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Resistente alla siccità e capace di adattarsi facilmente a diversi tipi di terreno, il mandorlo è una pianta relativamente semplice da coltivare, ma non priva di esigenze specifiche. Per garantire rese ottimali, infatti, è fondamentale rispettare determinati requisiti termici. In Italia, il clima mediterraneo si conferma l’ambiente ideale per la sua crescita, consolidando il Paese come uno dei principali protagonisti nella produzione di mandorle. I dati Istat relativi al 2024 lo confermano: la superficie coltivata a mandorlo supera i 50 mila ettari, con una produzione annua che ha superato le 700 mila tonnellate. Un risultato frutto di una serie di elementi, tra cui senza dubbio rientrano anche le condizioni climatiche, cruciali per il successo di questa coltura nel territorio italiano. Ma quali sono i parametri ottimali per il mandorlo?
Il mandorlo: condizioni ideali per la coltivazione
Pur prediligendo climi caldi e secchi, la coltivazione del mandorlo necessita anche di un periodo di esposizione al freddo. Questo processo, noto come vernalizzazione, è essenziale per rompere la dormienza delle gemme e favorire una fioritura uniforme e ottimale. Le esigenze di ore in freddo del mandorlo variano a seconda della varietà con un fabbisogno medio che varia dalle 250-350 ore a temperature inferiori ai 7 °C fino a 500 ore. Proprio per questo, le zone collinari di bassa e media altitudine sono particolarmente adatte alla coltivazione, favorite anche dalla buona aerazione e dal ridotto rischio di gelate.
Tuttavia, la fioritura precoce espone il mandorlo a diversi rischi climatici, in particolare gelate tardive, che possono danneggiare gravemente i fiori, specialmente nelle regioni settentrionali. Temperature inferiori a -4 °C durante la fioritura rappresentano una minaccia concreta alla produzione. Analogamente, il vento – se troppo intenso – può ostacolare l’azione degli insetti impollinatori, riducendo la fecondazione. Ragion per cui, in queste aree, l’adozione di barriere frangivento si rivela una strategia utile per proteggere le colture.
Sul fronte del suolo, il mandorlo predilige terreni soffici, di medio impasto e con una discreta fertilità. Un buon drenaggio è essenziale, così come un pH del terreno compreso tra 7.0 e 8.4. Inoltre, è importante che il suolo contenga una quantità di calcare attivo tra il 7 e il 10% e che la salinità non superi i 3 µS/cm, per evitare compromissioni nella crescita e nella produttività della pianta. Attenzione va riposta anche all’eccessiva umidità che può infatti rappresentare un rischio per lo sviluppo della pianta, compromettendone crescita e produttività.
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Cambiamenti climatici e sfide per il comparto mandorlicolo
Complici gli effetti dei cambiamenti climatici, negli ultimi anni l’aumento delle temperature invernali ha reso più difficile soddisfare il fabbisogno in freddo necessario alla coltivazione delle mandorle. Inoltre, la prolungata siccità in areali vocati come quelli pugliesi e siciliani ha compromesso la formazione delle gemme a fiore, incidendo negativamente sulla resa.
Per affrontare queste sfide, gli esperti suggeriscono un monitoraggio costante delle condizioni pedoclimatiche, al fine di adottare strategie più mirate e efficaci. Tra queste, la selezione di varietà che rispondano a determinati requisiti termici e l’adozione di adeguate tecniche di gestione del suolo. Il tutto, sempre avvalendosi degli sviluppi offerti dalla ricerca.
A tal proposito, recentemente l’Università argentina INTA Catamarca in collaborazione con l’Università di Washington, ha condotto uno studio sulle variazioni di temperatura per determinare i requisiti termici necessari alla germinazione e alla fioritura di otto cultivar di mandorlo. L’obiettivo è poter guidare i produttori nella scelta delle varietà più adatte, nonché adattare le tecniche di gestione e l’utilizzo di prodotti specifici quando le condizioni di freddo non soddisfano le esigenze della coltura, garantendo così una produzione ottimale.
Sebbene condotta su varietà non presenti in Italia, questa ricerca – così come i tanti studi in corso – potrebbe aprire nuovi scenari per la selezione di cultivar adatte a diverse condizioni climatiche. Il monitoraggio costante, unito alle novità proposte dal mondo della ricerca, può fare la differenza, aprendo a soluzioni innovative e favorendo l’adozione di strategie volte a ottimizzare la produzione e valorizzare un comparto centrale per il territorio come la mandorlicoltura made in Italy.
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Federica Del Vecchio
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