonfina IGP un prodotto di eccellenza legato al territorio. Ogni pianta, infatti, cresce secondo regole precise: gli impianti rispettano una densità massima di 130 piante per ettaro e, dove presenti, altre varietà locali contribuiscono all’impollinazione e alla biodiversità senza concorrere alla produzione IGP. Le piante sono allevate secondo forme semilibere, a vaso libero o piramidale, e la potatura viene eseguita con cura per stimolare la produzione e prevenire l’invecchiamento precoce. Anche i castagneti più vetusti o trascurati vengono sottoposti a interventi mirati per favorire la crescita di nuovi rami produttivi. Il terreno, naturalmente permeabile, non richiede particolari lavorazioni o opere idrauliche, e la fertilizzazione avviene esclusivamente con concimi organici. Quando arriva il momento della raccolta, all’inizio di settembre, le castagne cadono naturalmente a terra, pronte per essere raccolte entro una settimana. Anche in questa fase, ogni attenzione è rivolta a preservare la qualità: eventuali strumenti meccanici servono solo a facilitare il lavoro senza alterare i frutti.

Dopo la raccolta, i frutti freschi vengono selezionati, separando quelli non idonei e rimuovendo corpi estranei come foglie o rametti. Subiscono quindi trattamenti per prolungarne la conservazione e garantire la qualità:

  • Sterilizzazione o termoidroterapia, con immersione in acqua a 40-50°C per 35-50 minuti;
  • Curatura o idroterapia, con immersione a temperatura ambiente fino a 10 giorni.

Successivamente le castagne vengono asciugate in contenitori di legno o ferro, o tramite essiccatoi a ventilazione forzata, e conservate con diverse tecniche: in celle frigorifero a 0-2°C con umidità controllata, in atmosfera controllata, surgelate a -18/-20°C per 6-12 mesi (anche già pelate) o tramite sanificazione con ozono.

castagne roccamonfina

Castagne Roccamonfina: tra storia e leggenda 

Ma perché questa cultivar è così profondamente legata al suo territorio? La risposta risiede nella sua storia secolare, che affonda le radici prima della dominazione romana e si consolida durante il Medioevo, quando la castagna divenne simbolo di sostentamento, cultura e economia per le comunità locali. Numerosi documenti storici, atti di vendita, successione e decreti conservati negli archivi e nelle biblioteche del territorio testimoniano l’importanza della castanicoltura nel corso dei secoli. Con l’arrivo degli Angioini nel 1270, il frutto acquisì anche un rilievo commerciale, grazie a mercati autunnali e fiere che ne consacrarono il valore economico. A rendere ancora più affascinante la sua storia è la leggenda che lega la Castagna di Roccamonfina al Santuario della Madonna dei Lattani. Secondo la tradizione, San Bernardino piantò un ramo secco di castagno che miracolosamente germogliò. I monaci innestarono i castagneti circostanti con talee di quell’albero “sacro”, dando origine al frutto che oggi conosciamo come Castagna di Roccamonfina IGP.

Ma non è solo il legame storico e culturale a renderla speciale. Grazie alle basse altitudini, ai terreni vulcanici e al clima umido della zona, questa castagna è anche la prima in Italia a maturare, entrando sul mercato già all’inizio di settembre, in largo anticipo rispetto alle altre varietà, confermando così il ruolo centrale della Castagna di Roccamonfina IGP per l’economia locale.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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