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Sembrava la stagione perfetta: trapianti regolari, organizzazione efficiente, domanda industriale vivace. E invece, dietro i numeri record della campagna 2025 del pomodoro da industria al Nord Italia, conclusasi ufficialmente con l’ultima consegna in stabilimento lo scorso 11 ottobre, si nasconde un equilibrio più fragile del previsto.
Con oltre 3,1 milioni di tonnellate conferite e 45mila ettari coltivati – l’8% in più rispetto al 2024 – la filiera segna un risultato storico. Ma la resa media per ettaro si è fermata a 69,3 tonnellate, ben al di sotto della media quinquennale di 73,2 t/ha.
Un campanello d’allarme per un comparto che, nonostante la forza organizzativa, si trova oggi a fare i conti con limiti agronomici e meteorologici sempre più evidenti.
Pomodoro da industria: qualità in linea, ma piante in affanno
Sul piano qualitativo, il pomodoro del Nord 2025 si conferma di ottimo profilo, con grado Brix pari a 5, segno di buona maturazione e tenore zuccherino ideale per la trasformazione. Tuttavia, l’andamento climatico estivo, caratterizzato da temperature elevate nei mesi di giugno e inizio luglio, ha inciso sulla fioritura e sull’allegagione, riducendo la produttività. A incidere anche eventi piovosi di forte intensità, che durante la campagna di raccolta nella parte centro-orientale del bacino dell’OI, hanno determinato cali produttivi.
In molte aree dell’Emilia e della Lombardia, i tecnici raccontano di piante “stanche” già a metà ciclo, stressate da escursioni termiche e irrigazioni non sempre sufficienti a compensare la perdita di efficienza fotosintetica. Il risultato: frutti di buona qualità, ma quantità inferiori alle aspettative.

Una filiera che ha retto l’urto
Nonostante tutto, la macchina del Nord ha funzionato. Il calendario dei trapianti e delle raccolte, gestito in modo scaglionato dalle Organizzazioni di Produttori, ha infatti evitato congestioni negli stabilimenti e garantito flussi regolari di materia prima da inizio luglio fino agli inizi di ottobre. Come riporta l’OI, a fronte di una preoccupazione crescente alla fine del mese di agosto, quando la campagna 2025 sembrava tendere a un risultato decisamente insoddisfacente per le quantità raccolte, grazie alle condizioni meteoclimatiche favorevoli del mese di settembre, i volumi di consegne hanno registrato un incremento. Al punto che, nelle ultime settimane, hanno fatto raggiungere il quantitativo record mai consegnato e lavorato in precedenza nel bacino del Nord Italia.
Al termine della campagna, quindi, l’ammanco rispetto al pomodoro complessivamente contrattato è stato di circa il 13%.
Merito anche di un Contratto Quadro d’Area siglato con anticipo, prima della fine del mese di gennaio, che ha consentito a imprese agricole e industrie di programmare con maggiore precisione. “È stato un anno complesso, ma ordinato” – riconoscono gli operatori: il sistema, pur stressato, ha mostrato la sua solidità.
Ricerca, sostenibilità, competitività
Per il presidente dell’OI Pomodoro da Industria del Nord, Giuseppe Romanini, la lettura è chiara: “Anche la campagna 2025, pur ottenendo il più alto quantitativo di pomodoro complessivamente mai prodotto nel Nord Italia e un’ottima qualità della materia prima, registra insoddisfacenti rese produttive per ettaro. Ciò conferma che per affrontare le sfide poste dagli effetti del cambiamento climatico occorre dotare la nostra agricoltura di strumenti efficaci per difendere le produzioni in campo”. Da qui l’appello a un lavoro più intenso su ricerca varietale, sostenibilità della filiera e competitività, tre pilastri che dovranno guidare la prossima fase della filiera.
Il pomodoro del Nord, insomma, continua a essere un’eccellenza europea, ma la sua sostenibilità produttiva passa oggi per un equilibrio nuovo. Quello che poggia su quantità, qualità e clima.
Ilaria De Marinis
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