Pomodoro da industria: più resa con la biopacciamatura

A dimostrarlo è uno studio condotto a Parma che evidenzia come l’utilizzo di film pacciamanti biodegradabili migliora resa e qualità del pomodoro biologico, riducendo consumi d’acqua e impatto ambientale

da Federica Del Vecchio
pomodoro da industria

Pilastro economico ed identitario del settore agricolo nazionale, il pomodoro da industria si conferma una delle colture orticole più strategiche del Paese. Ciononostante si trova, oggi, ad affrontare una duplice sfida: da un lato la crescente pressione idrica legata al cambiamento climatico, dall’altro la transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Spinta dalle strategie europee del Green Deal e dalla campagna “Farm to Fork”, infatti, l’Unione Europea punta sulla transizione verso sistemi biologici più sostenibili, fissando l’obiettivo di convertire entro il 2030 almeno un quarto dei terreni agricoli europei al biologico.

Passare al biologico, però, significa rinunciare all’uso di diserbanti e ad altri strumenti convenzionali, aumentando il rischio di perdite da infestanti e richiedendo nuove pratiche colturali più sostenibili. Finora, la soluzione più diffusa è stata la pacciamatura con teli di plastica, efficace nel contenere le malerbe ma problematica per la raccolta meccanica, l’ambiente e la presenza di microplastiche nei campi. Per superare questi limiti, la ricerca si concentra ora sui film pacciamanti biodegradabili, materiali innovativi che si degradano naturalmente nel terreno a fine ciclo, evitando rifiuti e lavorazioni aggiuntive. Ma funzionano davvero?

Biopacciamatura per il pomodoro da industria: due anni di prove in campo a Parma

Per valutare se i film pacciamanti biodegradabili possano davvero migliorare la coltivazione del pomodoro da industria in regime biologico, un gruppo di ricercatori ha condotto una sperimentazione biennale (2021–2022) presso l’azienda agricola sperimentale Stuard di Parma. Lo studio ha preso avvio con l’analisi delle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo, punto di partenza per confrontare tre differenti tecniche di coltivazione:

  • un campo di controllo, senza pacciamatura;
  • un trattamento con film biodegradabile BASF (ecovio®), a base di PBAT;
  • un trattamento con film Mater-Bi® (Novamont), a base di bioplastica compostabile.

I teli, sono stati applicati su parcelle di circa 118 metri di lunghezza, seguendo un disegno sperimentale a blocchi replicati per garantire la solidità statistica dei risultati. Per rendere efficace la valutazione, l’irrigazione è stata gestita tramite un sistema a goccia controllato da “Irriframe”, una piattaforma che regola l’apporto d’acqua in base a dati meteo e sensori di umidità nel suolo. In questo modo, ogni trattamento ha ricevuto solo l’acqua necessaria, assicurando un uso efficiente delle risorse e riducendo al minimo gli sprechi.

I risultati dello studio 

I risultati della sperimentazione si sono rivelati più che incoraggianti, mostrando benefici concreti su diversi fronti. Le prove hanno dimostrato che la pacciamatura con film biodegradabili può aumentare in modo significativo la produttività del pomodoro da industria in agricoltura biologica, migliorando al tempo stesso l’efficienza nell’uso dell’acqua. Nel biennio 2021–2022, infatti, le piante coltivate su terreno pacciamato hanno richiesto mediamente meno irrigazioni rispetto a quelle del campo di controllo. Più nello specifico, nel 2021 sono stati distribuiti 354 millimetri d’acqua nel campo non pacciamato e 342 millimetri in quelli con film biodegradabili; nel 2022, invece, le irrigazioni sono state rispettivamente di 420 e 368 millimetri.

Il risparmio idrico ottenuto è dovuto alla capacità dei film biodegradabili di limitare l’evaporazione dal suolo, preservando più a lungo l’umidità anche nelle settimane più calde dell’estate. Solo in pochi casi, dopo piogge abbondanti, i campi pacciamati hanno richiesto un apporto d’acqua leggermente superiore per compensare la minore infiltrazione dovuta alla copertura del terreno.

pomodoro da industria

Piante più vigorose e raccolti più abbondanti

Le differenze tra i sistemi sono state evidenti anche dal punto di vista produttivo. Nei due anni, la resa totale media è stata di circa 85 tonnellate per ettaro, con una resa “commercializzabile” – quella realmente vendibile all’industria – di 78 tonnellate per ettaro.
I trattamenti con film biodegradabili hanno migliorato in modo consistente le performance: il peso medio dei frutti è aumentato fino al 25%, la resa totale del 31% e la produttività idrica – cioè i chili di pomodoro prodotti per ogni metro cubo d’acqua – del 36% nel primo anno. Anche nel 2022, pur con un’estate più calda, i benefici si sono confermati. Tra i due tipi di film testati, quello della BASF (ecovio®) ha dato i risultati migliori nel 2021, con rese superiori del 12% rispetto al film Mater-Bi® (Novamont). Le piante pacciamate hanno inoltre sviluppato fusti più lunghi e vigorosi, segno di una crescita più equilibrata.

Dal punto di vista qualitativo, i frutti hanno mantenuto un buon equilibrio tra colore, maturazione e contenuto zuccherino. Solo nel 2022 è stato osservato un leggero aumento del contenuto di solidi solubili (+3%) nel trattamento con Mater-Bi®, un aspetto che può tradursi in un prodotto più concentrato e di maggior valore per le industrie di trasformazione. Nel complesso, la qualità della resa è cresciuta del 34% nel 2021 e del 16% nel 2022 nei campi pacciamati rispetto al terreno nudo.

Più reddito per gli agricoltori

L’analisi economica finale parla chiaro: nel 2021, il margine netto per ettaro è aumentato del 40% con il film ecovio® e del 23% con Mater-Bi® rispetto al campo non pacciamato. Anche nel 2022, nonostante le condizioni climatiche più difficili, entrambi i trattamenti hanno garantito un guadagno medio superiore del 17% rispetto al controllo. La combinazione tra minori costi di diserbo e rese più elevate ha dunque più che compensato l’investimento iniziale richiesto dai teli biodegradabili.
La riduzione dei costi di diserbo e l’aumento della resa hanno quindi più che compensato l’investimento iniziale per i teli biodegradabili.

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che servono ulteriori studi per capire meglio come questi materiali si comportano nel tempo, valutando anche l’attività dei microrganismi nel suolo, le date di trapianto e l’effetto di diversi tipi e colori di film biodegradabili. In prospettiva, queste ricerche potrebbero aprire la strada a una nuova generazione di tecniche agronomiche capaci di coniugare resa, sostenibilità e tutela ambientale, contribuendo alla transizione ecologica del settore agricolo europeo.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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