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Angurie, cetrioli, zucchine, meloni, sono solo alcune delle specie orticole a ciclo primaverile-estivo più coltivate in Italia, tutte appartenenti alla famiglia botanica delle Cucurbitacee. Da Nord a Sud della Penisola, queste colture costituiscono un comparto produttivo di rilievo, diffuso su oltre 50.000 ettari tra pieno campo e coltura protetta. L’importanza di queste colture è evidente non solo dal punto di vista agronomico, ma anche economico. Proprio per questo, risulta fondamentale garantire produzioni conformi agli standard richiesti dal mercato – e in particolare dalla GDO – attraverso un’attenta gestione agronomica e fitosanitaria. Tra le avversità più rilevanti che colpiscono queste colture, un ruolo di primo piano è ricoperto dalle malattie fungine, tra cui spicca l’oidio, comunemente noto come mal bianco.
Si tratta infatti di una delle malattie più diffuse e temute nelle coltivazioni di Cucurbitacee, capace di compromettere prima di tutto la salute delle colture, con ripercussioni di entità variabile sulla loro produttività. Per questo saper riconoscere i primi sintomi, o le condizioni predisponenti al suo sviluppo può essere un buon inizio per gestire con tempestività e precisione questa malattia fungina.
Oidio delle Cucurbitacee: una malattia, 2 agenti causali
Dietro la manifestazione sintomatologica dell’oidio delle Cucurbitacee si cela l’attività di due specie fungine ben distinte ma accomunate dalla stessa modalità d’attacco: Podosphaera xanthii e Golovinomyces cichoracearum, in passato noti rispettivamente come Sphaerotheca fuliginea ed Erysiphe cichoracearum. Entrambe le specie fungine sono in grado di infettare numerose specie orticole coltivate tra cui melone, cocomero, zucchino, zucca e cetriolo, ma anche specie vegetali spontanee e/o ornamentali appartenenti ad altre famiglie botaniche come quella delle Solanaceae.
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Ciclo biologico e condizioni predisponenti
Per comprendere appieno la pericolosità di questi patogeni fungini, però, risulta fondamentale analizzarne il ciclo biologico, che spiega le dinamiche di sopravvivenza, infezione e diffusione nel tempo.
Con l’arrivo della primavera e l’aumento progressivo delle temperature, i cleistoteci – strutture sessuate formatesi durante l’autunno precedente – maturano e rilasciano le ascospore, che rappresentano la fonte primaria d’inoculo per la nuova stagione. In pieno campo, questo processo avviene generalmente nel mese di giugno, dando inizio alle infezioni primarie.
Superata questa fase iniziale, in presenza di condizioni ambientali favorevoli – temperature elevate e sufficiente umidità – i patogeni si propagano attraverso la riproduzione asessuata, producendo i conidi. Una volta prodotte, queste strutture asessuate colonizzano rapidamente i tessuti vegetali, generando le cosiddette infezioni secondarie, che alimentano l’andamento epidemico della malattia per tutta la stagione vegetativa, fino all’autunno.
P. xanthii e G. cichoracearum sono in grado di svilupparsi in un ampio intervallo termico, compreso tra 10 e 35 °C, con un optimum di crescita intorno ai 26 °C. Inoltre, a differenza di molte altre malattie fungine, l’oidio non necessita di elevate bagnature fogliari per svilupparsi: la germinazione dei conidi può avvenire anche in condizioni di bassa umidità relativa, sebbene un’umidità elevata favorisca la velocità e l’estensione del contagio. Queste caratteristiche rendono la malattia particolarmente presente nei mesi estivi, soprattutto in ambienti protetti come serre o tunnel, dove si creano facilmente condizioni termo-igrometriche ideali per lo sviluppo del patogeno. In pieno campo, invece, l’oidio tende a comparire a partire da giugno, con un picco d’incidenza tra luglio e settembre.

Sintomi e danni della malattia sulle colture
Data la capacità di questi patogeni di diffondersi rapidamente e di colpire una vasta gamma di ospiti vegetali, la loro presenza è spesso ubiquitaria e, nella fase iniziale, poco evidente, P. xanthii e G. cichoracearum, infatti, iniziano a colonizzare la vegetazione senza provocare sintomi consistenti. Tuttavia, in condizioni climatiche favorevoli e in assenza di adeguate strategie di protezione, l’infezione può evolvere rapidamente, compromettendo l’intero ciclo colturale delle piante.
La malattia si manifesta inizialmente a carico delle foglie, ma in annate particolarmente predisponenti alla sua diffusione o in assenza di una tempestiva e mirata gestione, i sintomi possono estendersi anche a fusti, piccioli e, talvolta, ai frutti. Sulle foglie, i primi sintomi sono visibili sulla pagina inferiore con la comparsa di una muffa biancastra e polverulenta che costituisce il micelio fungino. Con il progredire dell’infezione, queste colonie miceliari si estendono anche alla pagina superiore e si aggregano in ampie chiazze, ostacolando l’attività fotosintetica delle colture. Una volta infettate, le foglie iniziano progressivamente a ingiallire e disseccarsi, determinando già in questa fase un calo della capacità produttiva della pianta e un anticipo della senescenza, traducendosi in una riduzione della pezzatura e in un peggioramento della qualità commerciale dei frutti.
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Strategie di difesa contro l’oidio delle Cucurbitacee
La prevenzione e la gestione di questa malattia fungina, al pari di altre fitopatie, impone un approccio agronomico in cui le strategie tecniche prese in campo, la scelta varietale e gli eventuali trattamenti da effettuare in campo devono agire in sinergia per contenere l’infezione.
Dal punto di vista agronomico, risulta essenziale ridurre la suscettibilità delle colture adottando le giuste pratiche colturali, come l’irrigazione controllata e concimazioni equilibrate, che evitino eccessi di azoto, consente di mantenere i tessuti vegetali più consistenti e meno predisposti agli attacchi fungini. Inoltre, soprattutto nelle coltivazioni in ambiente protetto, risultano fondamentali una corretta ventilazione e il contenimento dell’umidità relativa. Sul fronte genetico, invece, bisogna considerare l’utilizzo di varietà tolleranti, questo rappresenta uno dei principali aspetti prendere in considerazione nell’ottica di prevenire l’insorgenza dell’infezione.
In alcuni contesti, però, la difesa chimica resta comunque uno strumento indispensabile, soprattutto nei momenti critici della stagione. I trattamenti con sostanze come zolfo, strobilurine o triazoli, risultano efficaci se applicati tempestivamente, cioè ai primi sintomi. In agricoltura biologica, lo zolfo continua a rappresentare il perno della strategia difensiva, spesso affiancato da prodotti corroboranti o da soluzioni microbiologiche come Bacillus subtilis o Trichoderma spp. Un aspetto cruciale nella protezione fitosanitaria è la gestione del rischio di resistenza. L’alternanza dei principi attivi, in base ai meccanismi d’azione, consente di evitare selezioni di ceppi fungini tolleranti. Affidarsi a modelli previsionali o a strumenti di supporto alle decisioni può aiutare a definire il momento ottimale per l’intervento, riducendo il numero di trattamenti e aumentando la loro efficacia.
In conclusione, la lotta all’oidio delle Cucurbitacee non deve essere affrontata solo dopo la comparsa dei sintomi, ma richiede una visione integrata dell’intero ciclo colturale. Solo attraverso la combinazione di prevenzione, monitoraggio e interventi mirati è possibile gestire efficacemente questa malattia e contenere i danni su vegetazione e frutti.
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Donato Liberto
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