Innovazione varietale: la svolta delle brassicacee

Un progetto di ricerca porta nuove varietà di cavolfiore e broccolo sprouting direttamente nei campi marchigiani per migliorare resa, qualità e sostenibilità delle produzioni

da Federica Del Vecchio
innovazione varietale

Valorizzare le potenzialità economiche dei territori marchigiani attraverso una scelta varietale mirata, in grado di migliorare resa e qualità delle produzioni agricole. Questo è l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca “Valutazione di campo delle caratteristiche quali-quantitative e dell’adattabilità alle condizioni dei territori marchigiani di nuove varietà di brassicacee”. È così dunque che l’iniziativa, avviata nel 2024 e tuttora in corso, porta l’innovazione varietale direttamente nei campi degli agricoltori.

Nata da una proposta di AOP Gruppo Vi.Va., che ha raccolto le esigenze dell’OP Codma di Fano, la sperimentazione rappresenta un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra realtà locali. Le attività sul campo sono condotte dall’unità operativa “Marche Agricoltura e Pesca – AMAP”, mentre il coordinamento generale e la diffusione dei risultati sono affidati a Ri.Nova, con l’obiettivo di trasformare i dati scientifici in opportunità concrete per le aziende agricole.

Innovazione varietale: la doppia sfida sperimentale

Il cuore del progetto batte su due fronti: il consolidato cavolfiore e l’emergente broccolo sprouting. Per il cavolfiore, l’attività sperimentale ha messo a confronto cultivar già diffuse tra i soci di OP Codma con varietà di nuova introduzione o poco conosciute. Un vero e proprio “torneo” in campo per valutare differenze agronomiche e qualitative, con l’obiettivo di individuare le cultivar più promettenti. La sperimentazione, grazie a trapianti anticipati (fine luglio e primi di agosto), ha permesso di testare anche varietà a ciclo più breve, valutarne le rese, la qualità del prodotto e la capacità di adattarsi al pedoclima marchigiano.

Il broccolo sprouting, invece, rappresenta una vera e propria opportunità di diversificazione. Ancora poco diffuso in Italia e presente in quantità limitate, questa coltura si presenta come un’opzione sostenibile e versatile: si utilizzano sia i fioretti che il gambo, riducendo così gli scarti e massimizzando il valore della produzione. La sua introduzione nelle Marche potrebbe aprire nuovi mercati per le aziende locali.

Il metodo: dalla semina al voto finale

La prova sul campo è stata condotta con rigore scientifico. Sono state selezionate 15 varietà di cavolfiore bianco e 7 varietà di broccolo sprouting (a infiorescenza verde e viola), in collaborazione con le principali aziende sementiere. Dopo la semina in un vivaio locale, sono stati effettuati due trapianti a distanza di una settimana l’uno dall’altro, per creare una scalarità utile a un confronto più preciso. Per ogni varietà e per ogni trapianto sono state messe a dimora 90 piante.

Durante tutto il ciclo colturale, le piante sono state seguite con interventi di concimazione e trattamenti fitosanitari mirati, per garantirne uno sviluppo ottimale. I parametri di valutazione sono stati numerosi e specifici: data di raccolta, peso, compattezza, colore, forma. Per il cavolfiore si è considerato anche il calibro e l’eventuale presenza di malattie, mentre per il broccolo sprouting sono stati analizzati il numero e il diametro dei fioretti, la qualità del fusto e altri dettagli. Il giudizio finale su ogni varietà è stato espresso con un voto da 1 a 9 (da “pessimo” a “ottimo”), rendendo le osservazioni immediatamente comparabili.

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Fonte: © RI.NOVA Soc. Coop

I primi risultati 

Il progetto è solo al primo anno e trarre conclusioni definitive sarebbe prematuro. Tuttavia, i dati preliminari offrono già spunti interessanti. In generale, entrambe le cultivar hanno mostrato un buon adattamento all’ambiente marchigiano e una notevole tolleranza sia alle malattie che agli stress climatici. Più nel dettaglio, tra i cavolfiori, SGC2894 e Whiton si sono distinte per la produttività, mentre Esperanto ha mostrato una vigorosità notevole e un’eccellente protezione fogliare, e Cantoria si è distinta per colore, grana, forma e densità del corimbo. Per quanto riguarda il broccolo sprouting, Bob 021 e Burgundy hanno registrato le rese migliori, mentre Cabernet, Broc CLX35984 e Tyrian si sono imposte per l’alta qualità della produzione. 

La sfida del clima e la resilienza della filiera

La stagione non è stata facile: la prova sperimentale è stata segnata da un andamento climatico estremo, con forte siccità e temperature elevate durante i trapianti, seguite da un periodo di piogge intense e continue – oltre 200 mm caduti in un solo settembre – che hanno causato un blocco della crescita delle piante nelle fasi iniziali. Questa condizione ha rappresentato un vero banco di prova per la resilienza delle diverse varietà.

Nonostante le difficoltà, il progetto, che proseguirà fino a dicembre 2026, va oltre la semplice introduzione di nuove varietà. La sperimentazione raccoglie informazioni fondamentali per ottimizzare la gestione agronomica delle cultivar già consolidate e, in un’epoca in cui il clima è sempre più imprevedibile, diventa uno strumento strategico per pianificare le coltivazioni. L’obiettivo è rafforzare la filiera orticola marchigiana, rendendola più resiliente, competitiva e saldamente legata alla qualità del territorio.

Federica Del Vecchio
©fruitjournal.com

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