Anguria Reggiana IGP: eccellenza rossa dell’Emilia Romagna

Si tratta di una cultivar dal sapore dolce e dalla polpa rossa e compatta, coltivata in una zona ben delimitata della pianura reggiana

da Federica Del Vecchio
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Tra le vaste distese verdi della Bassa reggiana, nella fertile pianura a ridosso del fiume Po, cresce un frutto che incarna l’estate e la tradizione contadina emiliana: l’Anguria Reggiana. La sua polpa rosso intenso, la consistenza croccante e l’elevato grado zuccherino la rendono unica nel panorama ortofrutticolo, caratteristiche che le hanno permesso di ottenere il prestigioso marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). Questo riconoscimento certifica non solo l’eccellenza del prodotto, ma anche il suo profondo legame con il territorio d’origine. Ed è proprio il territorio a fare la differenza. L’Anguria Reggiana IGP nasce in una zona ben delimitata e particolarmente vocata, che comprende i comuni di Gualtieri, Novellara, Santa Vittoria, Poviglio, Cadelbosco di Sopra, Rio Saliceto e Ca’ de’ Frati. Qui, il clima mite, i terreni sabbiosi e ben drenati, insieme a una lunga tradizione agricola tramandata di generazione in generazione, creano le condizioni ideali per la produzione di angurie di altissima qualità.

Ma non è solo una questione di gusto: la coltura dell’anguria si integra perfettamente nei cicli agricoli locali, sostituendo colture come il pomodoro o la barbabietola da zucchero. In questo modo, contribuisce a una rotazione colturale sostenibile e funzionale, rafforzando il legame tra prodotto, territorio e ambiente.

Anguria Reggiana IGP: un frutto antico dal cuore moderno

La coltivazione dell’anguria nella provincia di Reggio Emilia vanta radici antiche e profonde. Già nel XVI secolo il frutto era apprezzato per le sue qualità organolettiche e per lungo tempo fu considerato un prodotto d’élite. Nei secoli successivi, soprattutto durante il Risorgimento, con la caduta delle barriere tra i vari stati italiani, il cocomero reggiano superò i confini locali, conquistando popolarità anche fuori regione. L’affetto popolare per questo frutto esplose nel primo Novecento. In quel periodo, soprattutto nei mesi estivi, le campagne reggiane si animavano con le famose “baracche”, semplici strutture in legno e frasche dove si poteva acquistare l’anguria appena raccolta o gustarla tagliata a fette sul posto. Un’usanza questa che contribuì a diffondere ulteriormente la sua fama.

Ma fu nel 1931 che l’Anguria Reggiana conobbe l’apice del successo, quando la Guida gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano inserì la pianura reggiana tra le terre vocate alla produzione di “angurie (cocomeri) e meloni zuccherini”. Una conferma che sottolinea una tradizione agricola secolare, che ancora oggi racconta la ricchezza e la bontà del territorio emiliano, fetta dopo fetta. Ma cosa rende l’Anguria Reggiana così speciale rispetto alle altre?

Anguria Reggiana IGP: quando la dolcezza si coltiva con precisione

È bene sottolineare che l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) dell’Anguria Reggiana riconosce tre tipologie distinte della specie botanica Citrullus lanatus: la tonda (varietà Asahi Miyako), l’ovale (Crimson) e l’allungata (Sentinel). Tre forme diverse, ma unite da caratteristiche che le rendono uniche e facilmente riconoscibili. La coltivazione inizia generalmente in inverno con la semina in serra, per poi proseguire in primavera, quando le giovani piantine vengono trapiantate in pieno campo. È però durante l’estate che l’anguria raggiunge il massimo della sua qualità, completando il processo di maturazione. Ogni dettaglio è fondamentale per ottenere un frutto eccellente, a partire dall’aspetto: una buccia liscia o leggermente rugosa, di un verde intenso attraversato da striature più chiare e solcature regolari, e una polpa dal caratteristico rosso vivo, croccante e compatta al momento della piena maturazione. Il tratto distintivo? L’elevato tenore zuccherino: almeno 11 °Brix per la varietà tonda, e non meno di 12 °Brix per le varietà ovale e allungata.

A sottolineare il forte legame con la tradizione agricola emiliana è la raccolta, che avviene esclusivamente a mano con la tecnica dello “stacco”, soltanto quando il frutto ha raggiunto la maturazione ottimale. Anche le dimensioni sono significative: dai 5 ai 12 chili per la tonda, dai 7 ai 16 chili per l’ovale, fino a 20 chili per la forma allungata. Ma l’Anguria Reggiana IGP non è solo gusto: è anche un prezioso alleato per la salute, capace di contribuire al controllo del colesterolo, alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e a sostenere chi combatte l’ipertensione.

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Anguria Reggiana IGP Fonte: Regione Emilia-Romagna

Un simbolo della terra reggiana

La tutela dell’Anguria Reggiana ha raggiunto un traguardo significativo nel novembre 2016, quando il frutto ha ottenuto la prestigiosa certificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta). Questo riconoscimento è il frutto dell’impegno condiviso delle aziende agricole locali, riunite nell’Associazione Produttori Anguria Reggiana (APAR), fondata nel 2009 con l’obiettivo di valorizzare e promuovere questa eccellenza del territorio reggiano. Oggi, sono quattordici le aziende agricole che coltivano con passione e attenzione l’Anguria Reggiana IGP, formando un gruppo coeso e determinato a preservarne la qualità. L’obiettivo comune è chiaro: rispettare i rigorosi standard qualitativi per proteggere la reputazione e la tradizione di un prodotto che non è solo un’eccellenza gastronomica, ma anche un simbolo forte dell’identità e della storia agricola di Reggio Emilia.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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